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Canzoni in forma di nuvole: cento storie per Sergio Endrigo di e con Gianni De Feo

Esistono delle canzoni che restano nella memoria per anni e cantautori che rappresentano la storia musicale e culturale del nostro Paese. Alcuni di loro ci hanno lasciato immagini che restano indelebili nella nostra memoria, e che ancora oggi risvegliano l’emozione di quando li abbiamo incontrati la prima volta. La storia di Sergio Endrigo è quella di un colto e raffinato “chansonnier” che appartiene alla generazione più interessante e significativa della musica leggera italiana. Gli anni ’60: Umberto Bindi, Gino Paoli, Luigi Tenco, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Bruno Lauzi. Il cantautore di Pola, oltre ad essere stato una voce sensibile e toccante, aveva collaborato con grandi intellettuali e artisti del suo tempo, da Italo Calvino a Giuseppe Ungaretti, da Pier Paolo Pasolini, a Vinicius de Moraes, fino a Rafael Alberti e Gianni Rodari. Un cantautore impegnato, un poeta della canzone, delicato interprete dei sentimenti più profondi dell’animo umano. Una personalità malinconica, così come molti lo definivano, ma probabilmente soltanto estraneo a un tempo che corrompe, che consuma e non lascia spazio alla libera creazione, alla fantasia. Sergio Endrigo era un artista schivo e forse per questo poi dimenticato. Un pensatore romantico, nel senso più autentico e puro del termine, di quel romanticismo elegante, che non viene scalfito dal tempo e di cui oggi si sente un forte bisogno.
Il recital di Gianni De Feo “Canzoni in forma di nuvole. Cento storie per Sergio Endrigo” ripercorre i suoi brani d’amore, di promesse, di tradimenti, di attese. Le storie del cantautore istriano vengono rivissute attraverso il fil rouge della teatralizzazione della canzone, che consegna al pubblico un’emozione semplice, vera. Il Teatro Lo Spazio di Roma, ospita lo spettacolo fino al 13 marzo e fa da cornice al momento del ricordo. In una sorta di flusso di coscienza ininterrotto, di riflessioni fluide cantate e recitate, il narratore, l’attore, il protagonista della scena, Gianni De Feo, disegna sul palco girotondi immaginari e si avvolge su se stesso in una danza delle parole. Si abbandona alla musica del pianista Giovanni Monti (creatore degli arrangiamenti ed esecutore delle musiche originali), e alterna alle canzoni brani scritti da Ennio Speranza. In un percorso tra musica, gesto e parola l’attore crea una dimensione quasi favolistica, a tratti clownesca, in un confronto serrato tra parola e musica che sembrano rincorrersi per trovare l’attimo di pura perfezione.
Da “La casa”, a “Via Broletto 34”, a “Elisa Elisa”, fino al grande successo “Io che amo solo te”, Gianni De Feo ricorda Sergio Endrigo, esaltando la sostanza della sua musica, attraversando piccoli frammenti di storie, di quesiti esistenziali, di riflessioni sulla semplicità, sulla naturalezza della vita. L’attore restituisce un’immagine attendibile e suggestiva del cantautore, anche grazie all’accompagnamento musicale di Giovanni Monti che lo sostiene sempre e talvolta lo insegue con movimenti musicali concitati o al contrario distesi, pacati. Gianni De Feo riesce, dunque, con grande attenzione e cura, a farsi interprete delle parole e dei significati profondi della musica di Endrigo, grazie ad una voce plasmabile, potente ed esile al contempo. La capacità di cambiare rapidamente registro, timbro vocale o anche atmosfera è un’attitudine artistica di una personalità camaleontica, come quella di De Feo, che con grande espressività e una mimica straordinaria ci porta, alla fine, per un breve momento, nella Parigi di Jacques Brel, Il viaggio musicale diventa più intenso e la sua voce più graffiante.
Nell’alternarsi di segnali di luce sul fondo blu scuro la performance non tradisce il sentimento autentico che ancora vive nella musica del cantautore italiano. Attraverso la canzone interpretiamo il testo e, nel disordinato vagare dell’attore sul palco, entriamo anche noi spettatori nel mondo delle idee, della purezza dello spirito, dell’amore pensato, nostalgico, della sofferta malinconia e della naturalezza espressiva che hanno contraddistinto il poeta della canzone italiana, Sergio Endrigo.

Serena Antinucci 13/03/2016

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