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Teatro

“Questa sera si recita a soggetto”: la gelosia va ancora di moda
«Lo comanderò io, il gong, quando sarà tempo!» grida Luigi Lo Cascio all’apertura del sipario di “Questa sera si recita a soggetto”. Non è “iroso” come prevedrebbe il testo pirandelliano, appartenente alla trilogia del teatro nel teatro, per il Dottor Hinkfuss; è invece timido, sommesso e leggermente imbarazzato davanti alle grida già sentite di «Manicomio!». E lo è fin quando il palcoscenico non si trasforma in un più confortevole laboratorio nel quale il protagonista può finalmente far emergere la natura di dottore rispetto a quella di regista.Siamo nel 1929 quando la scienza non ha assolutamente remore nell’invadere il mondo dell’arte,…
Il Teatro Olimpico riapre i battenti e il pubblico risponde in massa
22 gennaio 2016 – 26 aprile 2016. Dopo quasi 100 giorni è finalmente tornato ad alzarsi il sipario del Teatro Olimpico. Era appunto il 22 gennaio quando il parziale crollo di una palazzina nelle immediate vicinanze aveva provocato, forzatamente, l’interruzione della stagione in corso e i successivi lavori di messa in sicurezza della struttura.Il Direttore Artistico Lucia Bocca Montefoschi ha deciso di riaprire i battenti con una serata intitolata “Teatro Olimpico... di nuovo in scena”, una serata condotta da Giancarlo Magalli e che ha visto salire sul palco molti artisti cosiddetti “amici” del teatro situato al Flaminio. Comici quali Maurizio…
“Friendly Feuer”: arti, memorie e lingue, tre visioni dello spettacolo
Scavalcare un confine per sentirsi liberi, per fuggire da quegli ordini che, come macigni, ti portano a violare i tuoi stessi ideali nel nome di qualcosa di così grande in cui, in verità, non hai mai creduto veramente. Sprofondare nella neve, rialzarsi, soffrire, spogliarsi di tutti gli oggetti che ti ricordano quella casa a cui non potrai fare ritorno. Arrivare in un luogo sconosciuto e sentire la paura così lontana da poter chiudere per un attimo che profuma di eternità, mentre il calore di un insospettato fuoco promette di non lasciarti più solo.Marta Gilmore, regista, drammaturga e interprete, con lo…
Alla ricerca del quid che ci manca
BOLOGNA – Intrinsecamente il “Circa” è il quasi, il forse, il soffio, quella piccola mancanza, quel tot minimo, l'assenza che pare insignificante e che invece, a conti fatti, era essenziale, fondamentale, il pelo, il capello, la fessura, lo spazio minuto, il pezzetto infinitesimale, la rinuncia millimetrica, la distanza minima che rende eterno lo sforzo d'arrivare senza mai riuscire ad esultare, a toccare il bordo, il nastro, ad alzare il braccio per primo, a rifiatare, a riposarsi, a sorridere pienamente soddisfatti, in una continua tensione ad allungarsi, a stirarsi, in un movimento a deformarsi.Circa che poi è anche “cerca” come moto…
Al Teatro Elfo Puccini in scena il traffico degli organi nel racconto di Manjula Padmanabhan
Se Shakespeare ne “Il mercante di Venezia” parlava di riscatto in termine di libbre di carne, in “Harvest, Quanto costa un uomo al chilo” Manjula Padmanabhan affronta il delicato tema della vendita degli organi attraverso un racconto che sa di favola cibernetica. In una dimensione spazio temporale non definita, Matteo Salimbeni dirige un racconto in cui al centro è il giovane Om Prakash, un abitante del terzo mondo, dove la gente ammassata in palazzoni abitati da 200 famiglie, ha sempre lo stomaco vuoto e i bagni sono in comune. In un mondo classista, dove ci sono abitanti di prima classe…
Parlare per non morire: i “Giorni felici” di Andrea Renzi e Nicoletta Braschi
Parla, parla e parla. Non fa che parlare la cara vecchia Winnie, interrata fino alla vita in un alto cumulo di pietre arso dal sole cocente. Pettinata e truccata da brava borghese, ha davanti a sé tutto quello che le occorre per affrontare una nuova giornata: una grande borsa nera che contiene molti oggetti, fra cui un dentifricio, uno spazzolino da denti, un pettine, un rossetto e una limetta per le unghie; un ombrellino per ripararsi da sole e intemperie; e una rivoltella che ogni tanto accarezza. Alle spalle, quasi fuori dalla portata del suo sguardo, il marito Willie (il…
Ricorda per sempre il “3 novembre”: al Teatro Studio Uno, due voci per una sola attrice raccontano l’attentato alla metropolitana di Tokyo
Eccezion fatta che per un arco di pietra e una luce, il palco è vuoto. Lo spazio è molto piccolo, il pubblico è infatti stipato su delle panche, ma la scena sembra profondissima. Cantando un motivetto a cappella, una giovane donna in vestitino e scarpe da tennis accompagna gli spettatori romani del più multietnico fra i quartieri (siamo a Torpignattara) verso la capitale del Giappone. Si parla di sette pseudo buddiste che ricordano Scientology, di torture spacciate per pratiche di meditazione, di sequestri di persona e gas nervino. Il punto di vista è quello di una ragazza sola, distrutta dall’improvvisa…

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