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"Scavare fossati - nutrire coccodrilli": è giunta al termine la mostra di Zerocalcare al MAXXI

photo Musacchio, Ianniello & Pasqualini, courtesy Fondazione MAXXI

Scavare fossati - Nutrire coccodrilli” è giunta al termine: rimangono ancora poche ore per visitare la mostra al MAXXI di Roma, dedicata ai lavori di Michele Rech, in arte Zerocalcare. Facciamo un po’ di chiarezza per chi ancora non lo conoscesse: il “timido e disadattato” romano, cresciuto nel quartiere di Rebibbia, nel 1998 entra nella scena punk, aderendo allo straight edge (che gli permette di coniugare “la radicalità del punk e un contegno inattaccabile”). Partecipa a festival, crea un suo blog, disegna illustrazioni per manifestazioni e intanto impartisce ripetizioni di francese e scrive articoli di caccia e pesca. Makkox si accorge di lui e produce “La profezia dell’Armadillo”, che verrà poi ripubblicato dalla Bao Publishing. Nel frattempo Zerocalcare collabora con blog e riviste, come Best Movie, Wired, l’Internazionale e Repubblica. La mostra si articola in quattro tappe e, lungo il percorso ideato dai curatori, non è difficile sentire le risate di chi si sofferma davanti ad una tavola, magari una delle tante originali esposte. La prima tappa, “Pop”, in cui trovano spazio “Pedagogia e Iggiovanidoggi” e “La paura più grande”, è la biografia di quella generazione cresciuta con i Game Boy in mano, “nata agiata e diventata precaria”, che ha avuto come punto di riferimento etico e morale i Cavalieri dello Zodiaco, Ken il Guerriero, l’Uomo Tigre. Il cuore fisico e ideale della mostra è “Tribù”: la sezione, che racconta la cultura punk, vuole essere un “omaggio alla complessità del movimento”, raccontato con locandine, copertine di cd e di vinili, poster. Lo spazio pubblico, la vita civica, il manifesto sostegno alle iniziative più care prendono lo spazio di “Lotte e resistenze”, dove molte sono le storie di cronaca: la morte di Renato Biagetti, di Dax (Davide Cesare), entrambi vittime della violenza neo-fascista, quella di Federico Aldrovandi, di Stefano Cucchi e quella del sindacalista Soumaila Sacko. Ossessionato dai fatti avvenuti a Genova durante il G8 del 2001, “Non reportage” è il nucleo dedicato a questa esperienza “spartiacque” della sua vita, ma trovano voce anche i resoconti dei viaggi a Gaza, Iraq, Kurdistan (da cui è nato “Kobane Calling”) e le denunce alla politica del daspo pubblico. In questi mesi si sono susseguiti molti eventi associati alla mostra: firmacopie e “disegnetti”, un incontro con Ascanio Celestini (moderato da Marco Damilano), un pomeriggio con Valerio Mastandrea per sostenere i progetti sanitari in Rojava (per un totale di 468 iniziative in quattro mesi). Quel “mostro impresentabile”, come Zerocalcare ha definito buona parte del materiale in mostra, in una luminosa stanza del MAXXI, racconta la vita di questo fumettista che, disincantato, si dice pronto a tornare a fare ripetizioni di francese, se le cose dovessero andare male. A vedere la mostra sembra quasi che curatori e ideatori siano entrati nella sua casa di Rebibbia, abbiano preso tutto quel materiale, sparso e disordinato, e lo abbiano spolverato e messo in ordine, perché tutti potessero goderne, in uno spazio unico. A scrivere sui muri, per continuare a dire la sua, è Zerocalcare, che sottolinea, precisa, giustifica ogni frase che possa apparire ambigua: “Oh, questo era uno stato d’animo, no un programma politico”.

Laura Caccavale 31/03/2019

 

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