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Equilibrio Festival: Ballet Nice Méditerranée tra Maurice Béjart e Roland Petit

L’edizione 2018 di “Equilibrio Festival”, in corso presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma, è interamente dedicata alla danza contemporanea francese.

Dopo l’apertura del 13 febbraio affidata alla Compagnia Maguy Marin che ha portato in scena “BiT”, giovedì 15 febbraio è stata la volta del Ballet Nice Méditerranée. La compagnia è una delle più interessanti nel panorama della danza mondiale e vede alla sua guida, dal 2009, un coreografo e ballerino di prestigio. Éric Vu-An vanta un’esperienza invidiabile accanto a personaggi del calibro di Rudolf Nureyev, Claude Bessy, Maurice Béjart. Innumerevoli i premi e i riconoscimenti ricevuti nella sua lunga carriera.EF23

In occasione di Equilibrio Festival la compagnia ha scelto due pièces realizzate da altrettanti maestri di chiara fama, due capolavori del balletto del Novecento: “Cantate 51” di Maurice Béjart (Marsiglia, 1 gennaio 1927 - Losanna, 22 novembre 2007) e L’Arlésienne” di Roland Petit (Villemomble, 13 gennaio 1924 - Ginevra, 10 luglio 2011).

EF1La prima creazione (su musica di Johann Sebastian Bach) propone il tema dell’Annunciazione, dunque un rimando biblico, ed è stata così descritta dallo stesso Béjart: “L’Angelo appare a Maria e le annuncia la nascita di un figlio, incarnazione divina che dinamizza l’universo trasfigurato come questa musica che travalica la natura umana”. L’esibizione si svolge prevalentemente al centro del palcoscenico, spesso sono due le figure lì posizionate (l’Angelo e la Vergine) ed intorno le altre a fare da cornice con la loro danza. La musica è solenne ma portatrice di gioia, i movimenti controllati e misurati, il più delle volte basati su simmetrie e alternanze. La posa finale vede nuovamente le due figure principali al centro e le altre sei intorno: Maria ha le mani poggiate sul grembo, ad indicare che la volontà di Dio si è compiuta. I costumi sono essenziali, solo due i colori: bianco e nero.

E queste tonalità ritornano anche nella seconda coreografia, dai toni più drammatici. Il riferimento letterario a cui si è ispirato Petit è la novella di Alphonse Daudet (poi diventata anche opera teatrale) che racconta il suicidio, realmente accaduto, del nipote di Frédéric Mistral. Ne “L’Arlesienne” (musica di Georges Bizet e supervisione coreografica di Luigi Bonino) il protagonista è ossessionato da una figura femminile di cui lo spettatore percepisce la presenza ma che non viene mai realmente mostrata in carne ed ossa. È una donna da lui amata in passato e mai dimenticata. Questa passione, bruciante e malata, lo porterà a rifiutare l’amore incondizionato e puro della donna che gli è accanto. Dopo vani tentativi in cui impone a se stesso di ricambiare quei sentimenti, si lascia vincere dai suoi fantasmi e si toglie la vita. I toni del balletto non sono mai eccessivi, né con la musica né col movimento, nel raccontare la tragedia che è nella testa del giovane. Anzi a bilanciarla ci sono l’allegria e la spensieratezza degli amici della coppia e la dolcezza con cui Vivette cerca in tutti i modi di attirare a sé Frédéric. Il dramma si compie nell’attimo finale, quello in cui lui si getta dalla finestra.

Giuseppina Dente

16/02/2018

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