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Teatro

“Come stanno le cose. Il mio Lucrezio, la mia Venere” di Piergiorgio Odifreddi in prima nazionale al Teatro Vittoria di Roma
A Tito Lucrezio Caro è dedicato il liceo che ho frequentato, oramai, più di dieci anni fa. Come accade a molti, degli anni da liceale non ho un ricordo sfavillante e ammetto che trovare di fronte al Teatro Vittoria una scolaresca in attesa, come me, di assistere alla Prima Nazionale di “Come stanno le cose. Il mio Lucrezio, la mia Venere”, di e con Piergiorgio Odifreddi, mi ha riportata in quel tempo e luogo in cui al nome del grande poeta associavo i pesanti fardelli dell’adolescenza.La vita, si sa, è una continua sorpresa, e proprio nella giornata mondiale del Pi…
Love Bombing: il regno del terrore, tra realtà e fantasia
Cinque figure si aggirano stralunate e angosciate dentro uno scantinato, rifugio improvvisato nella Napoli allucinata e distrutta del futuro. L’ISIS ha invaso l’Europa e ora le bandiere nere del Califfato sono ovunque, i pochi scampati alla mattanza o alla conversione forzata resistono come possono. Terrorizzati, distrutti, senza notizie dei cari e con solo il ricordo di quelli che hanno perso a tenerli vivi, cercano in tutti i modi di trovare il modo di resistere e di non farsi trovare, nascondendosi in un bunker improvvisato.Il già precario equilibrio dei cinque sopravvissuti verrà messo in bilico dalla cattura di un miliziano da…
“La quarta unità” dei veneziani H20 Non Potabile: libertà “è” contraddizione nell’epoca della privatizzazione dei bisogni
«L’uomo nasce libero, ma siamo noi che lo manteniamo tale». Una contraddizione in termini, in una frase elevata a paradigma di una visione spietata del sistema aziendale. Spietata, o forse più vicina alla realtà di quanto non sembri?H2O Non Potabile, compagnia che la scorsa settimana da Venezia ha raggiunto la capitale per partecipare al Festival DOIT diretto da Angela Telesca e Cecilia Bernabei, ha portato sul palcoscenico del Teatro Planet uno spettacolo sulla monetizzazione dei bisogni umani e sulle ripercussioni nella vita di chi si lascia sottomettere dalle logiche astruse del “mercato” del lavoro: “La quarta unità”.Le unità aziendali sono…
Pagamento alla consegna: la commedia degli equivoci al Teatro San Genesio
Su una scenografia che riproduce l’interno di un grazioso appartamento londinese, Eric Swan, giovane marito segretamente senza lavoro da due anni, si trova a dover sbrogliare l’atto conclusivo di un inganno alla previdenza sociale che va avanti ormai da tempo. Sullo sfondo c’è una condizione spiacevole, la disoccupazione, ma vera protagonista è l’ilarità tutta britannica della commedia scritta da Michael Cooney, fondata su equivoci, simulazioni e dissimulazioni.Oltre al protagonista che riceve continui assegni di sostentamento grazie a una fitta rete di imbrogli ormai perpetuata, altri nove personaggi si avvicendano sul palcoscenico, compiacenti o ignari dell’enorme disastro messo in piedi da…
Ipnosi di suoni e parole tra Brecht e le lucciole: ErosAntEros a Bologna
Una delicata donna timorosa, entra in scena, in uniforme, sembra quasi una bambina addestrata da un ipotetico regime totalitario, si pone davanti al leggio e inizia, come in un rituale, la sua lettura. La voce profonda, che pare impossibile uscire da quell’esile corpo, diviene suono, acuto e cupo, demoniaco a tratti. I movimenti, piccole contrazioni fisiche, scandiscono visivamente le parole, i loro accenti, la loro importanza.Alla sinistra c’è un uomo, anche lui in divisa, che esegue dal vivo le musiche, dando vita a un percorso sonoro che diviene una regia musicale, per costituire ritmicamente il movimento della scena. Il lavoro…
Hedda Gabler di Keradman: “questa passione che è gioco, questa morale che è voglia”
Non una madre, non un'amante o un'infedele, Hedda Gabler è la terra norvegese di Henrik Ibsen, nelle pupille due rigidi inverni le ibernano il petto e non lasciano una tregua alle possibilità delle emozioni.Quando lo scrittore nato a Skien battezza il suo dramma a Monaco, la signora Gabler viene ignorata. Una donna incapace di entusiasmi non ama né conosce l'ardire del desiderio così che ogni seme in lei viene rastrellato senza attecchire, al punto che quasi non le si attribuirebbe la femminilità che porta in corpo.È Reza Keradman il padrino che la presenta nel nome di Astra Lanz al Teatro…
Milano: al Teatro Elfo Puccini la storia di “Gyula” racconta della gente che ha sempre una seconda opportunità nella vita
Tutti abbiamo conosciuto dei bambini speciali e le loro madri, donne con una straordinaria capacità di amare i propri figli con serie deformazioni e/o gravi problemi di salute con i quali convivono fin dalla nascita. Ma questi stessi bambini, amati dalle madri all’inverosimile, hanno quasi sempre delle doti particolari e così è per il giovane Gyula che orfano di padre, vive con la mamma Eliza in un paese dell’Est, sospeso nel tempo e nello spazio, in una atmosfera tipica dei Coen di prima maniera, anche se l’impianto scenografico ci riporta all’impostazione del cinema di forte impronta teatrale di Lars Von…

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