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Teatro

Lab121: questo “Inquilino” non rimane “Insonne”
MILANO – La “I” è una lettera dritta, intera, che traccia una retta certa, un segno forte, un taglio di Lucio Fontana, dal basso della polvere s'innalza alle vette delle nuvole, tende a Torre di Babele possente, s'inerpica su in alto, mira alle stelle, ha un corpo longilineo ma solido, è un segno prestante, concreto, tangibile, come un dito che indica la Luna o le comete in transito, un cammino verticale da Shuttle senza indugi. Come la lettera è immobile, salda e compatta nel suo essere slanciata, così i due termini, con la stessa iniziale, che compongono il dittico di…
Il ricordo di una strage dimenticata: “El Mi Cittino” di Andrea Ferri e Matteo Malfetti
“Bisogna fare qualcosa, ma cosa?”. È la domanda che riecheggia nella mente dei membri della banda partigiana “Renzino”, alcuni giorni prima della strage nazista che cambiò per sempre il volto della tranquilla cittadina di Civitella Val di Chiana.Il 5 aprile Matteo Malfetti ha ricordato sul palco del Teatro dell’Orologio di Roma la storia dell’eccidio avvenuto il 29 giugno del 1944 nel bucolico paesino vicino ad Arezzo. In “El Mi Cittino” l’attore diretto da Andrea Ferri ripercorre la Storia attraverso gli occhi dell’antifascista Edoardo Succhielli, giovane comandante delle forze partigiane che operavano in loco, considerati per settant’anni i diretti responsabili della…
Nella “Glory Hole” del perbenismo, un’occasione mancata per sporcarsi davvero
CALENZANO – Qualche tempo fa avevamo avuto l'occasione di leggere una prima versione di questo “Glory Hole” di Ilaria Mavilla, diciamo il nocciolo, il plot che, espanso ed approfondito, ha portato alla stesura definitiva e alla messa in scena per la regia di Gherardo Vitali Rosati e sul palco, meglio nella buca (quella che fu di Stefano Massini nella trilogia della “Gabbia”), Roberto Andrioli. Non possiamo non tracciare una linea, non sottolineare differenze e scarti rispetto a quella prima tappa del lavoro che era decisamente più carnale, corporea e fisica, e, visto il tema, anche più centrata. E' stata fatta…
Roma: "Il mondo non mi deve nulla" in scena alla Sala Umberto
Il pubblico del Teatro Sala Umberto si aspetta un certo tipo di spettacoli, nel teatro che porta in scena attori e cabarettisti della televisione italiana. Si aspetta di ritrovare quel linguaggio, diretto e ammiccante, di vedere lo sfarzo della messa in scena e dei costumi, di non pensare troppo, di non essere scosso. Quindi chi crede che il teatro deve provocare una catarsi, deve emozionare, entrando nella testa e nel cuore, meglio che si rivolga altrove. “Il mondo non mi deve nulla” di Massimo Carlotto con la regia di Francesco Zecca, in scena dal 1 aprile, non delude le aspettative.…
“China Doll - sotto scacco”: essere (ap)pagati da un nuovo «pretesto»
Il giornalista francese Roger Vailland, nel suo approccio tanto sincero quanto crudo alla vita, disse un giorno «esistono molte cose più importanti del denaro. Il male è che serve molto denaro per acquistarle». Ma bisogna veramente disilludersi a tal punto da credere che gli unici valori possibili si annoverino nei conti di banche svizzere? E che veramente l'unico paradiso a cui si ambisca sia quello fiscale? In un mondo come quello di Mickey Ross non sembra esserci nessuna idea di salvezza eterna finché c'è un “Dio - Denaro” con cui negoziare un vero e proprio atto di fede alla vita.Eros…
A.N.D.R.E.A, sei personaggi in cerca di una “presa di coscienza”
È stato un esperimento decisamente interessante A.N.D.R.E.A, spettacolo della Compagnia Fondamenta Teatro e Teatri e andato in scena i giorni dal 1 al 3 aprile al Teatro di Posa del Campus di Cinecittà Studios. Già all’ingresso diventa chiaro che il tentativo è quello di immergere fin da subito lo spettatore all’interno della storia: per raggiungere gli spalti, infatti, si deve passare per un tunnel avvolgente e oscuro, in cui domina il buio; durante il tragitto, si è accompagnati da gemiti, urla, risate isteriche e un “bip” che ha tutta l’aria di essere quello tipico di un elettrocardiogramma. Raggiunto il proprio…
Monologo per un uomo di troppo: “L’intruso”
Immaginate di ritrovarvi chiusi in una stanza con un uomo che vi supplica di ascoltare la sua storia e alla fine vi chiede di giudicarlo. Considerate che le possibilità sono due. Ascoltate ciò che ha da dire oppure vi alzate e andate via, ponendovi a vostra volta sotto lo sguardo sorpreso e sdegnato di un pubblico giudice.Scommetto che restate ben attaccati alla vostra sedia.L’uomo che chiede disperatamente la vostra attenzione è un sociopatico: vi serve su un piatto d’argento le sue ossessioni e manie, il suo odio verso una società piramidale somigliante a una grande macchina d’acciaio che ingoia gli…

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