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Teatro

Generazioni: chi non conosce la Storia non conosce se stesso
Un paesino in Lazio, seconda guerra mondiale.Una ragazza rimasta sola ospita nella sua stalla un soldato spaurito e affamato. Non le importa se è un fascista o un alleato: è un essere umano in difficoltà a prescindere dalla divisa che indossa. Una notte lui entra in casa e avviene ciò che si erano detti solo con gli occhi. Morirà fucilato poco tempo dopo e lei darà alla luce una bambina che non conoscerà mai suo padre. Roma, 1968.I comunisti raccolgono in eredità gli ideali della Resistenza e la figlia della guerra cresciuta senza padre, ormai adolescente, non può non prendervi…
Il Registro dei Peccati, Moni Ovadia in scena al Teatro Vittoria
Entrare in teatro, raggiungere il proprio posto, accomodarsi, attendere l’inizio dello spettacolo e poi sorbirsi due ore vere, piene, senza alcuna pausa, di monologhi, racconti, storie religiose ebraiche, il tutto intermezzato al massimo da preghiere cantate a cappella. Alla fine, è possibile uscire dalla sala non altamente annoiati o, peggio, privi della sensazione di aver buttato più di 120 minuti della propria vita inutilmente? Succede, soprattutto se si tratta di “Registro dei peccati” di Moni Ovadia.Quella che, dal 15 fino al 24 Marzo, sta andando in scena al Teatro Vittoria di Roma è una vera e propria “lezione” che il…
“Stasera sono in vena”: il dolore illuminato di Oscar De Summa
FIRENZE - Una storia sporca come il rock, che macchia, segna, penetra, soffoca, avvinghia. Una storia di pelle, saliva, sangue e terra. Una storia che puzza di marcio, di carogna, di degrado ma che, nella stessa maniera, odora del sole bianco del Sud, degli olivi dinoccolati e severi, dei tramonti che spariscono a est. Una storia raccontata prima con il corpo, dal corpo, e poi con le parole, veloci, impazzite e potenti di Oscar De Summa, occhi liquidi, sguardo bruciante, anima nera; come neri sono i ricordi dell’inferno e del miracolo dei suoi vent’anni, la sua stagione di perdizione e…
Millequarantatre e una notte con Marco Baliani: "Kohlhaas" al Teatro Lelio di Palermo
Millequarantaquattro è l’incredibile numero di volte che Marco Baliani ha finora portato in scena “Kohlhaas”, lo spettacolo scritto a quattro mani con Remo Rostagno e ispirato all’opera “Michael Kohlhaas” di Heinrich von Kleist. La vicenda realmente accaduta nella Germania del 1500 di Michael Kohlhaas, un mercante di cavalli vittima di un sistema giudiziario corrotto, arriva in scena nel 1989 e inaugura il cosiddetto teatro di narrazione che vede - come ha osservato Gerardo Guccini - "alcuni attori-autori iniziare a presentarsi sulla scena senza lo schermo del personaggio, ma anzi - con la propria identità non sostituita per raccontare storie, senza…
Wilde contro Wilde: “De Profundis” secondo Antonio Nobili e Martina Mastroianni
“Il vizio supremo è la superficialità. Tutto ciò che viene vissuto fino in fondo è giusto” (Oscar Wilde, “De Profundis” 1897) “Colpevole” di essere omosessuale, Oscar Wilde scrive il “De Profundis” nel carcere di Reading dove sta scontando la condanna da due anni. La lunga lettera, che Wilde rivolge al suo Bosie alias Lord Alfred Douglas, è un invito ad abbandonare un modo di vivere superficiale e a essere padroni della propria esistenza, nel bene e nel male.Antonio Nobili e Martina Mastroianni portano in scena al teatro Furio Camillo la propria versione e visione del “De Profundis”. La loro è…
La pelle tra corpo e musica nel quadro vivente di “CUTE”: la compagnia Matroos al DOIT festival
Una grande tela color “carne” accoglie lo spettatore in sala. Di fianco al palco una musicista inizia a danzare con le dita sulla tastiera componendo meravigliosi suoni. L’incontro della danza corporea e di quella sonora fanno delle due voci artistiche di Lisa Rosamilia e Giada Bernardini una combinazione perfetta: quella che si cela sotto il nome di Compagnia Matroos e si esprime in “CUTE”, spettacolo vincitore del Premio speciale Off allo scorso Fringe Festival di Roma e ospite alla corrente edizione del DOIT Festival in scena al Teatro Planet.Solo un grande rettangolo di tessuto cutaneo domina la scena. La cute,…
Piccole coppie non crescono in “Ti auguro un fidanzato come Nanni Moretti”
MILANO – Il titolo è dichiaratamente un omaggio a quelli tragicomici di Lina Wertmuller. E sta proprio qui lo snodo, lo scarto, l'ingranaggio tra il Nanni Moretti citato dalla piece e la regista napoletana presi a modello da due fidanzati trentenni o poco più. Lei gradirebbe un intellettuale contorto, pensoso e aggrovigliato sui massimi sistemi dell'esistenza, della sociologia urbana e dell'antropologia culturale, lui preferirebbe una donna ironica e pungente, senza peli sulla lingua, diretta, forte. In definitiva nessuno dei due realmente vorrebbe, perché non saprebbe gestirli e ne risulterebbero schiacciati, Moretti o la Wertmuller, troppo alti, troppo impegnativi, troppo avanti,…

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