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Al teatro Vascello la danza "fuori fuoco" di Romeo e Giulietta

Nell’ambito di “Fuori Programma”, festival che promuove la danza contemporanea italiana e internazionale, il 18 luglio al teatro Vascello di Roma è andato in scena lo spettacolo “Romeo e Giulietta 1.1 - La sfocatura dei corpi”, ideato e diretto da Roberto Zappalà. Il coreografo catanese ripropone un’opera del 2006, scegliendo di arricchirla di minimi cambiamenti, al fine di stimolare nuove visioni e soprattutto una riflessione sia sul passato che sul futuro. 
In questa versione rinnovata il tema centrale è ancora una volta la difficoltà della messa a fuoco, che si intreccia con le vicende tragiche di Romeo e Giulietta. Le loro identità sono ‘sfocate’; la distanza che li separa dall’essere amati è condizionata dal proprio essere nel mondoromeo e giulietta 02
Giulietta (Maud de la Purification) si presenta sul palco con una bicicletta da bambina e ne percorre l’intero perimetro. È la sua esplorazione del mondo, lei così giovane, abituata a vivere in una ‘fortezza familiare’, viene ingenuamente a contatto con l’ambiente esterno. Anche Romeo (Antoine Roux-Briffaud) vaga incerto nello spazio e la sua energia fisica è palpabile. I due, vestiti con magliette e pantaloncini sportivi dai colori accesi, sembrano essere in balìa della sorte, delle volontà altrui, in un costante equilibrio precario. Nel silenzio irrompono delle voci (citazioni dal film “Deconstructing Harry - Harry a pezzi” di Woody Allen), che discorrono della complessità del mettere a fuoco e del percepire se stessi nella totalità. Il momento del ballo è l’unico in cui l’angoscia lascia spazio alla leggerezza. Stavolta entrambi indossano le maschere e seguendo il ritmo latino di “La rosa” di Josè Altafini, finalmente si incontrano e danzano spensierati. È arrivato dunque il tempo di privarsi di quei filtri visivi e di scontrarsi con una realtà che richiederà il sacrificio estremo. Una luce intensa colora di rosso volti e corpi dei protagonisti, come se fosse un presagio dell’inevitabile epilogo. In un alternarsi di assoli e passi a due, gli interpreti sfruttano la loro flessibilità per abbandonarsi agli slanci dell’anima. Al termine di un rotolarsi amoroso, che è allo stesso tempo estasi e dolore, il finale è volutamente aperto, anche se tutti noi siamo a conoscenza della sorte che spetterà ai due amanti di Verona. Indubbiamente si tratta di una scelta rischiosa, ma originale. Il coreografo non vuole esibire la morte per catturare gli spettatori, bensì provocare uno straniamento e (forse) regalare la speranza di una conclusione alternativa.
Il pubblico accoglie con grande calore gli artisti, Antoine Roux-Briffaud e Maud de la Purification (entrambi legati alla compagnia Zappalà da diversi anni), omaggiando l’intima creatività di Roberto Zappalà e l’indiscussa padronanza interpretativa, oltre che tecnica, dei due danzatori.

Sara Risini 21/07/17

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