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Teatro

"Morte di un commesso": viaggio immobile di esistenze grigie
PADOVA – Tenerezza e frustrazione, impotenza e pietà sono i sentimenti che si alternano tra le righe, tra le scene, tra le battute e le parole, calde e ciniche, vicine e così gelide, di “Morte di un commesso viaggiatore”. Grandi registi e grandi interpreti hanno affrontato, fin dal 1949 (fu Premio Pulitzer per la drammaturgia), data del debutto, questo grande affresco americano portatore di valori e carico di riflessioni, antropologiche, sociali e politiche: da Elia Kazan, primo regista, a, in Italia, Luchino Visconti, così come grandi attori hanno condiviso corpo e voce con quella del protagonista, Willy Loman, da Paolo…
I pretendenti
Diciassette persone chiuse in una scatola rossa. Diciassette tipi umani che si incontrano, scontrano per rimuovere un uomo dal ruolo di direttore di un’associazione culturale di una cittadina della provincia. Diciassette maschere. Valentino Villa porta al Teatro Studio “Eleonora Duse” gli allievi attori del III anno dell’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, dal 4 al 9 febbraio, interpretando a suo modo I pretendenti (1989) del drammaturgo francese Jean-Luc Lagarce. Scomparso prematuramente a 38 anni per il “male di fine secolo”, è attualmente l’autore più rappresentato in Francia, dopo il grande Molière. Il teatro di Lagarce si caratterizza per la…
"Saul", Gionata, David: ed io tra di voi
GENOVA – E' un gioco di incastri pericolosi, di relazioni adesso segrete ora palesi, quelle che intercorrono tra questi tre personaggi, tutti al maschile, tre lati dello stesso triangolo, tre spigoli, tre angoli dello stesso poligono. Saul, il Re, Gionata, il Figlio, David, il consigliere (potrebbe essere lo Spirito Santo) creano impasto e separazione, si uniscono e si allontanano, si amalgamano per poi prendere le distanze, si abbracciano per poi dichiararsi guerra, come atomi che prima si attraggono per infine respingersi. Un “Saul” molto giovane e contemporaneo, quasi un concerto, questa produzione del Teatro della Tosse (insieme ad Arca Azzurra…
Se "Itaca" è "per sempre" Ulisse si sente un prigioniero
MILANO – Chi corre e chi tesse, chi va e chi resta, chi viaggia e chi sta, chi esiste e chi resiste. Si possono riassumere così i due caratteri compresi e contesi nell'Odissea, da una parte Ulisse, guerriero e navigatore, dall'altra Penelope, regina nella reggia di Itaca ad aspettare il suo ritorno. Scheggia impazzita e porto sicuro. Ma questo “Itaca per sempre”, tratto dal volume di Luigi Malerba (prod. Trentospettacoli) mette in campo (è proprio un terreno di guerriglia quello che ci si para davanti) lo scontro tra i due generi, il maschile, l'androgino, il testosteronico, e il femminino, l'accogliente…
"Rusina": storia di donne calabresi di tempra
ROMA – Negli ultimi decenni c'è stata una riscoperta delle lingue del Sud Italia. Non chiamiamole semplicemente dialetti. Il Napoletano da Eduardo e Scarpetta passando per Ruccello e recentemente Mimmo Borrelli, il Siciliano con Emma Dante, Scimone e Sframeli, Vincenzo Pirrotta, Rosario Palazzolo e Davide Enia. Mancava all'appello la Calabria. Grazie a Primavera dei Teatri, festival ventennale di Castrovillari, da una parte, che ha fatto fiorire una generazione in loco, ed ai Krypton dei Fratelli Cauteruccio, cosentini ma di base a Firenze (memorabile il loro “Finale di partita” tradotto), molti artisti calabresi sono saliti alla ribalta e ci hanno mostrato…
Scene di violenza coniugale: il femminicidio a teatro
TORINO – Nel 2018 le donne vittime di femminicidio in Italia sono state 142 (dati Eures). Dal 2000 ad oggi, in questi venti anni, oltre 3200: un massacro, una strage, un'ecatombe, un disastro, un martirio, un attentato. Non va certo meglio in Europa: nel 2016 l'Italia registrava un tasso di omicidi con donne vittime pari a 0.5 ogni 100.000 persone. Uno dei livelli più bassi, e non è che ci sia da festeggiare, un amaro primato: la GB arrivava a 0.9, la Francia a 1, la Germania a 1.1. Non c'è da gioire. La cronaca, ogni giorno, ci riporta alla…
"Ferdinando": il candore nero che distrugge lo status quo
NAPOLI - La lingua di Annibale Ruccello è materica, attuale, viva. È un napoletano essenziale che affonda un piede nella tradizione di Scarpetta e di Eduardo per poi superarla, spiccare il volo in avanti verso una contemporaneità vivida e pulsante e farsi presente, il nostro presente, quartiere, basso e popolo. È una lingua che gratta, aspra e ruvida, ma che, al tempo stesso, accarezza e addomestica, ci alliscia e ci prepara all’inevitabile turbamento e alla riflessione. È una lingua che va a creare immagini sulla scena, così come ci ha dato dimostrazione la regista Nadia Baldi che ha raccolto l’opera…

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