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“Superfici”: il viaggio ‘visivo’ di Stefano Zoia in mostra al Museo Civico di Zoologia

All’ombra dello scheletro di un enorme cetaceo, 46 scatti sono esposti in successione più o meno casuale. Questo lo spazio scelto da Stefano Zoia, entomologo con la passione per la fotografia, per ospitare la sua nuova mostra. “Superfici”, dal 7 luglio al 24 settembre presso la Sala della Balena del Museo Civico di Zoologia, rivela fin da subito la propria particolarità nel panorama espositivo dei musei romani, grazie ad una spiccata vocazione “interattiva” nei confronti del suo pubblico. Chi si accosta a questa piccola mostra, infatti, non deve illudersi di fare la parte del mero spettatore: nelle intenzioni del fotografo-entomologo, si tratta piuttosto di un viaggio, dietro cui si cela l’invito allo spettatore a diventare parte attiva, completando con la propria fantasia e immaginazione le suggestioni offerte dalle immagini.
Se l’entomologo utilizza la macchina fotografica per identificare e distinguere tra loro le diverse specie dei coleotteri, corredando ogni scatto di notazione scientifiche che ne elencano le caratteristiche morfologiche, il fotografo, invece, si forma allaSuperfici3 superficie di questi animali, riproducendo soltanto una parte di ciò che la luce disegna su questi esoscheletri multicolori. L’uso di particolari obiettivi infatti permette di ottenere immagini molto più definite, ma limitate soltanto ad una piccola porzione del coleottero. Così svincolate dal soggetto reale di partenza, ponendosi quindi al di fuori dell’interesse scientifico e documentario, le immagini si aprono invece a ben altre riflessioni, favorite dai titoli di fantasia scelti dall’autore. Ed è proprio scorrendo i titoli e le didascalie delle immagini che ci accorgiamo di come lo sguardo dell’entomologo, nell’approccio di Zoia, sia in realtà nutrito e integrato da tutta una serie di suggestioni letterarie e cinematografiche. Se infatti la fotografia non sarà mai in grado di cogliere l’essere in sé, perché allora, si chiede lo scienziato-fotografo, «non immaginare mondi alieni e distese di limpidi mari?». Ecco allora che la superficie verde-azzurra della Colasposoma, una specie originaria del sud Africa caratterizzata da una pelle zigrinata e disseminata di piccole asperità che gli entomologi chiamano “microsculture”, viene ribattezzata, letterariamente, “Lento fluire del fiume”. In alcuni casi, come nello scatto “Notte di luna piena”, quello che si apre di fronte agli occhi del visitatore è un paesaggio lunare, increspato e grigio come l’esoscheletro degli insetti che, una volta morti, perdono del tutto la vasta gamma di colori che normalmente li contraddistingue. Altre volte ad essere fermato Superfici2dall’obiettivo è un paesaggio ultraterreno, dantesco: in “Ottava bolgia (o dei consiglieri fraudolenti)” il preciso disegno tracciato da una fitta peluria biancastra assume le sembianze, alla luce della lente macroscopica, del fuoco infernale. E come non definire letterario per eccellenza un procedimento come l’antropomorfismo, alla base dello scatto intitolato “Sorpresa e aggressività”. Qui forse meglio che altrove è racchiusa la volontà del fotografo di usare gli strumenti a sua disposizione per far parlare le cellule come se fossero uomini, dando espressioni e sentimenti umane ad animali privi di muscoli facciali, così distanti dal nostro patrimonio genetico. E per caricare ancora di più di senso la sua rappresentazione dell’“insetto cattivo”, il fotografo affianca all’immagine alcune pagine tratte stavolta dal mondo dei fumetti, riproponendo alcune pagine tratte da “Dan Dare pilota del futuro”.
Dalla forma discoidale della specie delle Cassidiane catturata da Zoia nello scatto “Guerre stellari”, a quella simile ad un’astronave in “2001, omaggio a Stanley Kubrick”, a dominare la mostra sono il divertimento, le acrobazie della mente, le sollecitazioni dell’autore nei confronti del suo pubblico. Letteratura e scienza diventano così due poli opposti ma complementari tra cui l’esposizione si trova in continuazione ad oscillare, superando i limiti dell’uno e dell’altro approccio, per raggiungere il suo scopo ultimo: solleticare la creatività del visitatore, in modo da strapparlo alla pura e semplice osservazione e aprire la strada a mondi che esistono soltanto nella mente di chi guarda.

Desirée Corradetti
8/07/2017

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