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Al Teatro Carcano di Milano un convincente “Uno sguardo dal ponte” con un grandioso Sebastiano Somma

Un Sebastiano Somma molto efficace è quello di “Uno sguardo dal ponte”, in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 14 febbraio. Scritto da Arthur Miller nel 1955, “Uno sguardo dal ponte” è considerato tra i più importanti testi della drammaturgia americana del Novecento e recupera concretamente una delle pagine più intense del sogno americano vissuto da milioni di italiani sbarcati in America, nella New York degli anni ’50, alla ricerca di un futuro migliore. Miller racconta le ristrettezze degli immigrati italiani, la loro fatica ad arrangiarsi nel nuovo mondo, l’inadeguatezza di capire una compagine di leggi che reputano difforme dall’ordine naturale delle cose ed in particolar modo, l’inutilità del sogno americano.
Su questo sfondo si dipana una tragedia annunciata fin dall’incipit, in quanto la fusione di condizioni disagiate e sentimenti e passioni forti non potrà che inevitabilmente condurre ad un drammatico finale. Lo spettacolo messo in scena da Enrico Lamanna riprende il dramma interiore di Eddy Carbone, interpretato magistralmente da Sebastiano Somma, della sua famiglia e del suo sogno americano. L’amore sbagliato che prova verso la giovane nipote Catherine, non è altro che la rappresentazione della sua pretesa di preservarne la genuinità, il bisogno di conservarla con la medesima cura di un bene prezioso.
Catherine è la sintesi del sogno da vezzeggiare al di là del ponte, dove i marinai sono come naufraghi alla ricerca di un porto sicuro che li accarezzi. C’è forse colpa in chi conduce una vita dura e ai margini della società, ma cerca al contempo dolcezza e un po’ d’affetto? Non siamo forse tutti figli dello stesso cielo? Non hanno forse tutti diritto a sognare una vita migliore? Uno spettacolo drammaturgicamente perfetto, il cui testo si sviluppa su due piani, quello della voce narrante e quello contingente che procede su una sorta di ring/prigione, l’appartamento in cui vivono il protagonista e la sua famiglia. Oltre quelle mura domestiche pare che nessuno debba uscire, oltre quel ghetto, sembra non poter esserci vita per i protagonisti. Avvincente, convincente, amaro e denso di emozioni, il testo di Miller, è ben riletto dal regista Lamanna. Lo spettacolo e lo stesso Somma, sono stati applauditi a lungo e la sua cadenza sicula suona abbastanza convincente.

Adele Labbate 10/02/2016

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