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Al Piccolo Teatro Studio Melato in scena Virgilio ritratto in un quadro insolito nell’originale “Virgilio Brucia” di Simone Derai

Al Piccolo Teatro Studio Melato è in scena uno spettacolo originale che racconta il poeta Virgilio svelandolo al pubblico come un’anima divisa in due: da una parte la tensione di un Virgilio introspettivo con i suoi versi intrisi di malinconia, dall’altro un Virgilio propagandista ufficiale che proclama il trionfo delle armi romane e la storia di una dinastia al potere.
Lo spettatore, si trova così di fronte ad un testo dal progressivo disvelamento dove poesia e potere, bellezza e violenza, memoria e consenso s’intrecciano su uno sfondo spiazzante. Il cantore della Roma imperiale e di Ottaviano Augusto incapace di ristabilire una repubblica nell’Antica Roma, si manifesta dunque al servizio dell’ideologia imperiale, in cui Anagoor però scopre delle rotture: punto d’attacco due libri dell’Eneide, quelli che Virgilio lesse ad Augusto, e dove vengono narrati la violenza della distruzione di Troia, il viaggio nell’oltretomba, taglio definitivo con il passato ridotto a mera memoria. Uno spettacolo che diventa il pretesto per mostrare apertamente la relazione tra arte e potere, la missione della cultura e della memoria, la guerra imperiale, la violenza e il rapporto di Virgilio, figlio di contadini mantovani, con la natura, elemento che spesso appare, in primo piano o come scenario, sia nelle opere del poeta latino che nelle creazioni della compagnia. Un abbinamento di Virgilio con Enea, ritmato sia da musiche corali eseguite dal vivo che da antichissime tradizioni che abbracciano la magia di quei poeti che per primi cantarono la leggenda di Troia, fino al minimalismo contemporaneo di John Tavener. 
Diviso in capitoli “Virgilio Brucia” parte dalla fine, dalla morte di Virgilio e della volontà del poeta di bruciare i rotoli dell’Eneide di ritorno da un viaggio in Grecia nel 19 a.C. Perché il poeta voleva dare alla fiamme la sua opera? Questo è l’interrogativo protagonista dello spettacolo. Pare che la lettura del VI libro (la discesa di Enea agli Inferi) in particolare dinanzi al cospetto di Ottaviano, avesse scosso la famiglia imperiale. I versi non narrano della nascita del nuovo impero, ma il crollo di un antico regno, l’uccisione di un sovrano, lo sterminio di un popolo, la fuga e l’esilio, il pianto dei vinti invece della gloria dei vincitori. Lo spettatore appare come lo spione della famiglia reale assorta dal racconto di Virgilio. Lo spettatore è dunque toccato dal pathos del racconto ma ne è anche distante e questa distanza gli consente di fare delle riflessioni e prendere delle posizioni. Un testo, senza dubbio intenso e ricco di spunti per ripensare ad un’opera classica ed al suo autore, contestualizzandoli in chiave contemporanea.

Adele Labbate 01/01/2016

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