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Anna Bonaiuto al Teatro Vittoria ne "La Divina Sarah"

Al Teatro Vittoria di Roma va in scena “La Divina Sarah”, un omaggio alla celebre Sarah Bernhardt diretto da Marco Carniti a partire dal testo “Memoir” di John Murrel. Sul palco Anna Bonaiuto nel ruolo della protagonista e il rosa antico, colore della memoria. Come ne “I preludi colorati”, piccole composizioni per giovani pianisti firmate Remo Vinciguerra, il ricordo della grande attrice prende la forma labile della musica. Il suono della voce risalta nel silenzio mentre un pianeta illumina la scena e la tinge di colori tenui che rimandano all’infanzia, alla giovinezza, alle emozioni più intime, agli odori più antichi e personali. AnnaBonaiutoeGianluigiFogacci2

È la seduta psicanalitica in cui ognuno, alla resa dei conti, assume il duplice ruolo di paziente e dottore. Al crepuscolo della vita, Sarah Bernhardt come Re Lear guarda in faccia il vuoto avvenire e si lascia alle spalle un mare in tempesta; riflette sul senso della vecchiaia e su tutta sé stessa. È un momento in cui si concede tempo e spazio a quella segreta introspezione che nella frenesia vitale non trova una propria dimensione che la salvaguardi dall’essere eterea. L’andamento narrativo prosegue attraverso un progressivo riordino. La scenografia di Francesco Scandale è funzionale alla drammaturgia. Nel primo atto una linea immaginaria divide lo spazio scenico tra ordine e disordine: la parte sinistra rappresenta l’esteriorità di Sarah, una donna anziana ma elegante, autoritaria, decisa; a destra la memoria trova dimora e deriva attraverso i simboli del grammofono e di faldoni di carte disordinate. Anche le logge sullo sfondo, se a sinistra sono ben allineate, a destra sono posizionate asimmetricamente. La Bonaiuto è supportata da un eclettico Gianluigi Fogacci, non solo maggiordomo ma personalità camaleontica che, tra risata e serietà, assume il colore di ogni personaggio che la mente di Sarah rievoca: la madre, l’amante, il produttore, l’amico. È un trasformista al servizio dei ricordi. “La Divina Sarah” esalta l’importanza della memoria sia per la storia comunitaria che per l’emozione personale. Diari e biografie sono fonti preziose per studiare e conoscere nel profondo i grandi personaggi della storia dello spettacolo, per conferire loro uno spessore al di là del volto esteriore che giornalmente costruiscono allo specchio. Tra vita e palcoscenico, il retropalco delle dive è amaro e miseramente umano: «Quel capriccio inappagato le guastava il trionfo della sera prima. Possibile che, tra tutti gli uomini che l’avevano acclamata, non ce ne fosse uno che le portasse quindici luigi? Poi non si potevano accettare dei soldi così. Mio Dio! com’era sfortunata!». È quel che accade anche alla giovane Nanà di Émile Zola, in teatro dea, fuori da esso prostituta, povera, infelice. Carniti sceglie di raccontare La Divina Sarah non attraverso i successi ma esplorando l’umanità, il temperamento e l’anima del personaggio.

L’attrice tende lo sguardo verso il viale del tramonto ma insegna che il sole non scompare, se non dal nostro punto di vista. E la luna, nella notte della vita, può apparire più luminosa del sole, amichevole, rivale, ospite: conviene farsi belle e prepararsi ad accoglierla. Dopo aver giocato con la morte dormendo in una bara, dopo essere deceduta così spesso in scena e con tale successo, la vecchia stella contempla la fine e condivide la propria malinconia con un rassicurante Oscar Wilde seduto in riva al mare. L’epilogo vede Sarah allontanarsi verso l’orizzonte con il sorriso di chi sente di avere sempre quindici anni e con le parole di Wilde che riecheggiano lontano: «tu non morirai mai».

Benedetta Colasanti 09/04/2018

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