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Amleto come specchio della contemporaneità: l'influenza del personaggio sulle arti

Amleto come specchio della contemporaneità: quanto il celebre personaggio della tragedia shakespeariana ha influenzato non solo il teatro nel corso dei secoli ma anche il cinema, la danza, le arti figurative.

“Amleto”, attore e ballerino fino ai confini del mondo.

Nella fiorente stagione teatrale elisabettiana era particolarmente gradita dal pubblico la “tragedia di vendetta”. L’“Amleto” di Shakespeare, nonostante ne tragga spunto, si allontana da quel genere teatrale innovando il concetto di vendetta: il Bardo, infatti, sposta il focus dall'azione al percorso interiore che conduce all'attuazione della vendetta stessa. A lungo, il principio “occhio per occhio, dente per dente” è stato un dovere che spettava ai parenti prossimi dell'ucciso e in particolare al figlio maggiore. Amleto però è diverso, è tormentato dal dubbio sulla verità che gli provoca un enorme conflitto interiore. Emerge l'essere umano che, oltre ad essere uomo di spada, è anche un intellettuale dotato di alti valori spirituali. "Amleto" ha visto trasposizioni cinematografiche e adattamenti letterari ma resta un’opera e un personaggio teatrale per eccellenza, sempre al centro delle stagioni teatrali italiane. download.jpeg
Molti gli artisti che hanno scelto di cimentarsi in quest'opera così complessa e ricca di significati; ne ricordiamo alcuni in questo nostro lavoro sul personaggio Amleto.
Carmelo Bene affermava "L'Amleto sarà l'accompagnamento funebre di tutta la mia vita". Nell’arco di circa un trentennio lo riprenderà a trecentosessanta gradi con cinque versioni teatrali e altre opere, arrivando ad essere definito "Amleto del Novecento". Già dalla sua prima trasposizione si occupò personalmente della traduzione, avviando un processo di decostruzione e riscrittura dell'opera, mescolando accuratamente l'originale con l'opera del poeta Lafourge, in cui mancano Orazio e Polonio e compaiono nuovi personaggi come Kate e William. Il significato dell'opera sarà completamente stravolto.
Per il tandem Squarzina-Gassman l'Amleto del 1952 sarà il punto di arrivo della loro compagnia, la quale portò in scena l'intero capolavoro shakespeariano. Gassman mise a servizio del pubblico tutto il sentimento e la complessità del personaggio, tanto che lo spettacolo entrerà nella leggenda del teatro italiano, supportato dalla regia di Luigi Squarzina.
