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"CORE", Lisa Rosamilia in scena al Teatro Studio Uno

Lisa Rosamilia è coreografa e unica interprete di "CORE", spettacolo prodotto dalla Compagnia Matroos in scena al Teatro Studio Uno di Roma. "CORE" racconta il cambiamento perpetuo, la stratificazione, ma soprattutto la liberazione dalle patine superficiali da parte dell'uomo per arrivare al nucleo centrale della materia, dove risiede la vera essenza, la natura costituente. Il processo di evoluzione non esclude mai la sofferenza e la paura, parti integranti del percorso che porta al disvelamento totale di ciò che pulsa sotto la crosta e che è celato. Lisa Rosamilia li porta in scena con grande sensibilità, ma fa venir fuori anche l'esigenza stessa della mutazione, che è un bisogno primario, per quanto doloroso. La performance ha un andamento lento e graduale: si denotano cura del dettaglio e precisione di movimento, uniti ad acume interpretativo. La coreografia viene completata dall'ausilio di videoproiezioni e musiche dal vivo eseguite da Daniele Casolino.
"L'ispirazione viene da una ricerca sulla materia, che poi caratterizza tutti i miei progetti. Io lavoro molto con oggetti di scena, legni, stoffe, pareti, strutture", ci spiega la coreografa. Nello specifico, in "CORE" la core matroosmutazione viene raccontata attraverso un costume di scena che lei stessa definisce "parte integrante della scenografia". Lo ha pensato, montato e cucito da sola, cambia con lei, si svela strato dopo strato. È una trasformazione di materiali e di colori, che variano dal pesante marrone scuro del sacco iniziale al bianco della leggera veste finale. "È nato prima il costume e poi il resto. Mentre lo cucivo pensavo ai colori, ai tessuti, alle forme, ai caratteri dei personaggi sotto ogni strato. Mentre lo costruivo ho montato mentalmente la coreografia. Poi è venuto il lavoro col corpo". I materiali, del costume così come di scena, non sono casuali: le pietre che si sgretolano all'inizio fanno da contraltare alla polvere di gesso che aleggia nell'aria alla fine.
E proprio le pietre diventano funzionali anche dal punto di vista musicale, col rumore che producono quando vengono spostate. Sono suono diegetico, come le melodie suonate dal vivo dal compositore presente in sala. Daniele Casolino ci dice a tal proposito: "Anche le musiche nascono insieme allo spettacolo, prova dopo prova. Io mi ritengo un ennesimo materiale che Lisa usa. Lei sa esattamente quel che vuole, ti fa capire subito l'idea che ha in mente, ma poi ti lascia anche libero di plasmarla. Quando ho visto la prima bozza della coreografia ho dato una mia interpretazione: così come i costumi che lei indossa non si sciolgono mai del tutto, così le musiche si sovrappongono sempre, per poi svanire. C'è un passato che ritorna e se ne va piano piano. C'è sempre un'ombra, anche nella musica, come quei costumi che le restano appesi addosso".
"CORE" narra quella che è poi, in fin dei conti, una ricerca di verità, di per sé processo inesauribile e mai circoscrivibile: per questo lo spettacolo sembra non avere una conclusione netta, sembra che l'interprete non metta un punto vero e proprio, così come non si può mai con certezza affermare che un cambiamento abbia esaurito la sua trasformazione.

Giuseppina Dente 11/02/2018

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