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Il 2017 della danza in due spettacoli

A Fabbrica Europa la prima nazionale di “A Love supreme” del duo De Keersmaeker-Sanchis

A cinquant’anni dalla morte di Coltrane, Fabbrica Europa ha accolto in Prima Nazionale l’esperienza nata dalla collaborazione della De Keersmaeker con Salva Sanchis. La coreografia, così come l’album del ’65 da cui prende il titolo, ruota intorno al numero quattro; quattro come i danzatori, i movimenti della suite per un quartetto che deve sempre seguire un tempo di 4/4 su un’ “ascesa spirituale”, ancora, di quattro livelli. In questa struttura si ritrova il principio assoluto che tanto il compositore, quanto i coreografi hanno voluto seguire con inviolabile rigore, contrapposto invece alla parte “libera” da vincoli dell’improvvisazione espressiva. Il disegno della coreografa riflette quello che è lo spartito di Coltrane: come la musica è fatta di rotture e cambiamenti, anche la danza è costruita su un’entropia che però non è né disordine né anarchia, ma diversa organizzazione dell’intero sistema. Istinto e determinazione, sono i tratti distintivi alla De Keersmaeker, mentre è nei gesti che si ritrova la firma di Sanchis, caratterizzati da una spinta oltre i propri confini, attraverso i quali vanno ad approfondirsi i movimenti e i diversi piani nel quale un corpo può compierli.

Laura Sciortino

Serata Bigonzetti. Teatro Brancaccio, Roma

Roma, 18-19 febbraio: “Umano! È questo il termine che preferisco per descrivere il mio lavoro”. Mauro Bigonzetti, uno dei maggiori esponenti della coreografia italiana, nonchè ospite delle principali compagnie di danza sulla scena internazionale, così definisce non solo le sue creazioni ma anche se stesso. Lo spettacolo-omaggio all’ex direttore artistico di Aterballetto, lontano dai fini puramente estetici degli altri galà, ha voluto essere una vetrina preziosa per conoscere la "vera" danza contemporanea italiana e constatare come essa venga diffusa e apprezzata nel mondo. L’intento è stato quello di selezionare le eccellenze dei teatri e delle compagnie più prestigiose con cui Bigonzetti ha collaborato per riprendere le creazioni più famose del Maestro. Pur evidenziando l’indiscutibile matrice coreografica italiana di Aterballetto, il repertorio del coreografo continua a mostrarsi aperto ad assorbire delle diverse peculiarità degli artisti coinvolti: dall’atleticità tutta americana di prese acrobatiche alle fredde geometrie nordeuropee, dalla passionalità mediterranea di alcuni duetti a certi pas de deux che, nonostante rappresentino l’assoluta perfezione della tecnica classica, si lasciano impregnare dalla contemporaneità del nostro presente. Egli mette insieme la scarpetta da punta e il piede nudo, riesce ad accostare corpi massicci ad altri filiformi, mescola emotività fisica e forza tecnica. Il suo lavoro si costruisce tutto sul rapporto con i danzatori e sulle loro personalità ma senza troppe diversificazioni, conservando l'unicità della danza. Forse è proprio questa "globalizzazione" del movimento a rendere lo stile Bigonzetti così totalizzante e in grado di far danzare l'animo umano, raccontando tutte le sue sensazioni e i suoi accadimenti. Ne deriva una danza dal sapore mediterraneo, fatta di gesti e istinti selvaggi. Nelle ripetute spirali delle braccia, nella potenza dei salti e nell’incontro tra fluidità e forza vi è la più tangibile rappresentazione del rapporto amoroso tra uomo e donna e delle sue evoluzioni. Dietro il movimento emerge unicamente l’uomo fatto di carne e sangue che nasce, vive, ama.

Roberta Leo

 

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