Ricordiamo anche la versione originale di Carla Fracci, "Amleto principe del sogno", andata in scena al Teatro Nazionale nel 2002, e ispiratasi allo scritto di Jules Laforgue. Le caratteristiche del protagonista sono le visioni oniriche che gli permettono, attraverso il sonno e il sogno, di essere e non essere. La storia si svolge a Newrussianhamlet.jpg York alla fine degli anni '60, dove una famosa attrice si troverà a dare una sua interpretazione di Hamlet. Con la complicità di un pò di alcol e della notte, la protagonista inizia a sognare (da qui il titolo "Amleto principe del sogno") e a dare vita all'opera, sulle musiche di Dmitrij Sostakovic, eseguite dal vivo dall'ensemble 'Voces Intimae', ed accompagnata dal corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma. Fracci, unica donna in scena, è Amleto, con un cast di ballerini interamente al maschile, rispettando la tradizione del teatro elisabettiano in cui anche i ruoli femminili erano interpretati da uomini. Anche questo un grande successo, a riprova del fatto che Shakespeare è sempre attuale a tutte le latitudini.
L’opera del Bardo è stata fatta propria anche da altri popoli che l’hanno riletta come allegoria di un capitolo della propria storia ed è stata declinata secondo altri linguaggi. Uno di questi è la danza, così universale da non aver bisogno di traduzione.
Al di là degli Urali la tragedia shakespeariana è servita come allegoria per raccontare la lotta per il potere di Paolo I contro la madre Caterina la Grande, zarina di tutte le Russie. “Russian Hamlet” (2001) del coreografo Boris Eifman è una pièce di balletto messa in scena dall’Alexandrinsky Imperiale Ballet Theater che, nel raccontare come il potere piega la psiche degli individui, destò scalpore e fu definita dalla critica “eccessiva, senza vergogna, emotivamente aggressiva e selvaggiamente sensuale”. A proposito di psiche, chi non si è mai chiesto se il tormentato principe non fosse afflitto da qualche patologia o sindrome? Nel mondo arabo lo hanno fatto. L’“Amleto” (2016) del coreografo egiziano Monadel Antar è infatti affetto dal disturbo di personalità multipla. La realizzazione concreta di questa chiave di lettura è consistita nel fare interpretare l’Amleto ‘filosofo’, maturo ma inetto, da un attore adulto mentre quello emotivo guidato dalla sete di vendetta da un 14enne. La coppia di ‘Amleti’ si è destreggiata in una produzione che unisce lavoro sulla danza e lavoro sul testo nato da un pastiche tra l’originale e una delle tante traduzioni del mondo arabo, “Pensieri folli dal diario di Amleto”. Grazie alla danza Shakespeare è riuscito ad arrivare oltre persino la Grande Muraglia. Da almeno tre stagioni la compagnia Bejiing Dance Theater porta in giro per il mondo una rappresentazione cupa ed elettr(on)icamente drammatica in cui la lotta tra il bene e il male si fa sangue e spirito, una tragedia in cui il Principe trascende definitivamente da anima tormentata a creatura torturata.

