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Biennale College Danza: i percorsi di un palcoscenico immateriale e di corpi (de)individualizzati

Sabato 27 Giugno la Sala delle Colonne di Cà Giustinian ha ospitato uno degli eventi sicuramente più attesi dell’intera Biennale College Danza 2015: la cerimonia di consegna del Leone d’oro alla carriera per la Danza ad Anne Teresa De Keersmaeker.


La coreografa belga è stata premiata per la capacità di trasmettere e creare e per la pratica di mettere l’individuo e il danzatore sulla soglia del mondo. Le sue prime parole di ringraziamento sono state: “I love dance, I love dancing, I love dancers.” E da qui si intuisce la sostanza del trasporto di Anne Teresa De Keersmaeker, esattamente nel riuscire a raccontare la passione per un movimento che si compone di attori, di un itinerario e di un itinere. Inscindibilmente.
Continua, interrogando(ci) sul perché il mondo della danza non punti maggiormente a simili riconoscimenti (come il Leone d’oro) e sul perché i coreografi non creino forme materiali … Forse perché – sostiene la De Keersmaeker – il tempo non si condensa in una materia nella coreografia. Bisogna stare lì, sentire: senza questo non c’è una vera coreografia.
Non si può tenere tra le mani una coreografia. Non si può distinguere un ballerino dal ballo. Dunque, “Let’s dance.”
Nel corso del dialogo seguito alla cerimonia di premiazione assieme a Stefano Tomassini, A.T.D.K. ha espresso ciò che ricerca e che la affascina nella sua pratica artistica: danzare nel buio, tenere il pubblico al buio, vedere la musica. Come nel suo spettacolo “Partita a due”, per esempio. La sua danza tra complessità e semplicità si districa attraverso “counterpoints” e “step-by-step”. Questo significa che la creazione di movimenti nella sua dimensione spazio-temporale avviene per contrapposizioni e linearità capaci di emanare un ritmo, un’armonia, una forma. Dunque, Anne Teresa concepisce la musica, l’arte e la danza nella loro concretezza, sebbene la geometria (cerchi e diagonali) sia proprio quello che l’ha più ispirata nel prendere decisioni nel passato. Ancora, nel creare.
Come sottolineato da Stefano Tomassini ricorrendo ad un interrogativo espresso da William Forsythe in occasione della stessa premiazione nel 2010, “L’origine del contrappunto sta nei corpi dei musicisti …?”, anche A.T.D.K. riprende tale spunto per affermare la sua idea di relazione fra i corpi piuttosto che dell’ “inside the body” e di come la danza debba essere danzata per esistere. Il corpo immagazzina le emozioni, lo si usa in maniera sensuale, meccanica, ma ha un modo di pensare. La danza esprime questa atemporale caratteristica umana: il corpo come “social body”, sempre. La memoria corporea, dunque, manifesta l’idea che la danza si trasmetta “corpo a corpo”, come in qualche modo evidenziato da William Forsythe.
La danzatrice-coreografa svizzera Yasmine Hugonnet ha presentato “Le Récital des Postures – Extensions” presso Palazzo Trevisan degli Ulivi in cui l’estensione di arti e capelli è la ricerca di forme diverse nella stessa posizione/luogo. Il tentativo sembra essere quello di sincronizzarsi con gli altri e pressare su diverse parti del corpo fino a volersi proiettare fuori dal suo perimetro e in assenza di musica.
Questa performance tanto statica quanto vibrante si svolge all’interno di una sorta di stanza/corridoio per affermare la “lunghezza” della danza. L’ampiezza è rappresentata dallo stiramento invisibile all’occhio del pubblico benchè percepita dai danzatori.
Uno degli ultimi spettacoli da menzionare per vere e proprie “nuove visioni di danza” è sicuramente “Bũan” di Annamaria Ajmone all’interno dello splendido scenario di Squero San Trovaso.
Una danzatrice di spalle al pubblico “tenuto a distanza” sull’altra sponda del canale, in blunotte e androgina, muove tutta la parte più bassa del corpo in maniera rettangolarmente staccata dalla parte alta. Il flusso è netto, veloce, singhiozzante, violento.
La ricerca della Ajmone si staglia sui contorni di “casa”, sul senso di dimora e di convergenza nell’aperto di uno squero, nel chiuso di un anfratto di laguna.
Ironia, civetteria, atleticità, capelli ben raccolti e indumenti industrial. Precisamente bella.

Rosa Traversa 02/07/2015

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