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Al Teatro Libero Vincenzo Manna con “Inverno” di Jon Fosse: gelo a Palermo

Un testo di Jon Fosse può essere forse paragonato a una partitura coreografica: spesso pieno di ripetizioni, reiterazioni e con un ritmo che man mano procede verso un qualcosa di "altro" divenendo ciò che un attimo prima non appariva. 
Non è facile metterlo in scena, non è facile probabilmente nemmeno seguirlo con un codice di decodifica tradizionale e, considerando il parsimonioso uso delle parole, è di sicuro un’operazione ardua riuscire a tradurre, nella forma più che nel contenuto, il suo stile.
Ci prova Vincenzo Manna che cura regia e adattamento di questo "Inverno", prodotto da Florian Metateatro in collaborazione con ACTL e RIC Festival 2014.
Vediamo una ragazza, probabilmente una prostituta, dai capelli fin troppo puliti per essere reduce dall’ennesima serata distruttiva, dimenarsi in gesti inequivocabili e giaculatorie contro i propri "mostri" poco prima di essere presa e curata da un'altra donna, diversa da lei. Forse.
Inizia così, tra camere d'albergo, anonimi bar e desolati parchi cittadini, una relazione fatta di richieste apparentemente inespresse ma, di fatto, urlate. Provano a incontrarsi, a modificare le loro esistenze, vivono i vari spazi del palco come se vivessero i diversi angoli della loro anima.
Spesso si bloccano, restano paralizzate da un freddo interiore che solo dopo, si scioglierà in un “tutto succede così” e, come marionette simbiotiche, finiranno per muoversi all’unisono.
Lo scrittore e drammaturgo norvegese delinea con algida precisione due personalità distanti ma unite da una solitudine popolata di brutture: una divenuta bambolina meccanica nella sua automatica provocazione del mondo, l'altra, trincerata in un cappotto di timidezza e perbenismo, è goffamente abituata ad arrestare ogni spontaneo movimento.
La scrittura asciutta e precisa, e al contempo velata e segmentata di Fosse, viene qui resa attraverso una sincopata dance music e una luce aspra che racconta i vari momenti a intermittenza. Manna differisce dal testo originale trasformando il rapporto dei due protagonisti in una relazione saffica restituita, a tratti, attraverso un’interpretazione che difficilmente sostiene l’intensità richiesta dal testo, fatto di carichi silenzi e vibranti pause, del probabile futuro Premio Nobel per la Letteratura.

Miriam Larocca 26/01/2016

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