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Danzando in cerca della felicità: "EPT - A Collection of Works" a OnStage! Festival

Unico spettacolo di danza contemporanea presentato quest’anno nell’ambito di “OnStage! Festival”, EPT – A Collection of Works è andato in scena domenica 27 gennaio sul palco dell’Off Off Theatre di Roma. L’acronimo nel titolo sta per “Emotions Physical Theatre” ossia il nome della compagnia fondata nel 2013 dal coreografo americano Shawn Rawls. Costituito da tre estratti di altrettante opere, lo spettacolo rappresenta un piccolo compendio del loro lavoro, che pone al centro le questioni inerenti la comunicazione tra le persone, mediante una riflessione che non rinuncia ad accogliere le tendenze della cultura pop.

Un'operazione che si rivela utile soprattutto perché possa fruirne quel pubblico che non ha finora avuto modo di conoscere l’esperienza di questa giovane ma già piuttosto prolifica compagnia, composta – nella formazione giunta a Roma – da quattro danzatori, due donne e due uomini dalle fisicità complementari: si chiamano Leigh Schanfein, Nikki Ervice, Harwin Vasquez, DeAndre Cousley.

Nel frammento tratto dall’opera Clinically Happy, lo spettatore è subito immerso in un montaggio audiovisivo nel quale convivono le immagini più disparate, dalle scene di film come “The Wolf of Wall Street”, “Magnolia” e “Il ritorno del cavaliere oscuro” a spezzoni estrapolati da competizioni sportive (riconosciamo, per esempio, Usain Bolt che conquista il primato mondiale alle Olimpiadi). Ne viene fuori un’introduzione dall’efficacia molto pop al tema su cui è incentrata la coreografia: scoprire le radici della felicità.

ept

Rawls interviene in scena nei brevi intervalli tra le esibizioni, con il piglio disinvolto di chi desidera far dialogare la propria poetica con lo sguardo dell’altro. Chiede allo spettatore di percepirsi come lo scienziato di un’oscura ed incerta sperimentazione nella quale i ballerini interpretano i casi presi in esame, impegnati in una specie di staffetta di duetti alla ricerca della nostra approvazione e, di conseguenza, di un’ipotesi di felicità.

Segue uno spezzone di Walk, un’esplorazione spirituale che riflette sulle domande da porsi prima di accettare o rifiutare un certo sistema di pensiero. Si tratta del lavoro con le maggiori allusioni politiche: prima di votarsi ad una scelta personale così definitiva, il movimento dei corpi che si sfiorano tra loro pone la questione della verità sfuggente, presa in ostaggio da chi intende piegarla al calcolo cinico e usarla per tradire la fiducia altrui.

Infine, l’amore domina The Heart, un viaggio romantico di cui percepiamo il portato quasi epico per la capacità di far immaginare, anche solo nella misura di una scheggia di spettacolo, l’avventura dell’esperienza totale. Sulle leggendarie note di “Can’t Help Falling in Love”, percepiamo la volontà di ragionare con passione su cosa parliamo quando parliamo d’amore, osservando il repertorio della musica popolare attraverso un ballo intimo e struggente.

Quasi a chiudere il cerchio, il breve catalogo si chiude con i quattro ballerini che salutano il pubblico mentre ascoltiamo “Happy” di Pharrell Williams: non è solo la conferma di un coreografo che cerca nel territorio popolare uno spazio in cui muoversi per gettare ponti verso il pubblico, ma si ha l’impressione di tornare al concetto – molto interno alla società americana – del diritto alla felicità, che sembra essere il cuore dell’opera della EPT.

Lorenzo Ciofani 28-01-2019

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