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Alessandro Blasioli con DPR: Web Sommerso al Teatro India affronta l'inquietante mondo che giace nei sobborghi dell'internet

Nell’epoca in cui siamo drasticamente uniti dalla distanza, il World Wide Web (alias www) è divenuto parte integrante delle nostre realtà, anche più di quanto siamo disposti ad ammettere. 

Alessandro Blasioli di soli 23 anni porta in scena DPR: Web Sommerso (da lui scritto, diretto e interpretato) al Teatro India per il festival di Dominio Pubblico quest’anno interamente dedicato ai giovani #Under25.
E con questo affronta con ingegno e astuzia una delle più grandi trasformazioni che abbia vissuto la popolazione terrestre.
Con l’avvento della rete più o meno venti anni fa si è dato inizio a una nuova fase della storia, quella digitalizzata che sebbene sembri stia raggiungendo i massimi livelli di evoluzione, occorre ammettere che siamo solo all’inizio del web 1giro di giostra.
Abituati ad interfacciarci con il nostro “fedele” smartphone non possiamo non ammettere che talvolta il rapporto sembra sfuggirci lievemente di mano; ma quello che ha da dirci il giovane abruzzese è ben più terrificante.
E inizia così salendo sul palco nel turbinio di fumo e luci al neon indossando una maschera dai led intermittenti che ne contornano un sorriso indimenticabile per la nostra generazione: quello di V, il vendicatore, terrorista e giustiziere creato da Alan Moore nel lontano 1982.
Un volto di pietra che parla da sé con un sorriso beffardo ed è dietro la sua potente immagine che Blasioli ci introduce allo show per presentare con una serratissima e fittissima rassegna di date, nomi e eventi, la storia di quel Web denominato Sommerso: quella parte cui nessuno può accedere neanche se riuscisse a trovarne le coordinate, quella parte che esiste esattamente quanto non esiste.
Il calderone bollente entro cui gorgoglia quel gruppo di persone che silenziosamente e in forma anonima (i più noti “anonymous”), progettano di smascherare politici, forze nazionali e molto altro ancora. È un viaggio interminabile tra casi che hanno fatto la storia mondiale (come il caso Snowden e tanti altri), che riesce a sensibilizzare l’uditorio pietrificato e catturato.
E a condurre il gioco è una voce fuori campo denominata Dorothy rievocando simbolicamente la giovane dalle lunghe trecce costretta a indossare occhiali scuri per non essere accecata in presenza del grande Mago di Oz.
Quindi neanche al nostro protagonista è concesso troppo spazio, anche lui è controllato mentre si destreggia tra le fitte reti della realtà dannatamente non virtuale e cerca di porci un quesito fondamentale: di fronte a crimini efferrati e violazioni di ogni genere degli spazi vitali, è possibile essere dalla parte di chi cerca di combatterli se pur con i mezzi sbagliati?
La libertà d’espressione è davvero totale e possibile solo nel momento in cui si può usurfruire dell’anonimato? Di questo parlava proprio il più famoso film "V per vendetta" sopra citato.
web 3Sono questioni assolutamente attuali e di stimolo che arrivano taglienti come lame e ci ricordano come stiamo diventando sempre più cavie osservate e studiate da dietro un piccolo e “innocuo” schermo retroilluminato.
Dunque uno spettacolo sui generis di cui non è la performance il fine ultimo, seppur Blasioli abbia fatto un lavoro immenso, ma la necessità di comunicare tutto quel mondo che giace nascosto e di cui spesso dimentichiamo di far parte.

Daria Falconi
01/06/18

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