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“Il Flauto Magico”. Il racconto danzato di un classico multimediale

È un’esplosione di musica lirica, danza e colori l’ultimo spettacolo di Diana Ferrara, Prima ballerina étoile del Teatro dell’Opera di Roma e coreografa e direttrice della compagnia Astra Roma Ballet. In scena al Teatro Greco di Roma, il balletto, liberamente tratto dal libretto originale de “Il flauto magico”, risulta essere in perfetta aderenza al singspiel, quel genere operistico diffusosi tra il Settecento e l’Ottocento in area tedesco-austriaca e caratterizzato dall'alternanza di parti recitate cantate.
La storia d’amore tra il principe Tamino e la principessa Pamina, sottratta dal malefico mago-sacerdote Sarastro al regno di sua madre la Regina della Notte, viene narrata dalle videografie del regista Marco Schiavoni e dalle video-scenografie di Emanuele Luzzati che sono la vera ricchezza dello spettacolo. Il balletto è, infatti, creato sulla base dell’allestimento dell’omonimo film, per la regia di Giulio Gianini e realizzato proprio da Luzzati, le cui suggestive illustrazioni sono state riprese per le scenografie. Queste ultime diventano lo sfondo delle trame coreografiche di Paolo Arcangeli, già maestro e coreografo in vari progetti dell’Accademia Nazionale di Danza. Caratterizzate da un’estrema fluidità, tanto da far sembrare i movimenti parte integrante delle scene-video, le coreografie disegnano complicati intrecci tra i danzatori e vengono arricchite da prese atletiche eseguite dai giovanissimi interpreti. Pur proponendo uno stile contact assolutamente contemporaneo e carico di tensioni e sbilanciamenti di peso tra i ballerini, flauto2Arcangeli non nasconde un certo classicismo, che si evince dalle linee accademiche di alcune pose in écarté e in arabesque, né disdegna uno spiccato gusto barocco che trapela dalla ricchezza delle sfumature dei costumi colorati e dal largo uso della pantomima in omaggio ai settecenteschi ballets d’action. Tuttavia la stretta correlazione tra danza ed effetti multimediali restituisce allo spettacolo tutta la sua modernità.
Le tre Dame della Regina della Notte e il bizzarro uccellatore Papageno accompagnano Tamino alla ricerca dell’amata Pamina. Qui le parti mimate e le schermaglie amorose tra le graziose damine e tra Papageno e l’amata Papagena fanno da raccordo in tutto il racconto danzato sulla partitura di Mozart. I personaggi sostengono Tamino nel superamento delle prove iniziatiche per entrare a far parte del Regno della Saggezza governato da Sarastro. Il sacerdote rivelerà, infatti, la reale bontà della sua natura confidando di aver agito a fin di bene rapendo Pamina per liberarla dalla sua perfida e superba madre che voleva, invece, privarla di ogni libertà. Durante la cerimonia di iniziazione la coreografia si fa più schematica e sobria abbandonando lo sfarzo di piume e colori e facendo posto a dei sacerdoti incappucciati che danzano incrociando tra loro delle candele. La ragione e l’oscurantismo, da sempre in eterno conflitto, trovano la loro personificazione nei due regni di Sarastro e della Regina della Notte. Alla fine il primo prenderà il sopravvento sulla seconda attraverso la scoperta quotidiana e inaspettata dell’amore e della saggezza. Tra girandole, carillon, stracci colorati e incantevoli foreste e l’aiuto dell’indispensabile flauto magico il protagonista riuscirà a percorrere la strada del giudizio e della sapienza. Il bacio finale tra Papageno e la sua Papagena, finalmente conquistata dopo tanti affanni, è il lieto fine di una vera e propria fiaba da “Le Mille e Una Notte” in cui il contrasto tra il gesto contemporaneo e le superbe musiche di Mozart parla da sé.

Roberta Leo
20/10/2017

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