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Danza, scultura e video-arte sono gli ingredienti principali del nuovo lavoro di Stefano Puccinelli, ideatore e coreografo di “Achilles Dystopia”. In scena il 31 luglio 2018 sul palcoscenico del Gran Teatro all’Aperto della Versiliana (Marina di Pietrasanta), lo spettacolo è tra i titoli del cartellone della 39° edizione del festival. Danza e arte contemporanea al servizio di un concept che unisce varie arti per raccontare il percorso degradante dell’essere umano verso l’alienazione. Ad esibirsi, i danzatori di Keos Dance Project.

Fantascienza? Distopia? Si tratta in realtà di un pericolo concreto del nostro prossimo futuro in cui i più giovani e i meno giovani rischiano di chiudersi in un personale e solitario mondo. Un universo fatto di nuove invenzioni tecnologiche, di social network, apparentemente vivace ma in realtà vuoto e silenzioso.keos achilles02 Chi ispira Puccinelli è lo scultore Emanuele Giannelli e i suoi uomini alla moda: panciuti, fieri, la cui vista è occultata da grossi occhiali; quello che i personaggi di Giannelli vedono è probabilmente una realtà virtuale aumentata. In questa visione attrattiva non c’è sentimento, non c’è emozione e non c’è eroicità: oggi Achille non è altro che un modello da seguire dalla massa, un simbolo al quale omologarsi, al di là di una qualche morale condivisa. Quello che manca in “Achilles Dystopia”, e che è forse un tratto che caratterizza l’essenza dello spettacolo, è il filo drammaturgico: il racconto è fatto di tanti singoli quadri in cui uno o più danzatori esprimono un aspetto dell’astrazione dei sentimenti umani. Al di là dell’apparenza, rimane l’angoscia, la tristezza, la disperazione del singolo, ormai solo e lontano dagli altri e da sé stesso: il suo corpo, modificato, deformato, omologato, è irriconoscibile, è una gabbia.

Tematiche forse già viste ma attualissime: l’arte di Puccinelli si fa funzionale ad argomenti sociali e antropologici di forte impatto. Interessante lo sforzo di legare diverse tipologie artistiche della contemporaneità e di parlare con e al territorio: le statue di Giannelli abitano infatti piazze e strade Versiliesi. Già vista anche la videografica (firmata Nitolab), utilizzata dallo stesso coreografo nel lavoro presentato in Versiliana lo scorso anno: “The Mirror”; è tuttavia un’espediente scenografico che funziona, pulito, dinamico, evocativo. Apprezzabile la scelta delle musiche e notevoli alcuni danzatori della compagnia ancora giovane: Alioscia Grossi, Geremia Nencioni Pardini, Gian Luca Pardini e Federica Bianchini. Confrontandolo con la letteratura, “Achilles Dystopia” è un lungo romanzo fantascientifico: una scelta che, talvolta ad apprezzati e poco visti passi di hip hop, volge uno sguardo fuori dai confini della danza contemporanea; quest’ultima è in genere più essenziale nelle forme e più enigmatica negli intenti.

Benedetta Colasanti 05/09/2018

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