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“Giulietta e Romeo”. Monteverde “ribalta” la celebre tragedia shakespeariana

Non più “Romeo e Giulietta” ma “Giulietta e Romeo. Il titolo “ribaltato” dell’opera più famosa di Shakespeare convince senza alcun dubbio il pubblico romano. Andato in scena al Teatro Quirino, a distanza di trent’anni dal suo primo debutto, la compagnia del Balletto di Roma riconferma la decisione del coreografo Fabrizio Monteverde di incentrare il dramma sulla figura femminile della protagonista. Tra i principali esponenti della coreografia italiana, Monteverde si dedica da sempre alla rilettura di grandi classici in chiave contemporanea e compie ogni volta una scelta che riesce a rendere nuova anche l’opera più nota. I suoi registri coreografici sorprendono in tute le sue creazioni senza mai ricorrere a stravolgimenti narrativi deludenti.

Pur restando fedele alle musiche di Sergej Prokof’ev e alla linea drammaturgica originale, incentrata sull’odio tra le due famiglie Montecchi e Capuleti, il tassello più importante è l’ambientazione della storia non più nella Verona medievale ma in un paesino indefinito del Sud Italia, in cui ancora riecheggiano i tumulti e le sofferenze del dopoguerra. In esso cova la rivoluzione di una collettività giovane e all’avanguardia che desidera smuovere le acque stagnanti del tradizionalismo ma che si scontra con una società gerarchica, nella quale il matriarcato viene sottolineato più volte. Grande rilievo è dato, infatti, alle figure materne dei due amanti. La madre di Romeo, tirannica e crudele, rimarca la sua autorità con netti movimenti delle braccia danzando seduta su una sedia a rotelle sulla quale si fa trasportare dal figlio succube e impotente. D’altra parte, donna Capuleti resta fredda e austera, chiusa nella sua fierezza, impassibile ai desideri e alle ribellioni della figlia Giulietta. Oltre alla sedia a rotelle, icona della costrizione familiare e dell’inerzia sociale, un altro importante espediente narrativo è il letto di quest’ultima, una struttura in ferro battuto priva di materasso. Da nido dell’infanzia in cui giocava da bambina con la fidata nutrice, diventa teatro di appassionati giochi d’amore con Romeo e, infine, una gabbia di morte.Giulietta2

La Giulietta (Azzurra Schena) di Monteverde, nonostante interpreti questo ruolo da circa dieci anni, riesce a rappresentare al meglio il percorso emotivo del suo personaggio, curandone le sfaccettature, mantenendone la freschezza, esasperandone i momenti più lirici, come se fosse la prima volta. La sua non è una Giulietta romantica e fanciullesca come quella del repertorio classico ma una giovane donna determinata nei suoi desideri, un’adolescente ribelle e capricciosa la cui evoluzione si evidenzia più che mai nel “passo a due del balcone” pieno di slanci appassionati e in cui si dona incondizionatamente al suo Romeo (Luca Pannacci). Quest’ultimo, pur essendo al suo primo debutto, non delude affatto e ben si mostra all’altezza della sua partner. Nonostante la sua natura più arrendevole, specie nei confronti della madre, anche lui evidenzia quell’insofferenza verso il conservatorismo e quello slancio rivoluzionario che permea tutto lo spettacolo. La ricchezza e la complessità delle coreografie si dispiegano su una scena dal carattere minimalista. Il romantico balcone di Giulietta incorniciato dall’edera è sostituito da un muro freddo e asettico, simbolo del conflitto e dell’assenza di aperture al mondo, lungo le quali i personaggi si arrampicano e si muovono scalandole acrobaticamente, quasi come se fosse un tentativo di evadere da una prigione o meglio da un mondo conservatore, ormai divenuto troppo stretto e soffocante. Anche la famosa Danza dei Cavalieri del primo atto, da marcia elegante e posata, diventa un sensuale incontro d’amore e di guerra tra affascinanti donne in tubini di velluto e uomini in abito da sera.

Con la sua danza nervosa e scattante Monteverde è sempre essenziale e diretto con il pubblico, risultando di semplice lettura. Il suo linguaggio stilistico, squisitamente contemporaneo, non tralascia la tecnica accademica, anzi, la mette a servizio di dinamiche forti e fisiche. La cura minuziosa dei particolari, l’attenzione alla gestualità delle mani rendono ancora più interessanti i magnifici corpi dei danzatori del Balletto di Roma dalle linee pulite e dalla tecnica impeccabile.È il balletto della ribellione, una cruda rappresentazione del conflitto generazionale e dell’universalità di sentimenti senza luogo e senza tempo come l’amore e l’odio. Il tutto attraverso la vitalità e l’energia del geniale coreografo italiano.

Roberta Leo 14/05/2017

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