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Al Teatro Biblioteca Quarticciolo, “Sorry Boys”: comunità a confronto

Sorry, Boys”. Qualcuno chiede scusa a qualcun altro. Chi? A chi? Perché? E poi, si tratta davvero della richiesta di un perdono oppure il titolo suggerisce un ironico “Mi dispiace, ragazzi”.
Queste le domande che principiano l’incontro a cura di Casa dello Spettatore, associazione che da anni si occupa di educazione alla visione e formazione del pubblico, nell’ambito del progetto “Vedere Vicini” in cui sono stati previsti due percorsi di visione per i cittadini del V Municipio.
L’iniziativa è parte del programma di Contemporaneamente Roma 2018 promossa da Roma Capitale- Assessorato alla Crescita culturale e realizzato in collaborazione con SIAE Rassegna “Diffondersi (i luoghi del possibile al Quarticciolo).
Vedere Vicini perché è così che si esplora e si vive l’esperienza di visione, insieme, accanto, ma anche perché è il quartiere il cuore del progetto. Piccole comunità di spettatrici e spettatori per restituire un senso rinnovato agli spazi di vita comuni: non solo il teatro, ma anche i cortili, le case. Luoghi che accolgono gli incontri di approfondimento per costruire una nuova relazione fra spazio pubblico e privato, creando occasioni inedite di ritrovo tra vicini di casa.

E così, per lo spettacolo “Sorry, Boys” di e con Marta Cuscunà, in un’accogliente e raffinata casa nel cui salotto troneggia un tavolino ricco di dolcetti natalizi ma anche formaggi, olive e del buon vino a scelta fra rosso e bianco, un gruppo di spettatori si avvicina pian piano alla visione di questo spettacolo.
Tramite un documento appositamente preparato e che in realtà, si “limita” a riportare parti del testo che la regista ha già inserito sul proprio sito ufficiale, si apprende che SORRY, BOYS - DIALOGHI SU UN PATTO SEGRETO PER 12 TESTE MOZZE è liberamente ispirato a fatti realmente accaduti.
Nell’estate del 2008 emersero voci circa “un patto di gravidanza”, a Gloucester (Massachussets), un villaggio di pescatori presso Boston, furono riportate diciotto gravidanze tra liceali, quattro volte oltre la media. Le ragazze divennero note come “le 18 Gloucester ”.
Ci si interroga dunque sul perché di tale comportamento e il discorso non può che sfociare nell’analisi del contesto: questo villaggio di pescatori… che vita fanno gli uomini qui? le donne, i ragazzi? E che rapporto c’è tra loro?
Quali sono le norme, i costumi, le regole e le eccezioni?Sorry Boys 2 Vedere Vicini.jpg
Ci si interroga su questa scelta radicale e incomprensibile che diventa un mistero lacerante per una comunità, un "non scontro" tra generazioni, dove le giovani donne e i giovani uomini, e i loro corpi vengono forse usati come campo e armi di una battaglia inattesa.
Ogni intervento non può che contenere riferimenti alle proprie esperienze personali a ciò che si osserva qui e, quasi in automatico, il contesto del piccolo villaggio nel Massachussets, viene presto traslato nel nostro spazio, “qui al Quarticciolo proprio poco tempo fa ho conosciuto una nonna di 32 anni”, dice un’insegnante in pensione, sorella della padrona di casa.
Si continua così a leggere le informazioni che la regista fornisce: “È iniziata come un pettegolezzo che serpeggiava tra i corridoi della scuola superiore di Gloucester. C’erano 18 ragazze incinte - un numero 4 volte sopra la media - e non per tutte sembrava essere stato un incidente. La storia, poi, è rimbalzata in città: alcune delle ragazze avrebbero pianificato insieme la loro gravidanza, come parte di un patto segreto, per allevare i bambini in una specie di comune femminile. Quando il preside della scuola ne parla su un quotidiano nazionale, scoppia una vera e propria tempesta mediatica e la vita privata delle 18 ragazze diventa uno scandalo che imbarazza tutta la comunità di Gloucester. Giornalisti da ogni dove, dall'Australia alla Gran Bretagna, dal Brasile al Giappone, invadono la cittadina nel tentativo di trovare una spiegazione per un patto così sconvolgente. Ma rimangono a mani vuote perché l'intera comunità, turbata dal fatto che la vita sessuale delle proprie figlie fosse diventata il pettegolezzo dei talk show di mezzo mondo, si chiude nel silenzio più assoluto. The Gloucester 18 è un documentario in cui si dà voce ad alcune di quelle ragazze, lontano dai riflettori dello scandalo (...)”.
E così, curiosi e carichi, si arriva al Teatro per vedere finalmente lo spettacolo.
Nel nero della scena, due schiere di teste mozze. Appese. Da una parte gli adulti. I genitori, il preside, l'infermiera della scuola. Dall'altra i giovani maschi, i padri adolescenti. Sono tutti appesi come trofei di caccia, tutti inchiodati con le spalle al muro da una vicenda che li ha trovati impreparati. Potranno sforzarsi di capire le ragioni di un patto di maternità tra adolescenti, ma resteranno sempre con le spalle al muro. Come le teste della serie fotografica We are beautiful, che il fotografo ventisettenne Antoine Barbot ha realizzato nel 2012 durante il suo internship presso lo studio di Erwin Olaf; e che sono state l'ispirazione da cui partire per progettare e costruire le macchine sceniche di" Sorry, boys".
Marta Cuscunà è assai abile nell’uso della macchina scenica, calibra bene la voce per ognuno dei protagonisti, senza mai una sbavatura, senza mai un'incertezza; le teste mozze, progettate e realizzate da Paola Villani, sembrano davvero prendere vita, riescono a comunicare incredulità e sgomento, superficialità e rassegnazione.
A rendere il lavoro ancor più credibile, il preciso disegno luci di Claudio "Poldo" Parrino e l'uso del suono curato da Alessandro Sdrigotti insieme alle animazioni grafiche di Andrea Pizzalis che, non di rado, provocano risate fra il pubblico a stemperare un pò la carica emotiva dell'atmosfera in scena.
A fine spettacolo, il gruppo di spettatori si da appuntamento al prossimo incontro, si svolgerà, infatti, un momento POST visione sempre in una delle case che vorranno ospitare il progetto.
Ora che il motivo di tale patto tra le 18 di Gloucester è stato “svelato”, è il momento di riflettere su quanto si è visto, sull’intenso lavoro attorno a “Sorry, boys”, terza tappa del progetto sulle Resistenze femminili.
È notizia recente, tra l’altro, che Marta Cuscunà è vincitrice del Premio assegnatole dall’ANCT, l’Associazione Nazionale Critici del Teatro e conferitole al Teatro Argentina lunedì 17 dicembre, durante la cerimonia di premiazione che la vede al fianco del collega Lino Guanciale.

Per info Vedere Vicini: due percorsi di visione in cui la fruizione artistica diventa opportunità di conoscenza e arricchimento personale, ma anche tessuto per la creazione di nuove possibilità di relazioni umane tra gli abitanti di un quartiere
https://casadellospettatore.org/2018/11/10/vedere-vicini/#more-4370 

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