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Tosca, una disperata passione che “brucia” il Comunale di Bologna

La celebre Tosca di Giacomo Puccini, magistralmente diretta dal regista Daniele Abbado, conclude la stagione lirica del Teatro Comunale di Bologna con recite dal 15 al 23 dicembre. A dirigere questa storia d’amore e morte ambientata nella Roma del 1800 è la bacchetta di Valerio Galli insieme al maestro dei cori Andrea Faidutti. Le schermaglie amorose della cantante Floria Tosca (Svetla Vassileva) e del suo amante, il pittore Mario Cavaradossi (Rudy Park), s’incrociano con le più delicate questioni dello Stato della Chiesa. La  vicenda è incentrata sullo scontro del loro amore e desiderio di libertà con la crudeltà del Barone Scarpia (Gabor Bretz), Capo delle Guardie Pontificie. Questi sta ricercando il fuggiasco Cesare Angelotti, un amico di Mario, evaso da Castel Sant’Angelo e rintanatosi nella Chiesa di Sant’Andrea della Valle con la complicità del pittore. Così l’imponente fortezza, il lussuoso Palazzo Farnese e l’accogliente rifugio della chiesa diventano la maestosa cornice che racchiude la drammatica evoluzione dei due protagonisti. Mario e Tosca sono due artisti follemente innamorati l'uno dell'altra che si trasformano in combattenti rivoluzionari, immolati in nome della patria, dell’amore e dell’indipendenza.
Una scenografia open space, costruita su una piattaforma leggermente inclinata, ruota su sé stessa a trecentosessanta gradi, riproponendo gli antichi colonnati romani in perfetta linea minimalista. Sul fondale scorrono le proiezioni di una Roma dal sapore prefascista, tipica degli Anni Venti, periodo al quale si ispirano anche i costumi dei personaggi. Tutta l’ambientazione è costruita sulla base del contrasto tra la vitalità dei sentimenti, liberi da qualsiasi vincolo costrittivo, e l’autoritarietà della Chiesa e dell’Inquisizione. Ci si batte contro un potere troppo grande, i cui abusi sfociano in una macchinosa crudeltà che va a braccetto con una sorte beffarda, con un fato che in realtà è calcolato in maniera diabolica. Il Barone Scarpia, anche mentre soccombe alla morte, pugnalato da Tosca, sa bene di morire avendo già condannato i due innamorati.t2
La loro breve parentesi di speranza è, infatti, ben presto annientata dal tranello della “falsa esecuzione di Mario”. Rispetto alla protagonista femminile, egli appare un po’ più rigido e meno intenso. Non si mettono in dubbio le sue eccellenti doti vocali, sottolineate dall’aria “E lucean le stelle” del terzo atto in cui egli canta il suo “amore disperato”, ma manca in lui quel fuoco che, invece, divampa in Tosca. La folle gelosia per la donna del ritratto di Maria Maddalena che Mario sta dipingendo nella cappella di Sant’Andrea della Valle, così come la foga dei baci con cui si dona al suo amato, lasciano trasudare tutta la sua passione e il suo erotismo. Mentre Mario viene torturato dalle guardie di Scarpia la donna, nel sentirlo gemere di dolore, grida tutta la sua atroce sofferenza. Nella meravigliosa aria “Vissi d’arte” ricorda il suo amore per il canto e la musica, la sua vita pia vissuta sempre nella purezza, preannunciando già l’orrore del delitto che compierà di lì a poco . Quando inganna il Barone, promettendo di concederglisi in cambio della libertà del suo amato per poi assassinarlo, esplode poi tutta la sua rabbia e il suo ribrezzo. Come una bestia che si lecca le ferite, colpita nella sua dignità di donna, si precipita in carcere per assistere alla “falsa esecuzione” del pittore, credendo finalmente libero il loro amore. Ma i fucili delle guardie non sono scarichi, come promesso da Scarpia e sparano le loro pallottole contro l’uomo completamente ignaro del proprio destino. Scoperto l’inganno Tosca non può fare altro che gettarsi nel Tevere.
L’opera è sicuramente lo specchio dell’impotenza contro il potere e della triste condizione dell’umanità del mondo che si regge sull’antico binomio tra bene e male, tra amore e dolore. Eppure, in questo incendio di emozioni Tosca riesce ad essere dolcemente infantile. La sua è una sensualità che fa ribollire il sangue ma che sa anche commuovere nella disperazione del suo calvario. Così, se dalla regia giunge la definizione dell’opera Tosca come “una macchina raffinata e crudele che non lascia scampo” a smentirlo ci pensa la profonda umanità della sua stessa protagonista.

Roberta leo

24/12/2017

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