Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione e rispetta la tua privacy in ottemperanza al Regolamento UE 2016/679 (GDPR)

                                                                                                             

Virgilio Sieni approda all'Arena del Sole con il suo “Cantico dei Cantici”

«La proliferazione continua del gesto tende a creare uno spazio scheggiato dove la danza perduta di uomini e donne stravolge i corpi che insieme tendono a costruire la fisicità di un luogo primordiale e primitivo. Si odora di origine. Una canzone a due voci che risuona in tutti i corpi. Dolcezza e tormento dei gesti. S’intravede nella penombra un pascolo odoroso di corpi. Otto momenti che indagano, se è possibile, e se così si può dire, il vuoto sacrale che non nega niente e annuncia qualcosa con le sue membra».
Così dichiara Virgilio Sieni, figura esponenziale della coreografia internazionale, a proposito della sua creazione Cantico dei Cantici. Ispirato al celebre testo biblico, conosciuto anche come Cantico di Salomone, in cui a partire dal IV secolo a.C. confluiscono i poemi mesopotamici, questo spettacolo di Sieni approda mercoledì scorso al Teatro Arena del Sole di Bologna dopo il debutto nel 2016. Esso rappresenta la più pura espressione del carattere rituale della danza, della bellezza e della sacralità dei suoi gesti. La danza diventa un ponte necessario tra Dio e gli uomini ma anche un linguaggio per descrivere l’essenza dell’amore, l’antico sentimento che muove il mondo.
Già direttore della Biennale Danza di Venezia dal 2013 al 2016, il coreografo fiorentino fonda nel 2003 Cango, luogo dedicato alla ricerca, alla trasmissione e alla formazione per la danza e nel 2007 l’del Accademia sull’arte del gesto per sviluppare un programma inedito di formazione rivolto alla creazione coreografica. In tutte le sue creazioni Sieni si pone l’obiettivo di approfondire i linguaggi della danza e del corpo cercando di mettere quest’ultimo in connessione con la natura. La sua poetica coreografica segue un percorso caratterizzato dal rifiuto delle rigidità del passato in favore dell’accoglimento degli stimoli che derivano dal presente.v2

Un tappeto di foglie d’oro, realizzate dagli artigiani dello storico quartiere fiorentino Oltrarno, accoglie l’inno all’amore di sei danzatori. Claudia Caldarano, Luna Cenere, Giulia Mureddu, Riccardo De Simone, Maurizio Giunti e Davide Valrosso sono gli interpreti di questa armonia del gesto. Dal contatto esterno tra i loro corpi si delinea la strada che conduce ad un completo equilibrio interiore. Chiarissima è la volontà di un ritorno a quell’umanesimo ormai perduto da tempo, a paesaggi bucolici e forme di vita ancestrali in cui i corpi diventano il suono riecheggiante di uno spazio vuoto. Tra luci notturne e penombra le corde del contrabasso del musicista o Daniele Roccato vibrano nelle membra dei danzatori, realizzando una perfetta consonanza tra gesto, musica e arte. La musica dal vivo accompagna i movimenti fluidi dei danzatori vestiti solamente di leggeri pantaloni color della terra. Come le onde del mare essi si alternano rotolandosi distesi su una pianura di foglie dorate con moti sempre più veloci. Ogni coppia segue una particolare dinamica al cui arrestarsi viene ripresa da un’altra e poi da un’altra ancora. La danza si svolge quasi sempre a terra. Sembra quasi voler rievocare un primitivo rituale: uomini e donne schierati gli uni contro gli altri strisciano sulle ginocchia, si spostano sulle gambe con fare animalesco, ergendo ogni tanto il busto e allungando le braccia verso l'alto, come per innalzarsi ad una dimensione superiore e incontrare un’essenza divina.

Il Cantico dei Cantici narra l’amore tra un'uomo e una donna con delicatezza e pudore ma anche attraverso immagini traboccanti di sensualità ed erotismo. Tuttavia, nei versi non vi è conflitto tra sacro e profano ma solo la consapevolezza che l'amore erotico tra i due amanti, per l'autore del testo, ha origine divina. Così, Sieni raffigura questo contrasto nella sua opera, facendone lo specchio del dualismo lucreziano, ormai ricorrente nelle sue creazioni, tra ratio e religio, tra corpo e mente. Quest’ultima diventa per l’uomo soffio vitale necessario alla vita, al movimento.

Roberta Leo

10/03/2018

 

Libro della settimana

Facebook

Formazione

Recensito su Twitter

Digital COM