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Il racconto lirico e grottesco di un’amicizia (a dieci anni): Best Friend al teatro Argot di Roma

Manuela Giusto

È andato in scena dal 22 al 27 gennaio al teatro Argot di Roma il testo del giovane palermitano Giuseppe Tantillo, "Best Friend"; Tantillo, qui anche interprete in scena, sta collezionando riconoscimenti sia a teatro che sul grande schermo ed è stato selezionato dal direttore Antonio Latella per Biennale College Teatro Autori under 40. "Best Friend" è la storia dell'amicizia di due ragazzini di dieci anni, lunga tre stagioni, autunno, inverno e primavera - rese da Antonio Panzuto con delicati e ben riusciti cambi di colore sullo sfondo - e ambientata in una scena astratta, occupata esclusivamente dai gradini, che si compongono e ricompongono a creare mondi ideali.

Davi (Francesco Brandi) e Cris (Giuseppe Tantillo) sono i protagonisti di un racconto recitato in punta di piedi, a tratti esuberante e nostalgico. Lo spettacolo racconta la loro amicizia, ma lo fa indagando, sul filo della poesia e del surreale, i temi della vita: l’amore, il sesso, la malattia, la morte, la separazione, al loro stato embrionale. È possibile innamorarsi della stessa ragazza e provare a condividerla nel tempo di una ricreazione, guarire da malattie incurabili; partire per la Scandinavia è questione di poco, ma saltare un giorno di scuola fa paura; il bacio di una ragazza è un gesto impudente, ma la masturbazione -collettiva- un atto naturale. foto Oltre a questa prima forma di scoperta sessuale, il regista individua nell’arco di poco più di un’ora anche altri momenti di rito, resi grotteschi dai dialoghi dei due protagonisti: il patto di sangue, lo scambio della saliva, la promessa di amicizia eterna, sancita dallo scambio di un indumento. Nel corso di questi riti emerge un rapporto profondo, ma impari: Cris è alto, spavaldo come può esserlo un ragazzino, è lui a decidere di partire, lui a decidere di rimanere. Davi gli concede di corteggiare la sua Linda, lo incoraggia, si ammala di un’immaginaria malattia per essere come l’amico, e guarisce al suo guarire. È Cris a proporre di fumare per la prima volta, lui a scegliere le regole del gioco. Sarà però Davi, alla fine, ad andare via, ad abbandonarlo.

Essenziale la scelta del linguaggio, per dar corpo ai dialoghi, mai scontati né banali: Tantillo sceglie di non usare una lingua infantile, né di optare per uno stile medio, ma osa, e vince, puntando su frasi complesse, abbondanti congiuntivi, riflessioni irreali, modi di dire e luoghi comuni che si trovano in bocca agli adulti, mantenendo sempre vivo il carattere infantile, i modi goffi, i bronci, i ciondolamenti sbruffoni, l’assenza di una consapevole malizia. Il “vibrante e disarmato lirismo della sua clownerie grottesca e surreale”, che è valso a questa opera la Menzione Speciale al 52esimo Premio Riccione Teatro 2013, emerge con naturale facilità. La scelta di far assomigliare i due protagonisti a due ragazzini degli anni ‘90 - gli stessi anni in cui lo sono stati i due interpreti - permette ai due attori di risultare più credibili e al pubblico di specchiarsi solo in due ragazzini, piuttosto che in due giovani adolescenti di oggi, troppo vicini e connotati.

Laura Caccavale 27/01/2019

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