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Tra eros e arte: le tavole di Milo Manara in mostra al MACRO fino al 9 luglio

Una gigantografia in bianco e nero di Milo Manara accoglie i visitatori: volto sorridente e un uccellino (disegnato, ça va sans dire) che svolazza intorno. Sembra una riattualizzazione della celebre foto che ritrae Eugenio Montale faccia a faccia con la sua upupa, quell’aligero folletto che qui ritorna come emblema della creatività di uno dei fumettisti più prolifici del panorama nazionale. Una figura a cui l’ARF e il MACRO Testaccio hanno voluto dedicare la mostra “Milo Manara – Tutto ricominciò con un’estate romana”, visitabile fino al 9 luglio negli spazi espositivi della Pelanda. Una mostra inaugurata alla presenza dello stesso Manara e imperniata, come suggerisce il titolo, sulla città di Roma, vista dagli occhi dell’autore e restituita attraverso i suoi tratti e le sue tinte. Dai suoi lavori più recenti, come “I Borgia” e “Caravaggio”, in cui l’autore ha studiato e realizzato da sé i colori, per restituire un’atmosfera antitetica rispetto alle luci delle opere caravaggesche, per tornare indietro fino agli anni Sessanta, alla Roma viziata e viziosa della dolce vita.Manara12
La perizia nella ricerca di ambientazioni e costumi è disarmante: proprio come se si trattasse di una mise en scène, il disegnatore-regista riempie le sue vignette di dettagli storicamente verificati, opulenza e miseria, elementi architettonici perfettamente collocati nelle epoche in cui si svolgono le azioni, abiti sontuosi disegnati addosso a nobildonne o cenci su mendicanti. A differenza di molti autori della sua generazione, però, Milo Manara non ha mai creato un alter ego, lasciando che la sua produzione si destreggiasse in un fitto dedalo di personaggi: da Giuseppe Bergman a Gulliveriana, al centro, quest’ultima, della riscrittura femminile del capolavoro di Jonathan Swift. E, in effetti, se c’è un protagonista indiscusso delle opere di Manara, si potrebbe dire che quello è proprio il corpo. Fisici floridi e abiti succinti caratterizzano le sue donne, la cui sensualità esplode nella serie di acquerelli del 2016 dal titolo “Manara per lui”, in cui protagoniste sono giovanissime attrici, Manara234modelle e it-girl di questi anni ritratte in pose molto ammiccanti, o nell’iconografia zodiacale “riveduta e corretta” in cui protagoniste sono seducenti figure antropomorfe nelle sfumature del blu. Un viaggio tra le chine e gli acquerelli di un autore soprannominato il “maestro dell’erotismo”: un appellativo che il disegnatore ammette di meritare ma che, al tempo stesso, sembra trasmettere solo la devozione per l’estetica femminile, lasciando fuori la ricerca stilistica, cromatica e tematica di un autore capace di abbracciare Apuleio e Almodóvar, Robert Altman e Lucio Dalla.
La produzione di Milo Manara, infatti, trova la sua linfa nella letteratura e nel cinema, con infiniti rimandi e suggestioni che culminano nello stretto rapporto di amicizia con Federico Fellini e nella corposa aneddotica che il disegnatore non manca di ricordare. Dal primo incontro avvenuto nel 1985 agli episodi di matrice esoterica, il connubio artistico tra i due fu sublimato da una reciproca stima che, nella produzione di Manara, si concretizzò, tra le altre cose, nelle tavole de “Il Viaggio di G. Mastorna, detto Fernet”, basate sullo storyboard dell’omonima opera di Fellini che non vide mai il buio delle sale cinematografiche. Tra scenari onirici e situazioni paradossali, Milo Manara ha infuso il soffio vitale in numerosissimi personaggi, ogni volta cercando nuove fisionomie e, probabilmente, ponendosi la stessa amletica domanda di Mastorna: «Io dovrei essere l’eroe di questa storia. Mi chiedo. Com’è la faccia di un eroe?».

Letizia Dabramo 28/05/2017

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