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Al via Festival ContaminAzioni: “Mummy” e “Portami la cioccolata”

Tra innumerevoli e colorati pupazzi di peluche disseminati sulla scena, si aggira nevrotica Lucy, la protagonista di “Mummy”, il brillante spettacolo di Renato Civelloportato in scena dagli allievi dell’Accademia D’Arte Drammatica Silvio d’Amico, nell’ambito del “Festival Contaminazioni”. E’ una donna, o meglio, una madre che vive isolata, in funzione solamente dei figli e della sua “casa-nido”, vittima della stessa maternità, delle sue ansie, delle sue frustrazioni e delle sue convinzioni. A infrangere questa solitudine arrivano però i suoi vicini Rosemary e Terry, una coppia di giovani sposini, due “coniugi bambini”, infantili, che dialogano a colpi di lamenti, piagnistei, ripicche, dispetti. Ed è proprio come due bambini, come se fossero i suoi figli, che Lucy si rapporta con loro, impartendo rimproveri e punizioni, ammonendoli, consolandoli, proteggendoli e coccolandoli con biscotti o aranciate.contam4
In un’atmosfera da paese dei balocchi, dominata da una spiccata comicità , ne emerge in realtà una condizione di profonda solitudine e sottile sofferenza, che traspare dalle movenze, i tic , i dialoghi, i gesti e i comportamenti dei personaggi, resi con estrema bravura degli interpreti.
Maria Alberta Bajma Riva tratteggia con ironia e forte espressività l’immagine della casalinga frustrata in preda alle sue paranoie, mentre Caterina Bonanni e Massimo Leone raffigurano con brio e perfetti tempi comici una ingenua coppia di immaturi: insoddisfatta e infelice lei, egoista e a tratti maschilista lui. “Mummy” si rivela quindi una commedia originale e divertente, in cui si sorride e si ride molto, quasi a voler esorcizzare e prendere in giro l’incapacità di comunicare e il dolore che spesso si cela dietro la banale monotonia della vita di tutti i giorni, tanto che, dopo la ninna nanna e il bacio della buonanotte, con il quale i protagonisti si salutano, non restano che poche speranze, tanta solitudine e le solite nevrosi delle quali poter ridere e in qualche modo divertirsi.
Di toni completamente differenti, ma con probabilmente la stessa volontà di denunciare un disagio e un malessere di sottofondo, è invece lo spettacolo di Tommaso Capodanno e Silvia Gussoni, “Portami la cioccolata”.
L’apparenza spesso inganna, confonde, illude e mistifica la realtà, come nel caso di Louise, che si è ritrovata rinchiusa in un rifugio antiatomico, portata in salvo in seguito ad un attacco terroristico dal suo amico Mark. Non tutto però è come sembra. Nella dimensione buia e claustrofobica del bunker si consuma il piano diabolico di un ragazzo innamorato e non ricambiato che, in preda alla disperazione, prova in tutti modi di legare a se, e quindi tenere prigioniera, la ragazza che in fondo lo disprezza. I due si rincorrono, si spingono, si menano, si dimenano, urlano, litigano, tentano di uccidersi a vicenda durante giornate interminabili, asfissianti di paure e desideri. Nonostante i tentativi, la convivenza forzata si rivela una estenuante lotta senza né vincitori né vinti.
“Portami la cioccolata” è semplicemente la storia di un amore malato, di un desiderio che non trovando appagamento sfocia nell’inganno, nella violenza, nell’illegalità. Mark, infatti, capirà a sue spese che le persone non si possono incatenare e imprigionare, ma bisogna lasciarle libere, perché solo nella libertà i veri sentimenti possono svelarsi e forse materializzarsi.
Tommaso Capodanno e Silvia Gussoni danno voce, anima e corpo a due personaggi complessi, vittime e al contempo carnefici l’uno dell’altro, soli e affamati, non di cibo, ma soprattutto d’amore, che costruiscono tra luci ed ombre un dramma intenso e potente, che racconta il dolore con profonda sensibilità e fa parlare i sentimenti, lasciando comunque un margine di speranza.

Maresa Palmacci 27/09/2016

(foto di Riccardo Freda)

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