Silvia Cannistrà, Lorenzo Cipolla

Amleto al cinema: i dubbi e i fantasmi della quarantena

Rimanere rinchiusi in casa senza nemmeno avere la possibilità di vedere, fuori, se il cielo di carta stia per avere uno strappo o meno. Restare isolati nella propria stanza con i propri dubbi, i propri libri, le proprie insoddisfazioni. Oggi più che mai siamo tutti un po’ Amleto, il principe danese nato dal genio del drammaturgo William Shakespeare, tragedia teatrale che, come un virus, ha contagiato tutte le arti per secoli. Un Amleto, bloccato nei teatri chiusi, che oggi può rientrare nelle nostre case attraverso lo schermo. Per esempio attraverso una piattaforma video streaming, Disney +. Sì, perché il piccolo Simba de il Re Leone è una versione zoomorfa dell’eroe tragico Amleto, un leoncino che ritorna per rivendicare il trono di re a discapito di Scar, lo zio: fratello e assassino del padre Mufasa. I riferimenti alla tragedia di Shakespeare sono tanti: dalla comparsa del fantasma del padre leone, sotto forma di nuvola, al dubbio lacerante dell’azione che Simba non sa se sospendere, per rimanere nella spensieratezza dell’Hakuna Matata, o applicare, al fine di ottenere le responsabilità di sovranità sul regno. Nella versione italiana, del cartone animato, possiamo anche apprezzare la presenza della voce, quella di Mufasa, di Vittorio Gassman, grande interprete dell’Amleto italiano, versione cinematografica del 1955, per la regia di Claudio Fino. Fanny e Alexander.jpg
Per chi non amasse i lungometraggi di animazione, invece, può sempre godere dell’integralità della trasposizione dell’opera nei film di Laurence Olivier, Hamlet del 1948, e di Kenneth Branagh, Hamlet del 1996. Fino ad arrivare alla trasposizione in chiave moderna dell’Hamlet 2000 di Michael Almereyda, ambientato nel XX secolo, ma con i dialoghi originali della tragedia.
Un personaggio teatrale che ha influenzato fortemente anche l’opera di grandi registi internazionali. Per esempio in Fanny & Alexander del 1982 di Ingmar Bergman, un film esplicitamente meta-teatrale, incentrato sull’arte della messinscena, tant’è che la sequenza iniziale ritrae il piccolo protagonista che gioca con un finto teatrino delle marionette. Nel corso della pellicola si incontrano alcune rappresentazioni teatrali: oltre alla recita natalizia della nascita di Cristo, ancora più importante per la sua valenza drammatica, sarà quella delle prove dell’Amleto, dove Oscar (papà di Fanny e Alexander) avrà un malore nell’interpretare lo spettro del Re Amleto (padre del principe) e morirà proprio nella sequenza successiva alla messinscena della tragedia shakesperiana. Il tema del fantasma è utilizzato da Bergman con diverse accezioni: come Amleto, il piccolo Alexander perde il padre (anche se questi non viene assassinato) per cui la madre si sposerà con il vescovo Vergérius, un uomo autoritario che ricorda lo zio Claudio di Amleto. Da quel momento i due fratellini vivranno in una casa simile a una prigione, con finestre sbarrate e una rigida educazione. Questo spazio claustrofobico rappresenta anche la situazione mentale del piccolo protagonista. Il richiamo ad Amleto, oltre che esplicitato nella sequenza della rappresentazione teatrale, si scorge altresì nelle proiezioni fantasmatiche con cui la figura di Jacobi (personaggio enigmatico, forse un mago o un illusionista, di cui non sono chiare le fattezze) aiuterà i piccoli trasferendoli magicamente altrove. Bergman, con il suo film più autobiografico e un linguaggio metacinematografico sembra rappresentare perfettamente per immagini il dilemmre leone 2.jpga amletico dell’«essere o non essere» di volta in volta declinato sotto forma di fantasmi, rappresentazioni teatrali, spazi e scenografie che si (con)fondono.
Anche Akira Kurosawa in più film si è rifatto esplicitamente a opere shakespeariane. Nonostante I cattivi dormono in pace (1960) non citi dichiaratamente Amleto, lo rievoca in più momenti. La pellicola, infatti, denuncia la Tokyo corrotta di quegli anni: il protagonista Nishi, proprio come Amleto, dopo la morte del padre, si cimenta in un percorso mosso dalla vendetta/ricerca ossessiva della verità all’interno di un sistema politico avido di potere che non si fa scrupoli a sporcarsi le mani di sangue.
Un altro riferimento cinematografico interessante, invece, si può trovare nella commedia datata 1942, diretta da Ernst Lubitsch, To be or not to be: Vogliamo vivere nella versione italiana, desiderio attuale fortissimo di tutti in questo preciso momento storico. Il dramma di Amleto si inserisce sullo sfondo della seconda guerra mondiale, dell’invasione nazista in Polonia, ma vi entra in una veste comica. L’attore di una compagnia polacca, mentre recita l’inizio del celeberrimo monologo del principe danese, assiste allo spostamento del presunto amante di sua moglie, anch’essa attrice, per via di quel “to be or not to be” che funge da parola d’ordine per lasciare passare. Dal dubbio dell’azione al dubbio del tradimento. E il dubbio, amletico, oggi, rimane quello su ciò che sarà domani. Un domani che cerchiamo di ingannare con un po’ di cinema.

Giuseppe Cambria, Martina Cancellieri

Dalla musica all’arte: l’eterno ritorno di Amleto.

