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“Pink Floyd Suites” e il linguaggio dei corpi: la ricerca di Giuliana Maglia

È la donna la protagonista assoluta di “Pink Floyd Suites”, in scena al Teatro Trastevere fino al 14 febbraio. La donna e il suo faticoso farsi strada nel mondo, la sua condanna e benedizione ad essere moglie e madre. L’uomo è presente, ma è legato alla figura femminile, come figlio e come marito, mai da solo, nel tumulto dei ricordi che si intrecciano alla vita quotidiana, ai doveri imposti da nessun altro se non da noi stessi. Sullo sfondo, ad accompagnare le gioie e le sofferenze di ogni giorno, i Pink Floyd con le suites “Atom Heart Mother” e “Echoes”.
Giuliana Maglia porta avanti una buona intuizione, un’idea, che si delinea abbastanza facilmente tra le righe della coreografia, fatta di corpi ansimanti e scoordinati. Un lungo drappo rosso collega i corpi delle performer come un cordone ombelicale, li avvolge come un grembo materno, li soffoca come Gli Amanti di Magritte. Le due suites, la seconda delle quali vede in scena anche gli uomini, possono essere lette come l’una il naturale prosieguo dell’altra, come anche il prologo, “Le scadute”, presentato in anteprima dalla compagnia, una breve coreografia sulle note di “Paranoid Android” dei Radiohead, un’allegoria che canta la disperazione della precarietà (le ballerine entrano in scena reggendo un Curriculum Vitae successivamente stracciato), sul lavoro, sull’amore, sulla vita.
Senza dubbio si tratta di una buona serie di interessanti suggestioni, sorrette soprattutto dalla splendida musica dei Pink Floyd. Giuliana Maglia ha cercato di creare un linguaggio ibrido, tra la danza e la parola, per comunicare il suo messaggio con l’ausilio esclusivo del corpo, in quella che appare quasi come una mimica del quotidiano, enfatizzata da lunghi silenzi in cui la musica cessa per lasciare spazio ai corpi ansanti delle ballerine, espressione di quella fatica quotidiana che la Maglia tiene a rappresentare. Lì dove non arriva il gesto, subentra la parola, affidata alla stessa Maglia, guida per gli altri performer che a lei si affidano come alla “mother” del titolo della suite.
Il lavoro è arricchito dal visibile entusiasmo dei giovani ballerini, forse non ancora professionisti ma muniti di una certa maturità necessaria a farsi guidare dalle note immortali dei Pink Floyd.

Giuseppe Cassarà 11/02/2016

Foto: Matteo Nardone

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