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Teatro

Al Festival de Almada parlando di razzismo, colonialismo, gender e figli di puttana
LISBONA – “C’è a Lisbona, come in nessun’altra città del mondo, ciò che io definisco natura architettonica. A Lisbona questo concetto è perfezione” (Thomas Bernhard).  Arrivando in aereo si sorvola il Cristo Rei con le sue braccia spalancate ad accoglierci e a indicarci la via. Gli passiamo proprio sopra quasi a scompigliargli i lunghi capelli, lisciandoli e pettinandoli. Vederlo nuovamente (sono qui al Festival de Almada per la quarta volta) ci benedice, ci fa sentire figliol prodigo, ci infonde emozione e speranza. A guardarlo dalla costa di Lisbona, con il sole che ci ferisce gli occhi, quasi sparisce in alto…
Kilowatt '21 fa luce sulle varie declinazioni di perdita della memoria
SANSEPOLCRO – C'è una linea, neanche poi così sottile, che da Piero della Francesca, passando per aziende di fama globale del territorio come Buitoni e Aboca, arriva fino a Kilowatt. Sansepolcro, che tutela le proprie radici, non si è fossilizzata soltanto su quelle. L'aspetto green va di pari passo con il teatro, anzi con l'idea di fruizione dell'arte, slow, intelligente, piccola, leggera, maneggevole. A partire dalla location principale di quest'anno, i Giardini di Piero, dove si svolgevano la maggior parte delle attività e che ben presto sono diventati agorà per ritrovarsi, parlare sotto tendoni, scrutarsi occhi negli occhi dopo i…
Coefore e Baccanti: con Livermore e La Fura, Siracusa cerca nuove forme
SIRACUSA – Due ore e quaranta il primo, due ore e mezza il secondo. Cinque ore in due giorni a sedere sulle pietre sacre. E se il teatro per alcuni è ancora considerato sofferenza (non lo dovrebbe essere mai), il dramma antico ha preso alla lettera tale regola e insegnamento. Si noleggiano i cuscini per stare minimamente più comodi sui sassi millenari. Certamente la durata e la magnificenza e la prosopopea e la grandeur e la maraviglia fanno parte del gioco che il pubblico si aspetta da Siracusa e che i registi chiamati in qualche modo sentono di dover rappresentare.…
La parola di Scaldati e le intuizioni della Gionfrida: il Pinocchio dello Stabile di Catania
CATANIA – Franco Scaldati è a tutt'oggi ancora un mistero. Un mistero umano, esistenziale, letterario, teatrale. Una grotta, una cava, una miniera, più si va in profondità e più si trova, si scava ed escono aspetti impensabili, documenti, testi, memorie. In quello che era il suo studio, praticamente uno sgabuzzino claustrofobico e minuto, alla sua morte, avvenuta a soli 70 anni, ormai otto anni fa, sono stati rinvenuti 63 testi. E dire che in vita, in scena, ne erano andati soltanto tredici. Quindi pagine e pagine, centinaia, alle quali dare un ordine, con correzioni e cancellature continue, una scrittura poetica…
Al "Campania Teatro Festival" molto Napoli: Sanità, Sala Assoli, Nest
NAPOLI – Nelle città fragili, che si dibattono storicamente su un equilibrio precario (ricordiamo la leggenda di Napoli sospesa su un uovo, metafora perfetta) gli effetti di tragedie sociali come la pandemia hanno fatto ancora più danni che altrove, hanno trovato terreno fertile smontando quella socialità, quella parvenza di normalità fatta di lavori alla giornata, di “fatica” da inventarsi e conquistarsi a morsi un pezzo alla volta, giorno per giorno. E si incontrano sempre più ragazzi che ti vogliono vendere, all'ingresso di Via Chiaia o in Piazza del Plebiscito o salendo su per Toledo, calzini o penne per scrivere e…
Il bosco come cura e attraversamento: a Campsirago è trekking culturale, ecologia teatrale
CAMPSIRAGO – “Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà” (San Bernardo di Chiaravalle). Il bosco è il palcoscenico all'aperto di Campsirago, un nome che a cercarlo sulle cartine nessuno c'è. E' l'isola che non c'è, l'inizio dei sentieri per inerpicarsi e incunearsi su per la montagna lombarda torva a fradicia, un nome che rievoca passaggi di civiltà lontane e ancestrali che hanno segnato questi luoghi selvatici più che selvaggi. E c'è la sua bella differenza. Celti e longobardi hanno attraversato queste terre segnandole e i loro rimasugli…
Un Decameron moderno in dieci scene: fuga dalla pandemia raccontandosi storie
MILANO – La gestazione è stata lunga, più volte cominciate le prove, poi interrotte, nuovamente sul palco ed ancora stoppate. Infine, dopo due anni, la scena, l'agognato debutto. Era il 2019 quando venivano gettate le basi per questo “Decameron, una storia vera” dell'accoppiata solida Filippo Renda, drammaturgia, e Stefano Cordella, regia, supportati dalla produzione dell'MTM e TrentoSpettacoli. Partendo dall'idea boccaccesca, dieci giovani che per rifuggire la peste, scappano in un luogo isolato e iniziano a raccontarsi novelle, i nostri sei sul palco attuale (nella finzione teatrale) si recludono per fuggire alla pandemia, ognuno portando le proprie storie (le suggestioni arrivano…

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