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"Nel mezzo della vita" c'è Anne Teresa De Keersmaeker: a Fabbrica Europa la consacrazione di Rosas

Minimalista e ipnotica. Anne Teresa De Keersmaeker ha fatto di questo binomio il proprio marchio di fabbrica. Lo è lei, lo è il lavoro che porta avanti da anni con la sua compagnia Rosas, una ricerca continua sul corpo come portatore di vita e d’arte in cui la coreografa e danzatrice belga continua ad affondare le proprie mani e le proprie gambe, la propria mente e uno spirito vigoroso all’inverosimile. Minimalista, ipnotica e potente. Come il suo ultimo spettacolo (produzione Rosas), “Mitten wir im Leben sind/Bach6Cellosuiten”, presentato in esclusiva e anteprima nazionale a Fabbrica Europa (co-realizzato da Fondazione Fabbrica Europa, Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e Fondazione Teatro della Toscana) gli scorsi 2 e 3 giugno; ha debuttato lo scorso 26 agosto alla Ruhrtriennale.0rosas.jpg
Ancora una volta è il corpo umano il centro dell’indagine di De Keersmaeker, il corpo inteso come vero e proprio strumento musicale nell’atto stesso della danza, uno strumento in grado di scandagliare la vita e il sociale attraverso i propri movimenti e le proprie emozioni. Ancora una volta è l’interazione tra musica – le sei Suites per violoncello solo di Bach – e la coreografia l’elemento primario del suo pensiero: non parliamo di una mera sovrapposizione di linguaggi, un dialogo tra due “partiture”, un’interazione reciproca, ma di una sinergia profonda che fa del corpo danzante e della musica un unico elemento scenico. De Keersmaeker, a distanza da un anno dal sensazionale “A Love Supreme” (progetto dedicato all’opera di Coltrane, presentato in Italia sempre a Fabbrica Euorpa) continua la propria decennale ricerca sul mondo e sugli esseri umani, sull’esistenza e sugli elementi fondamentali che la caratterizzano. E lo fa chiamando nuovamente in causa Bach, un rapporto già sperimentato in “Toccata”, “Zeitung” e “Partita 2” e che, a distanza di anni, non accenna ad esaurirsi (“Toccata” è dei primi anni ’90). In questo “Mitten wir im Leben sind” la coreografa si serve dell’intervento e della visione del violoncellista Jean-Guihen Queyras per fare delle Suites del compositore tedesco la base portante della sua nuova creazione. Pietre miliari della musica occidentale, le Suites sorprendono ancora oggi per gli elementi intellettuali e la costruzione musicale di cui si compongono, restando fortemente attuali e capaci di “far vivere una serie di emozioni molto intense attraverso la formalizzazione" (racconta lo stesso musicista canadese), dettaglio quest’ultimo che avvicina nuovamente il lavoro universale di Bach a quello della stessa Anne Teresa De Keersmaeker.
1rosas.jpgLa struttura matematica delle Suites di Bach viene esaltata e ripercorsa nella scrittura scenica e coreografica: sei opere composte da sei movimenti, per sei interpreti sul palco, tre danzatori (Boštjan Antončič, potente e incisivo, Julien Monty, essenziale ed energico, Michaël Pomero, sensuale e delicato), due danzatrici (Marie Goudot, un'energia incontrastabile, e Femke Gyselinck, la quale sostituisce De Keersmaeker, vera e propria cerimoniere di questa "liturgia") e lo stesso Queyras che suona dal vivo tutte le Suites, restando, a nostro avviso, l’elemento centrale dal quale e attorno al quale si sviluppa tutta l’energia della pièce. Lo spettacolo si basa su una linearità geometrica tipica dei lavori della belga - espressa qui chiaramente dai vortici e dalle figure disegnate sul palco, che vengono anche sottolineate dai protagonisti al cambio di ogni Suite con nastri colorati – e su una chiara progressione che rispetta e ricalca fedelmente l’emozionalità delle sei composizioni attraverso altrettanti quadri, piccole opere complete e straripanti di spiritualità. Il tutto viene enfatizzato da un uso eccellente della luce, elemento extra diegetico indispensabile ai fini della comprensione del percorso tracciato dalla De Keersmaeker.
La sua è una ricerca dell’essenza della vita, della verità e la scena spoglia e scarna lo afferma con forza, il palco del Teatro della Pergola di Firenze usato in tutta la sua estensione senza scenografia o oggetto alcuno, se non lo sgabello del violoncellista. L’attenzione è tutta sui danzatori, quindi, e sull’unico strumento protagonista dello spettacolo, il violoncello, altro corpo in movimento, corpo vibrante di cui sentiamo e viviamo tutti i cambiamenti. L’impatto emotivo è inevitabile. 2rosas.jpg
Con passaggi crescenti, per intensità e difficoltà, indaghiamo il rapporto tra corpo e strumento: la coreografia respira attraverso le Suites, con frasi che si ripetono, cambiando però ad ogni passaggio il grado di sensibilità, vortici – “in cielo e in terra” – e movimenti che si aprono tra verticalizzazioni spirituali e direttrici orizzontali terrene, la volontà di toccare il cielo e l’abbraccio verso l’altro. I sei momenti che costruiscono “Mitten wir im Leben sind/Bach6Cellosuiten” si spogliano lentamente di tutto ciò che è in eccesso - “Per natura, l’astrazione consiste nel togliere. Togliere quanto possibile affinché rimanga solo l’essenziale”, sostiene A. T. De Keersmaeker – per raggiungere l’armonia totale, armonia di note e gesti, armonie tra i danzatori stessi che da una dimensione solitaria di partenza aggiungono sempre più interazioni e contatti fino all’ultima Suite, corale e potente.
De Keersmaeker ci ricorda, in quest’opera di grande vitalità e malinconia, che siamo esseri vulnerabili, “Nel mezzo della vita siamo… circondati dalla morte”. Quel luterano “Mitten wir im Leben sind” che la coreografa preferisce non completare, donandoci – per sottrazione e astrazione quindi – il silenzio, l’armonia, la speranza. Nella fede, nella vita, nell’amore.

Giulia Focardi 06/06/2018

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