Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

×

Attenzione

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 752

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 739

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 741

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 751

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 749

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 746

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 736

JUser: :_load: non è stato possibile caricare l'utente con ID: 742

Teatro

“Viva la vida”: l’omaggio alla figura di Frida Kahlo che diventa “comune” intrattenimento per il pubblico
La trasposizione teatrale di un testo narrativo rappresenta sempre di per sé un azzardo, soprattutto se ci si illude (come spesso accade “dietro le quinte”) di poter replicare l’eco della parola letta su pagina – forte dell’intimità della nostra mente e del suo rumore bianco – con lo stesso impatto emotivo di quella recitata. Non costituisce eccezione, in questo senso, nemmeno la cornice della Sala Strehler del “Teatro Biondo” di Palermo, dove il 4 marzo (in contemporanea con la sospensione di tutte le attività in virtù dell’emergenza COVID-19) ha debuttato, in prima nazionale, il riadattamento del regista Gigi Di Luca di “Viva la…
Esercizi di stile su "Roccu u' stortu": #iorestoacasa ma continuo a guardare teatro
In tempi di Coronavirus, di #iorestoacasa, di un teatro che si ferma ma non si arresta, abbiamo colto l’occasione per fermarci anche noi e trovare il tempo, il giusto tempo, di incontrare alcune perle del palcoscenico italiano. In questo caso abbiamo assistito alla versione televisiva di “Roccu u' stortu”, trasmessa su Rai2-Rai Spettacolo all’inizio degli anni 2000. L’opera, scritta da Francesco Suriano e messa in scena dalla compagnia Krypton con la regia e l'interpretazione di Fulvio Cauteruccio, ci ha portato a pensare a una esperienza di scrittura diversa, una triplice visione, un’esercitazione a tre voci e tre diversi tagli, tre…
Passare la quarantena con la poesia: sui social del Teatro Stabile dell'Umbria letture di Sandro Penna
Siamo tutti un po’ Sandro Penna in queste settimane di quarantena. L’epidemia di coronavirus ha lasciato le strade vuote e le stanze piene. Tutte le vite, quelle giovani, adulte e anziane, sono in sospeso come un respiro trattenuto. Siamo come il poeta perugino che ha trascorso buona parte della sua esistenza come una presenza invisibile, pressoché segregato in casa nella disordinata incuria. Entrambi, noi e lui, in attesa della vita del domani. Certo le nostre dimore saranno ben più pulite e igienizzate della sua, a forza di essere ‘reclusi’ l’attenzione per il pulito diventa maniacale, e le nostre vite normali…
Fujairah International Arts Festival: deserto, teatro e futuro
Gli Emirati Arabi Uniti sono, nell’immaginario comune, il Golfo Persico e il deserto; i cammelli e il petrolio; la scintillante Dubai, con la sua continua espansione a macchia d’olio (a ottobre dovrebbe iniziare l’Expo se la situazione legata al Coronavirus migliorerà) e i grattacieli che si battono per record di altezza da un anno all’altro (è adesso in costruzione la Iconic Tower di Calatrava, che diventerà a fine 2020 l’edificio più alto del mondo con i suoi 1330 metri), capace di attirare turisti e investitori da tutto il mondo; o la capitale Abu Dhabi, sede di una delle moschee più…
“Che cosa ti manca del teatro?”: il Teatro al tempo del coronavirus
Mi manca il teatromi manca quando si spengono le lucimi manca la prima battuta dell'attoremi manca l'odore delle sediemi manca il loro rumore quando scricchiolanomi manca il vicino di poltrona che sbuffami mancano anche i cellulari accesimi mancano i colpi di tossemi mancano le caramelle scartate e le suonerie che trillanomi mancano gli applausi alla finemi manca la commozionemi manca il foyer che pullula e tintinnami mancano le strette di manomi manca la maschera che ti strappa il biglietto e ti sorridemi mancano gli occhi dell'attore che mi indaganomi manca quando la parola si fa corpomi mancano i respiri dell'attore,…
"Amleto e sua moglie Ofelia": uno spettacolo “in lontananza” di Gabriele Linari
Se Ofelia fosse sopravvissuta all’abbraccio mortifero del corso d’acqua, non ne conserveremmo l'idea di quel suo esotico abbandono all’Hogsmill nel plein air di Millais. Ma se fosse stato proprio Amleto a sottrarla da una fine ricercata come estremo congedo dalla vita e dal ruolo che in essa ci si è trovati a jouer, forse ne avremmo visto una evoluzione ulteriore, dal ragazzo che idealmente leggeva il Montaigne contemporaneo di Shakespeare e andando persino oltre a quello che nel Novecento avrebbe brandito Kafka, Camus o Sartre. Si sarebbe potuto riflettere di certo più distesamente su tutte le vite che hanno avuto…
“Enrico IV”: Herlitzka è il vecchio Re folle
Uno squarcio che riduce a brandelli il velo di una doppia messinscena, di una doppia finzione. È questa l’operazione che Antonio Calenda compie nella sua rappresentazione dell’“Enrico IV”, in scena dal 25 febbraio all’8 marzo al Teatro Basilica di Roma, con Roberto Herlitzka nei panni del “re pazzo”. Questa ambientazione consente agli attori di recitare quasi in prossimità del pubblico, in un ideale proscenio, che contribuisce a rendere la messinscena ancora più “teatrale”. Il regista ricorre alla cifra della metateatralità per superare lo stallo di una rappresentazione filologica che risulterebbe anacronistica. È infatti un conflitto senza tempo quello che attraversa l’intera…

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Colori e sapori

Digital COM