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“Isolotto”, gli stati d'animo del duo Sieni-Aarset

Non esiste coreografo che perda, nel tempo, l'amore per esprimersi danzando. Non può esserci alcun “aggregatore” di significati a cui si affievolisca il fuoco del palcoscenico, l'emozione di esserci in prima persona e non solo attraverso altre fisicità, altri interpreti al di fuori di sé. “Isolotto” è lo spettacolo che permette a Virgilio Sieni di tirare fuori tutto se stesso, è l'assolo a cui non serve nient'altro che il corpo per esprimersi, è movimento autentico, esplorazione, indagine e ricerca di immagine.
Il coreografo fiorentino passa dall'altra parte e balla ininterrottamente sulle musiche eseguite dal vivo da Eivind Aarset, chitarrista e compositore visionario. L'unione di questi due artisti così sperimentatori della propria arte, dà vita a qualcosa che per quanto nuovo, originale ed estraneo alla “tradizione”, permette allo spettatore di confrontarsi con un linguaggio tanto enigmatico quanto delicatamente decifrabile.
Su un palcoscenico libero da ingombri, il linoleum bianco diventa un po' il foglio pulito su cui si tenta di dare una forma a qualcosa di astratto come gli stati d'animo. La coreografia è una danza che parte sempre da un punto preciso del palcoscenico e procede in avanti, su un ideale cerchio che avvolge e circonda il chitarrista. “Isolotto” è suddiviso in undici momenti ma la divisione non è che l'idea su cui è costruito lo spettacolo perché non ci sono mai pause o elementi che indicano la fine di un pezzo e l'inizio dell'altro. Le danze evocano ora un turbamento, ora gioia e allegria, buonumore o spensieratezza. Il corpo si piega su se stesso in “Piangere (dolore)”: il capo è chino come quando si vuol nascondere l'evidenza di un dolore, il volto è coperto dalle mani che lo nascondono, il movimento si riduce a un singhiozzo che coinvolge solo la schiena e le spalle. Sembra di vederlo quel pianto, sembra di sentirla quella sofferenza che fa dimenare il corpo, che si agita ma non trova sollievo: è pura inquietudine. “Quattro zampe (felicità)” è invece la danza che per certi versi sta all'opposto. L'atto del gattonare viene proposto nel senso di quell'innocente curiosità nell'esplorazione, del provare ad alzarsi in piedi nonostante le ripetute cadute. In un ideale cammino, la meta diventa volontà, fermezza, ostinazione in cui ogni parte del percorso si vive con senso di eccitante nuova scoperta.
Il danzatore si fa trasportare dalle emozioni suscitate dai rumori e dalla musica di quella chitarra onnipresente. Ognuno, in realtà, si lascia trascinare e ispirare dall'altro, in un'azione che rispecchia questo senso di ciclicità che parte da punto e poi torna su se stesso. Sieni si concede completamente a quei componimenti, veri e propri flussi di suoni, perpetui preludii che nascono dal gioco con le corde e le chiavi dello strumento. Anche Aarset non perde mai di vista il coreografo/danzatore i cui gesti, spesso anche impercettibili o solo accennati, sembrano far da modello per il componimento.
“Isolotto” è danza che nasce dall'esecuzione ed esecuzione che nasce dalla danza. Tutto ciò che è vero, reale e genuino come il sentimento o l' emozione, può circoscriversi in un corpo o in delle note se c'è totale resa davanti a quell'impulso. Qualsiasi limitazione di forma, coreografica o sonora, sarebbe una forzatura che non permetterebbe di restituire in maniera così autentica una possibile immagine degli stati d'animo. Il duo Sieni-Aarset ha riempito di senso il grande e quasi nudo palcoscenico della Sala Petrassi, all'Auditorium Parco della Musica.

visto il 12 febbraio 2016, Auditorium Parco della Musica, Roma

Laura Sciortino 15/02/2016

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