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“Venere in pelliccia”: una suggestiva dark comedy metateatrale

È un oscillare perpetuo tra finzione e realtà, tra persona e personaggi, tra vita e testo, tra spettacolo e riflessione, l’affascinante “Venere in pelliccia” di David Ives con Valter Malosti e Sabrina Impacciatore, in scena al teatro Ambra Jovinelli di Roma.
In una sala prove, allestita come un salotto piccolo borghese dell’800, Malosti interpreta se stesso, un regista alla ricerca dell’attrice che dovrà interpretare la protagonista di Venere in pelliccia, pièce tratta dal famoso romanzo di Leopold von Sacher Masoch. Chiuso nella sua insoddisfazione, viene sorpreso, ormai al termine delle audizioni, da una misteriosa e particolare attrice, Wanda Jordan. Coatta, volgare, provocante, insistente, stretta in un corpetto nero, con un grande borsone, arriva con la sua carica travolgente, per convincerlo a poter sostenere un provino per quel ruolo a cui l’accomuna anche il nome.venere
Da questo momento inizia una continua alternanza tra la sexy black comedy e le dinamiche che accompagnano la realizzazione di uno spettacolo. Una vera e propria lezione di regia e recitazione, un reportage all’interno dei meccanismi e degli ingranaggi che regolano la messa in scena, uno specchio sul complesso mestiere dell’attore e sull’importanza della regia. I due interpreti si destreggiano abilmente tra il personaggio che interpretano e il ruolo che il personaggio si trova a dover rivestire, una vera e propria recitazione nella recitazione, regia nella regia, per dar vita ad un alto esempio di metateatro.
Il rapporto sadomasochistico tra Wanda von Dunajev e Gregor, arriverà pian piano a traslarsi in quello tra il regista e l’attrice e a farsene specchio. Se inizialmente l’attrice pare sprovveduta,dotata di poca cultura ed esperienza, e soprattutto sottomessa al regista, verso il quale mostra un atteggiamento quasi di devozione reverenziale, successivamente, man mano che si immergono nella lettura e nella prova del testo, il rapporto si rovescia e Malosti diviene proprio come il protagonista della pièce, sottomesso, schiavo della sua dea, della sua attrice, la quale arriva perfino a prendere decisioni registiche e a regolare i meccanismi della messa in scena.
venere1Si intesse un sottilissimo e delicato reticolo tra attrice e autore che li porta a confondersi con i personaggi e con lo spirito e le idee dello stesso Masoch e della sua Venere: un’occasione di riflessione sulla volontà di ridurre un testo a questioni sociali, filosofiche, psicologiche, tra le suggestive trasformate melodie di Richard Wagner e soffusa sensualità. Un gioco ambiguo di potere e seduzione, una sorta di duello teatrale sullo sfondo di un’atmosfera onirica e perturbante che richiama i film di David Lynch, con picchi di ironia tragicomica.
Valter Malosti dirige ed interpreta con maestria e misura una commedia drammatica, strizzando l’occhio alla celebre versione cinematografica di Polanski e naturalmente al romanzo, creando ad uno spettacolo che si rivela una vera e propria lezione sul teatro e sui suoi meccanismi, ed aprendo uno sguardo sulle profondità più oscure e complesse della nostra psiche.
Un’unica stanza, un unico luogo, per porre l’attenzione sulle donne, rappresentate dalla misteriosa Wanda, attrice, personaggio, forse vendicatrice ancestrale, archetipo femminile origine del tutto, impersonata con grinta, spessore e abilità da Sabrina Impacciatore. Diva, donna, amante, alterna la volgare parlata romanaccia, ricca di turpiloqui e colore, all’impeccabile dizione da professionista.
“Venere in pelliccia” si rivela, dunque, un adattamento teatrale coraggioso, efficace, ben riuscito, un viaggio suggestivo tra metateatro, psicanalisi, modernità e classicismo.

Maresa Palmacci 29/01/2017

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