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Teatro

La strana coppia: chi trova un amico trova un tesoro?
Oscar è un giornalista sportivo, divorziato ormai da anni, che vive il suo tempo in solitudine bevendo birra e ascoltando la radio. Un’esistenza tranquilla, monotona, che non sembra serbargli nulla per il futuro.Felix è un uomo ossessionato dall’ordine, amante delle pulizie e della buona cucina, ipocondriaco e vittima di tic che aumentano quando la moglie, dopo dodici anni di matrimonio, decide improvvisamente di lasciarlo. Oscar e Felix si conoscono da tempo ed è per questo che il giornalista, dal carattere burbero e scostante, si propone sin da subito di ospitare nella sua casa l’amico. Inizia così la convivenza tra i…
Dall'Oriente, ai saltimbanco, alla poesia: Benvenuto Cellini è Carnevale, passione e fede
“La mia idea era quella di fare del Carnevale – un tempo in cui ci si traveste, in cui tutto si capovolge e la realtà non è più ciò che sembra – il vero fulcro, la tonalità di tutta l'opera. È il tempo in cui la follia prende il sopravvento. È in fondo lo specchio del carattere di Cellini artista, soprattutto perchè la sua vita mi è parsa un po' tutta carnevalesca” (Il mondo alla rovescia di Benvenuto Cellini, Intervista a Terry Gilliam di Luca Pellegrini). “Benvenuto Cellini” sta girando l'Europa: dopo Londra, Amsterdam e Barcellona è arrivato anche a…
Una sigla che condanna a morte: le “Vite parallele” dei malati di SLA al Teatro Furio Camillo
“Mi chiede: Fa molto male morire? Beh, tesoro – rispondo – sì. Ma fa molto più male continuare a vivere.” (Chuck Palahniuk).Una mano si stringe in un pugno che si avvicina allo stomaco dello spettatore e lo colpisce in pieno. Questo è “Vite parallele”, lo spettacolo che il regista e drammaturgo Antonio Nobili ha portato sul palco del Teatro Furio Camillo fino al 17 aprile: un faccia a faccia con la precarietà esistenziale, con la malattia, con la sofferenza, con la morte.Ci troviamo di fronte a due stanze divise da un muro immaginario: in una abita Valerio (Alessio Chiodini), aspirante…
Milano: il Teatro Grassi Blindato per lo spettacolo “Sanghenapule” di e con Roberto Saviano e Mimmo Borrelli
Una generazione a confronto quella dello scrittore Roberto Saviano e dell’attore Mimmo Borrelli, entrambi classe 1979 per uno spettacolo che racconta Napoli attraverso la leggenda di uno dei Santi più famosi al mondo, San Gennaro, considerato il Santo dei Santi, il Santo a cui molti, al di là dei confini campani ed italiani, si rivolgono come protettore perché considerato un Santo terreno. La notorietà del Santo è legata al miracolo dello scioglimento del sangue, attribuito al Santo appunto, che si verifica una volta l’anno. La scelta di parlare di San Gennaro è strettamente connessa alla volontà di raccontare e tentare…
Tognazzi e Izzo con “Figli, mariti, amanti…” al teatro Sala Umberto. La vivisezione dei difetti italiani?
Quando l’età avanza e non ci riconosciamo più in ciò che ci rimanda lo specchio. Quando i ricordi si addensano nella nostra mente come una melassa informe e tumultuosa. Quando ciò che abbiamo oggi sembra una scelta sbagliata del nostro passato. Insomma quando la vita ci mostra ciò che eravamo e pensiamo a ciò che volevamo essere, come superare la delusione, lo stress, l’addensarsi di cambiamenti che trasformano la nostra mente ed il nostro corpo in una prigione più che in una ridente bicocca di campagna?Dietro la dissacrante (e a tratti un po’ sbracata) ironia di “FIGLI, MARITI, AMANTI...” assistiamo…
L’amore tra il pop e il noir: “Plouf!” di Mitridate Minovi al Teatro Sala Uno
Tutti amiamo essere amati. Ma è legittimo pensare di fare di tutto pur di ottenere l’amore di colui o colei che desideriamo?È quello che succede a Casper protagonista del dramma d’amore post-moderno raccontato nello spettacolo “Plouf!”, andato in scena al Teatro Sala Uno.Tra la noia esistenziale della giovane generazione di oggi e il disagio reale creato dalla solitudine dell’essere umano odierno, un classico e banale triangolo amoroso detta il filo del discorso. È la storia di Casper, Penelope ed Harry, un pupazzo dalla testa gigante.Il titolo dal suono onomatopeico “Plouf” preannuncia il dramma reale del protagonista, del quale ogni impresa…
Nell’attesa di un autobus, sprofondare nella follia: “Neurosi delle 7.47” al Brancaccino
C’è un film del 2007, “L’Età Barbarica” di Denys Arcand, significativo ma poco conosciuto, in cui il protagonista, Jean Marc Leblanc, rivolto alla moglie, dice: “sai, non pensavo potesse succedermi un giorno, ma potrei anche ucciderti. Non è così inimmaginabile”.Lo sentiamo alla radio, lo vediamo alla televisione, lo leggiamo sui giornali: raptus di follia omicida, inspiegabile atto di violenza, lite finita in tragedia. Inspiegabile, oscuro. Non a caso il film, nel suo titolo originale, si chiama “L'Âge des ténèbres”, l’era delle tenebre. Tenebre umane, mentali, neurotiche. Lo spettacolo “Neurosi delle 7.47”, scritto da Ennio Speranza per la regia di Massimo…

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