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Al Teatro Vittoria di Roma una performance letteraria con Perché leggere i classici di Italo Calvino (con un pizzico di Eco)

Ci si aspetterebbe di trovarsi davanti a una qualche particolare interpretazione di Perché leggere i classici di Italo Calvino e, in effetti, la curiosità è tanta, perché si tratterebbe della resa teatrale di un testo che non è un romanzo, non ha un intreccio, ma è una raccolta di saggi e articoli dello scrittore italiano: come riuscirà il regista a mettere in scena, insieme, Omero, Ovidio, Rosseau, Dickens, Stevenson, Tolstoj, Dostoevskij e co.? Non lo fa, infatti.
Il palcoscenico, in questa occasione, diventa lo spazio di un momento di riflessione collettiva sul “Calvino pensiero”, scoprendone anche i possibili tratti teatrali.
Il regista Davide Sacco si avvale dell’entusiasmo e la bravura di due attori che, tra palcoscenico e TV, riescono ad ammaliare e coinvolgere il pubblico: Francesco Montanari e Gianmarco Saurino.
In questa performance letteraria, infatti, gli spettatori sono considerati parte integrante dello spettacolo. insieme 702x459
Dopo la proiezione di un’intervista a Calvino che espone le sue tre chiavi per il duemila, imparare poesie a memoria, fare conti a mano e sapere di poter perdere tutto da un momento all’altro, Francesco Montanari saluta il pubblico attraversando la platea, sale sul palco, circondato da libri, protagonisti della scena.
La sua verve genuina e la confidenza che subito instaura con il pubblico, dopo aver affermato che quello sarà uno spettacolo “interattivo”, da una parte mette a proprio agio gli spettatori, dall’altra genera un po’ di tensione da interrogazione a tappeto, plausibile, visto il tema centrale.
Montanari legge alcune delle celebri 14 definizioni che Calvino dà di un libro classico nelle pagine iniziali della raccolta e con ironia, provocazione e piacevoli scambi di battute con il pubblico, accompagna nella scoperta o ri-scoperta di un testo acuto, non solo propriamente scolastico, ma che coinvolge tutti nella personale esperienza di lettura e anche non lettura.
I suoi discorsi si legano a video interviste dello scrittore che forniscono ulteriori spunti di riflessione, sviluppati sempre con la giusta vivacità.
Se Francesco Montanari svolge il ruolo di guida del pubblico nel far luce sulle parole di Calvino, Gianmarco Saurino cura la parte dello spettacolo più teatrale, interpretando dei passi tratti da Le città invisibili e Lezioni Americane, altro fondamentale testo per la comprensione della filosofia di Italo Calvino.
Il brano sulla Leggerezza (una delle cinque "lezioni") non può non essere evocativo e creare un’atmosfera sognante, nella quale sembra quasi di assopirsi.
Italo CalvinoA questa ricetta dal sapore letterario e teatrale viene aggiunto un po’ di Umberto Eco, altro importante esponente della nostra cultura e appassionato lettore che, pure sosteneva l’importanza della lettura nell’esperienza di ognuno: la lettura come elisir di lunga vita, opportunità di rigenerarsi e vivere più vite.
Perché leggere i classici? Davide Sacco, Francesco Montanari e Gianmarco Saurino non vogliono fornire una risposta o un’interpretazione cavillosa del testo, né forse fare una lezione, ma leggendo insieme, sfruttando la peculiarità dello spazio teatrale, dare la possibilità di pensare a Calvino e alla sua eredità culturale.
Del resto, in Leggerezza si legge:“Subito sento la tentazione di trovare (…) una lezione del metodo da seguire scrivendo. Ma so che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio di immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori.”

Noemi Riccitelli 8/04/2019

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