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Il Carver di Leschiera: lo scrittore e i suoi personaggi sullo stesso palco raccontano l'American Dream

MILANO – Raymond Carver è scrittore troppo poco frequentato in teatro, mi dicevo fino a poco tempo fa, con rammarico. E invece, con mia grande sorpresa, in poche settimane, ecco serviti due Carver, prima il ben fatto, pulito, pittorico “Scusate se parliamo d'amore” di Andrea Mitri e soci, visto al Teatro Monni di Campi Bisenzio, adesso questo “Ray. Con tutta quell'acqua a due passi da casa” (primo step della trilogia American Dream sui grandi scrittori americani) per la regia di Francesco Leschiera (coadiuvato nel progetto da Manuel Renga e Ettore Distasio), al Teatro Libero milanese. Che Ray vuol dire raggio anche se nei racconti, nelle short stories dello scrittore americano, sono più le ombre, il non detto che si cela, il nascosto, tutto quello che sta oltre la coltre, l'indicibile, quello che queste famiglie perbeniste hanno infilato sotto il tappeto, rispetto al palese, al lampante, al dichiarato. Niente è come sembra. C'è sempre il risvolto della medaglia dietro l'intonaco, dietro la facciata che se da lontano può sembrarti perfetta e limpida, avvicinandoti perde di colore, si affievolisce, si incrina, si screpola. Leschiera è anche fautore del “teatro olfattivo”: all'entrata ci accompagna un profumo di vaniglia, per farci entrare nell'atmosfera delle campagne sterminate statunitensi, l'aroma dell'uovo al tegamino, cucinato realisticamente, invade la sala creando l'aria di una cucina.2.carver-min.jpeg

La drammaturgia di Giulia Lombezzi prevede sulla scena i due personaggi dell'inquietante storia (come in definitiva lo sono tutti i racconti carveriani) e da una parte, fuori e contemporaneamente dentro, lo stesso autore che mixa la sua biografia intervallando momenti, pirandellianamente, dove si confronta con le figure create dalla propria penna. Il climax riportato è quello pungente di Carver, l'ambiente stagnante, pensate di cappa emotiva rispecchia fedelmente le sue pagine: anche questi due personaggi, marito e moglie, stanchi l'uno dell'altro, si trascinano in un rapporto che non ha più niente da dare e meno che mai da chiedere, hanno passi lenti, parole insulse e banali, quotidianità scadenti, nessuno sprizzo di felicità, nessuna gioia, poche speranze che il domani migliori o gli riservi qualcosa di più eccitante.

Si sta in attesa che qualcosa stia per accadere, il vetro familiare può andare in frantumi, da quanto è fragile, da un momento all'altro, basta un colpo di vento a far cadere il castello di carta, la fortezza di sabbia, il colosso d'argilla dell'istituzione familiare in quest'America, che ricorda molto la frontiera e gli spazi sconfinati rurali delle pellicole di Clint Eastwood, primitiva, violenta, arcaica. Carver è l'altra faccia di Bukowski: se il secondo esponeva il suo disagio cercando una felicità, seppur effimera, di cavalli e alcool e donne, e la sua autobiografia ricordava molto da vicino i suoi scritti, nel primo emerge prepotente una malinconia pastosa, una nostalgia grave, un ammasso di infelicità, senza possibilità di fuga per giunta, un senso di oppressione, compreso il controllo sociale, che toglie il respiro e fa rimpicciolire il panorama dei desideri, il terreno da sotto i piedi e ti costringe a vivere il presente per il presente ritornando ad una condizione animalesca chiusa in quel piccolo borgo dove si nasce, si vive secondo regole prestabilite e si crepa senza poter uscire dai binari.

Lacarver.jpeg calma, il placido, la tranquillità (da questa società così finta e moralistica degli anni '50 e '60, una vera e propria pentola a pressione, non poteva che nascere ed esplodere il '68) di questa coppia dove tutto sembra normale e consuetudinario, i tentati “stupri” del marito ai danni della moglie, le violenze psicologiche casalinghe tra queste quattro mura che tolgono ossigeno. C'è la sospensione, c'è l'attesa (leggermente troppi gli innesti di jingle di spot e canzoni dell'epoca che bloccano il fluire dell'azione) aiutate dalla bella intuizione di questa televisione che è perennemente accesa, come una finestra sull'oltre, ma trasmette costantemente i bruscolini in bianco e nero, con quel friggere di fondo, come non riuscisse a prendere la linea, non riuscisse a connettersi con il mondo là fuori che corre ad un'altra velocità lasciando i due in questa bolla del passato, in questa parentesi retrograda e lontana.

I silenzi sono pesanti come macigni e hanno la stessa importanza delle parole. Sembra che i due siano in attesa di qualcosa che arrivi da fuori a strapparli, maxresdefault-1.jpga trascinarli via da tutta quella normalità che li sta uccidendo come una goccia di veleno al giorno, spegnendoli nella monotonia contro la quale neanche l'“amico” whisky può aiutarti. E la storia che ci viene narrata dai due coniugi, Stuart bifolco e Claire schiacciata, compressa e repressa (spicca Ilaria Marchianò), quella di una ragazza trovata morta nel fiume, al sapore di Marinella deandreiana come di Ofelia con una punta di “Un tranquillo week end di paura”, è la leva, il piede di porco per scoprire tutta la polvere nascosta, alzare la testa dello struzzo dalla sabbia, scoperchiare il vaso di Pandora, i sospetti, i dubbi della moglie che, innesto interessante, diventa la voce della ragazza che, nuda ormai morta, affonda nelle acque consapevole che saranno le sue ultime parole. Ecco il “sogno americano” quello patinato, quello del volere è potere, quello della frontiera da raggiungere e superare, quello del no limits, che si sfalda in una quotidianità che è tutt'altro che eccezionale ma ha i piedi nel fango, impantanata alla ricerca di qualcosa che non si riesce neanche a focalizzare, un'insoddisfazione latente che pervade l'attesa, la frustrazione che mangia questi personaggi dall'interno, un sogno che ci fa diventare “conigli” buoni solo per riprodurci per far prosperare e alimentare e gonfiare il sogno stesso, conigli da ingrassare, conigli da foraggiare, conigli impauriti di fronte alla sterminatezza del mondo là fuori.

Visto al Teatro Libero, Milano, il 5 aprile 2019

Tommaso Chimenti 08/04/2019

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