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Al Teatro Elfo Puccini ritorna Ugo Dighero diretto da Giorgio Gallione in “Apocalisse”

Ugo Dighero diretto da Giorgio Gallione dà vita ad “Apocalisse”, uno straordinario monologo dalle tinte visionarie e grottesche, nato dalla fusione e ricomposizione di due racconti di Niccolò Ammaniti: Lo zoologo (tratto da Fango) e Sei il mio tesoro (nel volume Crimini). Un monologo divertente, in cui si ride dall’inizio alla fine, fotografia pazza ed irriverente della società di oggi in cui una galleria di personaggi fatta da chirurghi folli, attrici di dubbia fama, poliziotti esaltati, viene messa alla berlina. Il termine Apocalisse letteralmente significa togliere il velo, scoperta o disvelamento e l’operazione di Gallione è proprio quella di mettere a nudo quelli che sono i misfatti ad opera di personaggi che popolano la nostra società. Nella terminologia della letteratura del primo Ebraismo e Cristianesimo, il termine Apocalisse indica una rivelazione di cose nascoste da Dio ad un profeta scelto. Ed in questo spettacolo Dio è il regista Gallione che attraverso il suo attore Dighero svela un qualcosa che si vuole tenere insabbiato. Ma il Libro dell'Apocalisse aveva lo scopo specifico di incoraggiare i fedeli a resistere alle persecuzioni da parte delle autorità romane, con la promessa dell'avvento del regno escatologico. In questo spettacolo non c’è l’invito a resistere, l’individuo non ce la fa a resistere, in quanto vittima di esaltazione pura che lo induce ad atti sconsiderati: basti pensare al medico che durante un intervento di chirurgia plastica, nasconde della droga nel seno della paziente o al poliziotto che spara all’impazzata un individuo disarmato per il puro gusto di sparare veramente ad una persona in carne ed ossa e non alla solita sagoma di cartone durante le esercitazioni.
E’ chiaro che in questo spettacolo, i toni sono esagerati, amplificati, portati all’estremo con il risultato di produrre una parodia bizzarra su una società completamente alla deriva. Così Gallione, attraverso il tono della favola che si tinge di nero, con gli occhi sgranati di un intenso azzurro di Dighero, ci racconta lo sfacelo dell’epoca che stiamo vivendo dove l’Apocalisse è oramai in divenire. Un uomo è colpito da una misteriosa malattia contratta con l'avvicinarsi di un’Apocalisse globale e lo spettatore è posto innanzi ad un mondo destinato allo sfacelo universale. Ed il racconto vorticoso fa leva su un linguaggio duro, sfrontato e divoratore, capace di raccontare situazioni assurde dove l’allucinazione comica e l’irreale incontrollato coesistono. Il regista non vuole prendere una posizione, sembra però volerci dire che no può esistere un’Apocalisse a metà. L’Apocalisse è già in atto. Qualsiasi procedimento biologico provoca dolore. In ogni minuto che passa, si fa fatica a vivere. Perciò bisogna godere a pieni polmoni la vita. Ecco che Apocalisse viene interpretata come una caduta sociale, di costume. Due storie, un unico scenario tremendo come spaventose sono le trombe del Libro dell’Apocalisse di Giovanni.
Uno spettacolo ad effetto che oscilla tra il dramma e la commedia in cui la fisicità di Dighero risulta molto espressiva ed in linea con il racconto. Basta un suo gesto, una mimica facciale, un movimento per ricreare una storia, un contesto. Se un tempo i cristiani si interrogavano su quando sarebbe arrivata l’Apocalisse, la domanda oggi è: quando usciremo dall’Apocalisse? Lo spettacolo di Gallione tra il serio ed il faceto, manifesta dubbi ed incertezze sulla reale uscita dalla decadenza sociale che pare irreversibile. Un quadro generale sconfortante e a tratti angosciante. Uno spettacolo che si fa specchio del buio e della crisi di valori dei nostri giorni.

Adele Labbate 27/04/2016

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