Le arti si contaminano tra loro: la letteratura con il teatro, il teatro con la danza, o con la musica e via dicendo. Le opere consacrano i personaggi, rendendo anch’essi immortali. È il caso di Amleto, una figura che non ha finito di stupire e influenzare contenuti artistici dopo ben oltre quattrocento anni.
Oltre alla più nota rappresentazione shakespeariana, in molti, anche recentemente, lo hanno adottato come oggetto della loro arte: forse per la sua attualità, o, forse, perché è molto facile rispecchiarsi in lui. È il caso di Sergio Cammariere, che nel 2012 ha pubblicato “Il principe Amleto”, una canzone tratta dal suo album “Sergio Cammariere”: “Discese il gelo con gli amici di un tempo e l "essere o non essere" fu tormento, il dubbio attento che risposte non ha”. Un personaggio controcorrente, di cui il cantautore si era completamente innamorato e che ha voluto inserire in un sound folcloristico, che richiama molto lo stile di De Andrè. amleto3.jpg
Qualche anno dopo ci prova anche Francesco Gabbani, che apre la sua hit, Occidentali’s Karma, con le parole “Essere o dover essere, il dubbio amletico”. È palese che, cambiando i tempi, cambiano anche i problemi esistenziali. La canzone, vincitrice del Festival di Sanremo nel 2017, non è altro che una bella ramanzina all’uomo contemporaneo, che preferisce apparire, piuttosto che mostrare la sostanza, un dubbio amletico 2.0, figlio dell’epoca in cui viviamo.
Restando sempre in tema musicale non si può non citare Achille Lauro, un personaggio tanto discusso, quanto apprezzato. Il suo primo libro - “Sono io Amleto” - cambia la prospettiva della più classica tragedia di Shakespeare: l’ambientazione non è quella danese, ma la periferia romana; i protagonisti sono tutti ragazzi, che, come Lauro, vengono messi davanti ad un bivio. Per forza di cose bisogna prendere una strada: i guai, la droga, oppure tentare di farcela. Si definisce un miracolato, un malinconico, poi un ragazzo normale e quando parla della sua anima, fa riferimento al deserto dei tartari. Insomma, questo libro scardina un po’ i principi tragici dell’Amleto, sostituendoli con astrazione e una nota di colore, la speranza.
Una rivisitazione interessante viene anche dal mondo della paraletteratura. Nel 2016, a 400 anni dalla scomparsa di Shakespeare, il settimanale Topolino decide di omaggiare i lettori con la parodia di Amleto, che si tramuta ne Il principe Duckleto. Creatori del graphic novel sono Paolo De Lorenzi, illustratore, e Giorgio Salati, sceneggiatore. Il papero più amato e sfortunato del fumetto è perfettamente a suo agio nel ruolo di primattore. La tragedia shakespeariana aveva già pervaso la Disney nel 1994 con il capolavoro de Il re Leone. Non è un film (solo) per bambini: il classico d’animazione presenta senza alcun dubbio elementi della tragedia del drammaturgo inglese. La famiglia reale, la figura dello zio fratricida, come Claudius, Scar, l’apparizione del fantasma del padre, la coppia di aiutanti del giovane protagonista (Rosencrantz e Guildenstern sono il duo comico Timon e Pumbaa, che hanno incantato intere generazioni con la favolosa canzone Hakuna Matata) sono solo alcuni richiami all’Amleto. Indimenticabile poi la scena in cui Scar tiene nella zampa il teschio di un animale, probabilmente di un’antilope, inevitabile richiamo al monologo shakespeariano. Ovviamente, il Re Leone è godibilissimo anche senza i riferimenti all’Amleto, ma questo dimostra quanto il dramma inglese inglobi la società contemporanea persino negli aspetti più impensabili. D’altronde, anche la Lego pensa all’intellettuale disperato della modernità, tanto da aver realizzato un pezzo a sua immagine e somiglianza.amleto (1).jpg
Ritornando sulla strada tradizionale, pittori, scultori e artisti di ogni genere hanno omaggiato e omaggiano Amleto. Nel 2016 a Lucca è stato scoperto un dipinto del Settecento fatto risalire a Domenico Brugieri che sarebbe la prima raffigurazione pittorica dell’Amleto di Shakespeare (1722 circa). Il quadro mostra il drammatico epilogo: Gertrude che beve dalla coppa avvelenata, mentre l’eroe è in procinto di affrontare Claudius. Servitore devoto di Shakespeare anche il celebre pittore svizzero Johann Heinrich Fussli, che ha realizzato numerose opere omaggianti le opere del drammaturgo inglese. Tra queste, la penetrante Gertrude, Amleto e il fantasma del padre di Amleto (1793). Figure deformi, metamorfosi, in contrapposizione alle teorie neoclassiche dello studioso tedesco Winckelmann. Interresante infine il progetto artistico degli ultimi anni “Coderch & Malavia”, che accomuna due scultori spagnoli, Joan Coderch e Javier Malavia. Le loro opere possiedono lo stesso tema, principalmente il teatro, la corrida e la mitologia. Di grande impatto e suggestione le diverse sculture raffiguranti un giovane Amleto incoronato, nudo e bendato, in atteggiamento cupo e riflessivo.
Essere o non essere? Sicuramente Amleto è specchio indelebile ed eterno ritorno nella contemporaneità.

Micaela Aouizerate, Camilla Giordano

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