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“China Doll - sotto scacco”: essere (ap)pagati da un nuovo «pretesto»

Il giornalista francese Roger Vailland, nel suo approccio tanto sincero quanto crudo alla vita, disse un giorno «esistono molte cose più importanti del denaro. Il male è che serve molto denaro per acquistarle». Ma bisogna veramente disilludersi a tal punto da credere che gli unici valori possibili si annoverino nei conti di banche svizzere? E che veramente l'unico paradiso a cui si ambisca sia quello fiscale? In un mondo come quello di Mickey Ross non sembra esserci nessuna idea di salvezza eterna finché c'è un “Dio - Denaro” con cui negoziare un vero e proprio atto di fede alla vita.
Eros Pagni è il protagonista che recita, come in un trasparente canovaccio, la parte dell'insensibile e arrogante miliardario che David Mamet, in “China Doll”, scrive per Al Pacino . Il direttore del Teatro Stabile d'Abruzzo Alessandro D'Alatri firma la regia della commedia in due atti del celebre drammaturgo statunitense; l'opera rientra nella trilogia dedicata, dall'Eliseo di Roma, all'autore teatrale che Luca Barbareschi fece conoscere all'Italia già dagli anni Ottanta.
“China Doll - sotto scacco” porta con sé, nel sottosuolo di una complicata e contorta vicenda narrata, il sapore aspro e amaro delle ciniche ideologie legate a certi uomini di potere. L'autorità, il comando e il bisogno di controllo sono le caratteristiche di questi uomini in giacca e cravatta che gestiscono l'impero di sabbia costruito sulla base di menzogne e false verità. Basta un nulla a perdere la rotta, a invertire il senso di marcia in maniera irreversibile. E dal nulla al nulla ritornano quegli affaristi che fanno affari anche con i sentimenti, credendo di avere il diritto a comprare l'inammissibile, come il sentimento di una donna. Questa nuova produzione del TSA, ci mette davanti ad un testo denso di significati che non vengono mai veramente palesati nella forma di una lezione morale.
Sul palcoscenico romano il Pagni interpreta un uomo che dopo anni di investimenti e guadagni, decide di dedicarsi alla relazione con la giovane fidanzata. Anziché offrirle come pegno d'amore un diamante, Mr Ross dedide di regalare alla futura sposa un aeroplano, quel «semplice gingillo» che porterà ad un totale capovolgimento degli eventi. Il giovane Carson, Roberto Caccioppoli, è un assistente che sbriga le faccende di un capo severo e arrivista; con quell'aria da “primo della classe”, esalta e loda le imprese dell'uomo che incarna insieme l'esempio e la causa del suo stesso declino. Tutto è in ordine in quella sala dove le poltrone di pelle e le bottiglie di whisky sono allineate in maniera morbosa: niente è lì per caso e tutto sembra parte di uno stesso dipinto.
Due atti per due personaggi che comunicano, attraverso due telefoni, con il mondo esterno. L'intera opera è costruita su delle conversazioni telefoniche di cui il Pagni, soprattutto, si fa portavoce.
La cornetta è po' come il testimone di una staffetta lasciata in dei punti strategici del palco, ad uso e funzione dell'altro, unico attore. Non vediamo mai tutte quelle persone a cui Mr Ross si rivolge: i soggetti che determinano l' origine - ma soprattutto gli effetti - dei fatti, stanno sempre dall'altra parte di questo ricevitore che insieme è oggetto e “personaggio” necessario all'evolversi della vicenda.
È solo attraverso questi dialoghi che, non solo si ricostruisce una storia col suo “non-happy-ending”, ma si delineano i profili psicologici di due maschere: da una parte il senso di dominio, dall'altra la vulnerabilità di chi obbedisce agli ordini, le sue infinite fragilità.
La recitazione dei due attori è infallibile, inattaccabile: con estrema naturalezza, Eros Pagni fa diventare autentico - e non solo credibile - anche quello che non si vede; “colora”, di gesti propri, la drammaturgia con quel togliersi per poi rimettersi gli occhiali, con quelle camminate un po' fiacche e quel modo, così accurato, di sedersi accavallando le gambe. Molto abile anche il giovane Caccioppoli nel suo ruolo di “secondo attore”, mediatore tra il protagonista e il mondo esterno: il personaggio Carson riesce ad esistere, avere una propria presenza anche quando l'attenzione si concentra tutta su Mr Ross. La regia esalta l'opera, si mette letteralmente al suo servizio: è come se volesse accompagnare il testo, e con lui l'autore, senza mai rubargli la scena.
Uno spettacolo di elevata qualità, di attenzione e cura per il dettaglio ma essenziale. “China Doll” è una storia che sembra volerci mettere in guardia, come se non esistesse un vero interesse per gli altri che non sia stimabile nell'unica unità di misura possibile: il denaro. Ma veramente non esiste nessuno di cui ci si possa fidare? «Bisogna per forza fidarsi di qualcuno, Carson. Le persone, fondamentalmente, sono buone... a parte qualcuno».

Laura Sciortino 07/04/2016

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