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Tra classicismo e cubismo: il periodo romano di Picasso in mostra alle Scuderie del Quirinale

“Si tu veux” cantano nel loro ultimo EP, “Johannesburg”, i Mumford and Sons insieme agli artisti sudafricani Baaba Maal e The Very Best (progetto composto dal duo londinese dei Radioclit e dal cantante del Malawi Esau Mwamwaya). Un brano in cui i suoni indie/folk della band inglese si mescolano con il ritmo africano, mettendo in risalto un testo semplice, essenziale, costruito intorno a quella possibilità sospesa, espressa nel titolo.
“Si tu veux” scrive in una delle sue opere, cento anni fa, Pablo Picasso per chiedere alla ballerina russa Olga Chochlova di sposarlo. Tre parole cariche di amore, rispetto, dolcezza, poesia che, scritte su un foglio bianco nel dipinto “L’arlecchino con il violino”, dal 22 settembre accolgono all’interno delle Scuderie del Quirinale i visitatori della mostra “Picasso. Tra cubismo e classicismo: 1915-1925”, lasciando intuire che quello a cui si sta per assistere è un vero atto d’amore. L’amore del padre del Cubismo per l’Italia, in particolare per Roma, Napoli e Pompei, l’amore per Olga la sua prima moglie e per loro figlio Paulo, l’amore per l’arte del passato, necessaria per attuare qualsiasi forma di sperimentazione, ma soprattutto l’amore per la libertà.picasso03
Il percorso, visitabile fino al 21 gennaio e realizzato da Olivier Berggruen con la collaborazione di Anunciata von Liechtenstein in occasione del centenario dalla visita dell’artista spagnolo nella nostra penisola, con i suoi oltre cento dipinti, disegni, lettere e foto racconta, infatti, proprio il desiderio di Picasso di fuggire da qualsiasi canone per mantenere sempre una propria personale e particolare visione del mondo e dell’arte. Attraversando il lungo corridoio del primo piano delle Scuderie è impossibile non chiedersi, passando da un quadro all’altro, se tutti siano opera della stessa persona. Sì, perché il viaggio in Italia, fatto a soli 36 anni dopo già aver fondato la corrente cubista, permise all’artista di dare sfogo all’agilità metamorfica del suo stile. Ecco allora che la mostra ci accompagna in questo caleidoscopico itinerario, portando il nostro sguardo dal cubismo sintetico de “L’uomo seduto al tavolo” alla sinuosità e morbidezza delle “Due donne che corrono sulla spiaggia” fino ad arrivare al surrealismo di “La dance”.
Non c’è nulla di accademico nell’approccio dell’artista al lavoro di chi lo ha preceduto. Che si tratti delle sculture classiciste greche o dei ritratti di Renoir, dei puntini di Seurat o dell’armonia cromatica di Delaunay, Picasso, come un cannibale estetico, fagocita ciò che ha visto e conosciuto per poi rielaborarlo in chiave moderna. Ecco allora che in “Tre donne alla fontana” il gentil sesso, nonostante indossi dei drappi bianchi, domina la scena con dei corpi più robusti, privi di quelle proporzioni rigorose dei greci. Anche nel ritrarre il figlio in “Paulo vestito da Arlecchino”, l’artista fonde il tradizionale sfondo monocromatico a una delle più famose maschere della Commedia dell’Arte (a cui fanno compagnia in altri dipinti anche Pulcinella e Colombina), dimostrando così l’estrema influenza della visita in Italia. Persino il suo cubismo, una volta tornato in Spagna, dopo questo viaggio assunse dei tratti delicati, diventando più umano.

picasso02Un aspetto questo fondamentale per realizzare al meglio i costumi e le scene per i Ballets Russes di Diaghilev. Jean Cocteau aveva convinto, infatti, Picasso a cercare l’ispirazione per “Parade” (il cui sipario, una tela di 17 metri per 11, dipinta dall’artista viene esposto in concomitanza con la mostra per la prima volta nella Capitale dentro Palazzo Barberini) proprio in Italia e su questa fase della sua intensa e variegata attività artistica si concentra il secondo piano delle Scuderie. Tra bozzetti di abiti, foto di scena, e lettere tra Picasso, Cocteau e Guillaume Appolinaire si entra nel vivo del lavoro dell’artista. Per un istante si accantona il cubismo con la sua sovrapposizione di forme geometriche e ci si immerge in un mondo fatto di pergamene e tratti di matita, a volte decisi, altre leggeri, per spiare dalla serratura il processo creativo di uno dei più interessanti personaggi del Novecento.

Ma lo stupore per lo sfaccettato mondo di Picasso non termina qui. A chiudere questo articolato viaggio di passaggi tra una corrente e l’altra e di contaminazione tra cubismo e classicismo c’è infatti l’opera “Etudes”. Qui sono raccolte 10 piccole immagini, 6 nature morte e 4 raffigurazioni umane, prima una coppia, poi una testa, poi due mani destre. Un unico quadro con più stili, un dizionario di possibili idiomi e soggetti raffigurabili, che mostra dopo le centinaia di creazioni, firmate da Picasso, quanto la genialità dell’artista spagnolo non si sia mai arrestata, ma sia sempre stata un fiume in piena, pronto ogni volta a rimettersi in gioco, a sperimentare, a provare nuove vie, guidato sempre da un pensiero, aderente alla sua natura anarchica: la ricerca della libertà.

Eleonora D’Ippolito 27/09/2017

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