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Al Fringe Festival di Roma la moderna rivisitazione di un classico: “Dr. Jekyll e Mr. Hyde, the strange show”

Di e con: Fabrizio Paladin
Musica e pianoforte: Loris Sovernigo
Lighting designer: Fabrizio Fabi Crico
Compagnia Teatro Studio Maschera
Genere: prosa tragicomica


Un problema iniziale al sonoro non fa perdere le speranze al protagonista e unico interprete Fabrizio Paladin che prende in mano le redini della situazione e inizia a improvvisare gag e battute con il pubblico. Forse già lì è iniziata la pièce, che poi cos’è davvero questa pièce? È una commedia, la destrutturazione tragicomica del romanzo di Robert Louis Stevenson. Proprio dalla lettura di un passo del testo, infatti, muove la narrazione dell’opera, per poi irriderne gli aggettivi usati e buttare il libro fuori dal palco, senza offesa alcuna ma con puro umorismo.
D’altronde prerogativa dello spettacolo è la sperimentazione, nella quale convergono vari generi teatrali. Accanto all’intreccio poliziesco-fantastico del racconto originale, vi è il viaggio dissacrante in una Londra pericolosa le cui vicende (come, nei primi istanti, la caduta in strada della bambina per colpa dell’uomo) vengono trattate ricreando atmosfere spiritose. E la prima questione buffa perché paradossale è proprio quella relativa al Dr. Jekyll, un uomo che condivide con Hyde lo stesso corpo ma non il medesimo palcoscenico. La scenografia è minimale, resa anche attraverso il corretto gioco di luci per differenziare i vari personaggi interpretati dallo stesso attore.
Paladin si mostra abbastanza capace dal punto di vista della verve comica, sebbene i molteplici riferimenti di scherno agli odierni politici appaiano forzati, fuori luogo per la storia messa in scena e ormai più che banali per quanto abusati. In ogni caso l’accompagnamento musicale al piano del collega Loris Sovernigo risulta efficace, così come il suo intervento in più punti della rappresentazione quando lancia l’ombrello o altri oggetti al protagonista. Un’intesa perfetta dunque fra i due, vincente nell’escamotage di coinvolgere un collaboratore fuori dal palco. Ma la partecipazione proviene anzitutto dagli spettatori, e le loro risa l’hanno dimostrato.

Nicolò Vignati 16/06/2015

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