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Doppio lutto nel mondo della danza. Quando il caso è il segno del cambiamento

Il 5 febbraio sarà un giorno da ricordare sempre con tristezza per il mondo della danza. A distanza di poche ore ci hanno lasciato Elisabetta Terabust e Ivana Gattei, due grandi stelle del balletto italiano. Impossibile e impensabile fare un paragone tra le due, divise anagraficamente da circa un ventennio. Formatesi entrambe alla scuola di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, hanno lavorato con i più grandi ballerini e coreografi di tutto il mondo come Rudolf Nureyev, Erik Bruhn, Aurel Milloss, Roland Petit, Maurice Béjart, George Balanchine, Zarko Prebil e tanti altri ancora.

Elisabetta Terabust ci lascia a 71 anni ed è stata una delle più famose étoile italiane nel mondo. Dopo gli esordi al Teatro dell’Opera, dove viene nominata Prima Ballerina nel 1966 ed étoile nel 1972, collabora con il London Festival Ballet e interpreta i più importanti ruoli del repertorio classico. Notata da Roland Petit ne diventa l’interprete prediletta e danza a lungo nel suo Ballet de Marseille venendo a contatto con il genio moderno del coreografo francese. Danza anche il repertorio neoclassico di Balanchine e innumerevoli creazioni dei principali coreografi americani. Nel 1980 rientra in Italia come ospite principale della compagnia Aterballetto diretta da Amedeo Amodio. Interprete versatile e appassionata, sapeva cogliere sfumature e differenze stilistiche riuscendo a personalizzarle senza, tuttavia, "sporcare" la tecnica. Credeva nell’unicità della danza ma era affascinata da tutte le sue varie forme espressive. Dotata di una fortissima presenza scenica, danzava illuminata da quella luce particolare propria solo dei grandi artisti. Era ossessionata dalla perfezione (come ricorda il titolo della sua biografia scritta da Emanuele Burrafato L’assillo della perfezione), dalla perseveranza dello studio quotidiano. Ma forse la sua bellezza si deve al fatto che tale perfezione non era il fine ultimo della danza bensì il mezzo. La perfezione della sua danza non consisteva nell’assoluta precisione dei passi eseguiti. era piuttosto quello che c'era in mezzo: un guizzo, uno sguardo, un fremito, un sospiro. Al termine della sua carriera di danzatrice assume la direzione della scuola e del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Dirige inoltre i corpi di Ballo di teatri prestigiosi come la Scala di Milano, il maggio Musicale Fiorentino e il San Carlo di Napoli. In questa veste di direttrice artistica scopre e valorizza giovani talenti come Roberto Bolle, Alessandra Ferri e Massimo Murru. Molti danzatori la ricorderanno in qualità di docente mentre spiegava gli esercizi alla sbarra parlando un pò francese, un pò americano. Era intelligente e ironica. Avvolta nel suo raffinatissimo scialle nero che le scivolava continuamente dalle spalle mentre si agitava per mostrare i passi agli allievi, era capace di trascorrere un’ora a spiegare come "far respirare" le braccia in un port de bras ma anche di sdrammatizzare con una battuta una caduta buffa o la delusione di una prova non riuscita al meglio. “Studiate studiate studiate!” diceva a tutti quei ragazzi che come lei amavano la danza e desideravano farne la loro professione.T2
Insieme a Elisabetta Terabust si è spenta, poche ore dopo, anche la Prima ballerina Ivana Gattei, ottantotto anni e una grinta da vendere. Elegantissima e spiritosa fino agli ultimi giorni, ha danzato al Teatro dell’Opera di Roma ed è stata la musa ispiratrice, nonché assistente, del danzatore, coreografo e regista ungherese Aurel Milloss. Ha insegnato a numerosi danzatori elaborando dalla sbarra a terra di Boris Kniaseff un proprio metodo volto al potenziamento e all’allungamento del corp, al miglioramento dell’en dehors e del movimento dei piedi. Si è sempre contraddistinta per il grande rispetto che nutriva e manifestava verso il corpo e l’anima dei suoi allievi. Trasmetteva loro la sua grande passione. Entrava nelle classi e si metteva alla sbarra o chiedeva a qualche giovane ballerino di farle provare una presa. Non si stancava mai di ripetere che di fronte a un insuccesso, ad un passo non riuscito doveva esserci sempre un nuovo tentativo. “…Nessun passo è impossibile se Dio ci ha dato un corpo e un cuore per danzare”.
Elisabetta Terabust e Ivana Gattei, signore della danza e grandi maestre, hanno avuto la fortuna di appartenere ad un momento storico in cui i ballerini erano più artisti e meno atletici, in cui il rispetto e l'amore per l'arte superavano il desiderio della sua commercializzazione. Forti e instancabili, hanno danzato incessantemente fino agli ultimi giorni. La loro è stata una vita dedicata interamente alla danza sostenuta da passione e talento indiscutibili ma anche dalla presenza di teatri, realtà artistiche e politiche culturali a favore dell’arte coreutica. Insieme a loro se ne va anche quell’epoca d’oro. Anzi, quest’ultima è già scomparsa da tempo.

Si continua a sentir dire che la danza in Italia è morta nonostante sia un paese pieno di talenti straordinari, di giovani ballerini che sulla scia di grandi esempi come quelli di Elisabetta Terabust e Ivana Gattei hanno consacrato la loro vita a quest'arte. La danza è una ed esiste. Non è morta ma è cambiata, sta ancora cambiando e in quanto tale va sostenuta riconoscendone la sola qualità. Il fatto che due stelle della danza si siano spente lo stesso giorno è ovviamente una pura casualità che però va letta come un grido alle istituzioni, un ennesimo monito a non lasciar morire la danza italiana insieme ai suoi più grandi interpreti.

Roberta Leo 06/02/2018

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