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Ascanio Celestini e i Dialoghi: Ballata dei senzatetto. Ogni sera una storia diversa

Con un racconto dedicato a mendicanti, nomadi e vagabondi a cui è stata negata ogni forma di convivenza, Ascanio Celestini chiude la terza giornata della X edizione dei Dialoghi sull’uomo 2019. Il tema scelto per il decennale del Festival di Antropologia del Contemporaneo, promosso dal Comune di Pistoia, dalla Fondazione CR di Pistoia e Pescia e diretto da Giulia Cogoli, è appunto il mestiere di con-vivere, di intrecciare vite, storie e destini. Con-vivere significa appunto “vivere con”, abitare insieme, fare vita comune nello stesso luogo. Con-vivere è anche un “mestiere”, nel senso che la società in cui si vive è un luogo di costruzione. È in questo contesto che si apre Ballata dei senza tetto. Ogni sera una storia diversa. Con la sua capacità di narrare attraverso la cronaca stereotipi dell’immaginario collettivo e intrecciando improvvisazioni e brani dei suoi spettacoli, Celestini raccoglie storie di persone e di luoghi, storie di tutti i giorni che accadono per strada e di cui giornali e tv non fanno notizia. Lo fa stando in piedi davanti a un leggìo, recitando un monologo-ballata, accompagnato da Gianluca Casadei (fisarmonica, tastiere e live electronics), quasi da talk show televisivo. Il palco diventa così il luogo della rappresentazione in cui coesistono teatro, musica e canto. Ballata dei senzatetto racconta della barbona italiana che non chiede l’elemosina e vive dentro una casa di plastica, del barbone africano che dorme vicino ai cassonetti dell’immondizia, per terra, e si lava alla fontanella. Poi della cassiera del supermercato di Pueblo (2017) o della vecchia di Laika (2015) che va a farci la spesa insieme alla prostituta e alla donna con la testa impicciata dall’Alzheimer. Poi della “signora delle slot”, una prostituta rumena che ha aperto un bar con le slot machine e del magazziniere italiano che parla sempre del figlio morto e odia lo zingaro. I personaggi di questo teatro di narrazione si muovono avanti e indietro, qua e là, raminghi intorno a un unico ambiente: una piccola periferia grande due parcheggi, il parcheggio del supermercato e il parcheggio del magazzino. In questa periferia è pieno di fantasmi che diventano persone in carne e ossa solamente quando finiscono sul giornale. «Una prostituta se non viene ammazzata è un fantasma. Un negro se non spara o non viene “sparato”, quel negro è un fantasma. Un barbone se non muore congelato o non viene ammazzato da un fascista, quel barbone è un fantasma». L’attore-autore parla il linguaggio popolare che imita chi ce l’ha con i barboni, i neri, le prostitute e gli zingari, con il quale lo spettatore si riconosce. La Ballata di Celestini mette in scena un racconto costruito su un meccanismo di imitazione e sul senso diffuso di paranoia razzista e di luoghi comuni, con i quali è in polemica, per restituire l’immagine di uomini a questi fantasmi.

Elvia Lepore, 29.05.2019

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