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Teatro

Hedda Gabler di Keradman: “questa passione che è gioco, questa morale che è voglia”
Non una madre, non un'amante o un'infedele, Hedda Gabler è la terra norvegese di Henrik Ibsen, nelle pupille due rigidi inverni le ibernano il petto e non lasciano una tregua alle possibilità delle emozioni.Quando lo scrittore nato a Skien battezza il suo dramma a Monaco, la signora Gabler viene ignorata. Una donna incapace di entusiasmi non ama né conosce l'ardire del desiderio così che ogni seme in lei viene rastrellato senza attecchire, al punto che quasi non le si attribuirebbe la femminilità che porta in corpo.È Reza Keradman il padrino che la presenta nel nome di Astra Lanz al Teatro…
Milano: al Teatro Elfo Puccini la storia di “Gyula” racconta della gente che ha sempre una seconda opportunità nella vita
Tutti abbiamo conosciuto dei bambini speciali e le loro madri, donne con una straordinaria capacità di amare i propri figli con serie deformazioni e/o gravi problemi di salute con i quali convivono fin dalla nascita. Ma questi stessi bambini, amati dalle madri all’inverosimile, hanno quasi sempre delle doti particolari e così è per il giovane Gyula che orfano di padre, vive con la mamma Eliza in un paese dell’Est, sospeso nel tempo e nello spazio, in una atmosfera tipica dei Coen di prima maniera, anche se l’impianto scenografico ci riporta all’impostazione del cinema di forte impronta teatrale di Lars Von…
Diamoci del tu: non è mai troppo tardi per cambiare
Tutto finisce com'era cominciato: con un saluto tra un famoso romanziere e la sua governante. Ma quello che accade tra questi due estremi è un evento inaspettato, un incontro talmente profondo da sconvolgere i due protagonisti.David (Enzo Decaro) per la prima volta, dopo ben 28 anni, si interessa di quella donna che lo aiuta in casa e di cui non conosce nemmeno il nome. Lucy (Anna Galiena) inizialmente intimorita dalle domande del suo principale, da quella sua affabilità a cui non è abituata, risponde in maniera sarcastica e scostante. Le sembra impossibile che quell'uomo sia curioso della sua vita, e,…
Vita, esperienze e vocazione di Angelo Maggi “Il doppiattore”
Pur avendo ormai molti detrattori, il doppiaggio rimane, in particolare per noi italiani, una caratteristica imprescindibile del nostro modo di rapportarci con il cinema. Anche i suoi più feroci critici, infatti, non potranno nascondere di essersi appassionati alla settima arte non certo seguendo i film con i sottotitoli in qualche cinema d’essai, ma travolti e conquistati dalle grandi voci di quegli attori che, nascosti nel buio della sala di doppiaggio, ci hanno fatto emozionare, ridere, commuovere. Sono loro che hanno contribuito in maniera determinante al successo di quegli interpreti e di quei film che sono entrati prepotentemente a far parte…
Il buio del Macbeth tra le ombre di Buti
BUTI – Dario Marconcini non è Michael Fassbender. Meno male. Giovanna Daddi non è Marion Cotillard. Meno male. Il “Macbeth”, definito e autodichiarato “Mini” (ma non manca niente, né le atmosfere cupe, né la sostanza, né la cura dei passaggi psicologici all'interno del dramma shakespeariano), ci pone davanti agli occhi i due futuri Re di Scozia invecchiati nei corpi (ci ricordano gli anziani Romeo e Giulietta della prima parte nella trasposizione ammirevole di qualche anno fa di Federico Tiezzi) sempre freschi ed agili e flessibili, dei direttori del Teatro di Buti, in un'operazione senza tempo che ritorna infinita nella carne,…
“Sissy boy”: un delicato monologo su chi ha perduto i sogni in scena al Teatro Elfo Puccini
Cosa si prova a vivere come una talpa fin dalla più tenera età, isolati ed ignorati da tutti? Quale il sentimento di chi viene emarginato perché si sente in un corpo che non rispecchia il proprio l’essere, la propria personalità? Come affrontare il mondo? C’è una via d’uscita per stare bene, facendosi accettare per quello che si è? Il protagonista di “Sissy Boy”, non ce la fa. Triste l’epilogo che l’attende come la sua fuga dal mondo, uno spazio che lo ha tagliato fuori, non consentendo di vivere a Sergio, questo il nome del protagonista, di questo delicato e commovente…
39 scalini al Teatro Trastevere: un noir comico e sensazionale
39 scalini da salire, da rincorrere, da individuare attraverso inizi confusi e situazioni esilaranti. Londra, anni Trenta, Richard Hannay, tranquillo signore dal cappello a tesa larga, assiste a uno spettacolo di cabaret, improvvisamente uno sparo di pistola interrompe lo show di Mr Memory, ometto dalla memoria eccezionale. Hannay si ritrova in casa sua con la donna che ha sparato, ma la donna viene pugnalata durante la notte e per la polizia il colpevole non può che essere lui. Deve scappare lontano, deve scagionarsi perché è innocente, potrà farlo solo risolvendo l’enigma che si cela dietro le ultime parole della misteriosa…

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