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Teatro

Se questo è Malosti: Levi non può essere lieve
ROMA – Dopo averlo visto nelle vesti carnascialesche e viscerali dei Sonetti shakespeariani, dopo averlo ammirato in un Moliere colorato e raffinato, stavolta applaudiamo un Valter Malosti poliedrico, sempre più artista a 360 gradi, capace di cambi di registro, di sterzate, di intuizioni, di piccole grandi magie sceniche. In “Se questo è un uomo” (che in prima battuta era stato affidato a Paolo Pierobon che ha lasciato la “patata bollente” a 25 giorni dal debutto: un bravo a Malosti anche per aver preso la nave a quel punto della rotta), sempre terreno scivoloso con la retorica e la didattica e…
Dopo un anno la Tempesta Vaia risuona grazie a Righetto-Sangati-Pennacchi
PADOVA – Ormai la comunicazione moderna è talmente abbagliante sul momento, catalizza l'attenzione attraverso i media, i social network in maniera tanto invasiva da scemare in pochi giorni. Una luce potentissima che porta una luce flebile e spesso frivola buona per un tweet, un po' di commozione dal divano, un like svogliato e stanco e assonnato dalla scrivania. E poi? Rimangono i danni, rimangono gli abitanti sul territorio, rimangono i detriti, le macerie, fisiche e morali. E così è successo con la Tempesta Vaia nel Nord Italia dell'ottobre 2018, le immagini raccapriccianti di distese infinite di alberi travolti, smembrati, divelti…
Il pane delle Ariette e il petrolio delle Albe
MONTEVEGLIO – Pane, Petrolio e Pasolini, inevitabilmente PPP. Da lì non si scappa, da lì non si può fuggire, da lì tutto nasce, tutto torna, tutto muore, tutto resuscita. Il teatro riesce ad unire l’Emilia e la Romagna e gruppi storici come le Ariette, il pane, la terra, il rurale, e le Albe, Ravenna con le sue raffinerie e le piattaforme, le ciminiere e i suoi fumi velenosi. A ferro di cavallo, nel deposito degli attrezzi, qua tra Bologna e Modena guardando Zocca e la Valsamoggia, dopo le repliche romagnole, siamo immersi in una seduta spiritica, di quelle nelle quali,…
Bouchard-Tedacà: Siamo mosche o maiali, o mangiamo o siamo mangiati
FIRENZE – Di solito la mosca non è il problema ma rappresenta il sintomo, quel campanello d'allarme. La mosca rotea, svolazza, s'accapiglia sulle carogne, sulla decomposizione, sul marcio. La mosca è l'ultimo baluardo di vita dove vita già non c'è più, è l'ultimo fremito, l'ultimo colpo d'ali alla ricerca della carcassa in putrefazione. E l'occhio, e la penna, clinico come fosse un'anatomia dei sentimenti, di Michel Marc Bouchard (più volte rappresentato all'interno di “Intercity” al Teatro della Limonaia, come “Il sentiero dei passi pericolosi”) mette a nudo e scoperchia tutta l'infezione e la corruzione morale all'interno di una famiglia (potremmo…
Arizona: i confini degli altri e quelli nostri stereotipati
BOLOGNA – Secondi molti Soloni, che parlano a distanza di migliaia di chilometri, il Presidente Trump dovrebbe far entrare indiscriminatamente tutta l'America latina che desidera andare negli Stati Uniti, avrebbe dovuto aprire le frontiere alle migliaia di disperati che hanno camminato dall'Honduras, e dovrebbe abbattere i confini per far entrare quanti più messicani possibile. Stessa cosa con i porti aperti nel Mediterraneo: l'Italia dovrebbe accogliere tutti quelli (clandestini, così si chiamano, extracomunitari, ci sono delle leggi in merito) che vogliono, con barche, barconi o scortati dalle Ong battenti bandiere di altri Paesi (incomprensibile che sbarchino in Italia quando nel Mare…
Il Pierrot Festival di Stara Zagora: il grande teatro di figura ammalia l'Europa
Il Pierrot Festival di Stara Zagora, in Bulgaria (l’undicesima edizione è stata in scena dal 24 al 29 settembre) è stato una scoperta e una conferma al tempo stesso. Una scoperta perché in questa cittadina, la sesta in Bulgaria per numero di abitanti, in cui le tracce dell’Impero Romano sono fulcro e attrazione (splendidi i resti dell’anfiteatro e della antica strada), la celebre rassegna di teatro di figura per adulti, organizzata e prodotta dallo State Puppet Theatre, è un motore trainante per lo sviluppo della cultura bulgara dentro e fuori il paese: oltre venti spettacoli (di cui dieci in concorso),…
“Alice”: una metafora onirica della nostra esistenza
“Alice nel paese delle meraviglie”, il celebre capolavoro di Luis Carroll, una delle favole più perturbanti, enigmatiche e affascinanti della storia della letteratura, si materializza in scena con Alice, saggio di diploma del corso di Regia dell’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Una versione onirica e rarefatta diretta dall’allieva Caterina Dazzi, nella riscrittura e adattamento drammaturgico di Giulia Bartolini. Il tintinnante suono di uno xilofono ci introduce in una dimensione indefinita e fantasmagorica, in una dimora irreale, dove si muove Alice e il suo mondo. Appare piccola, fragile, divisa tra il buio e la luce, decisa a voler intraprendere questo…

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