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A Palazzo Braschi la mostra “Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’Ottocento a oggi”

Dal 27 marzo al 22 settembre 2019 il Museo di Roma a Palazzo Braschi celebra i 180 anni della nascita ufficiale della fotografia con la mostra “Roma nella camera oscura. Fotografie della città dall’Ottocento a oggi”. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Flavia Pesci e Simonetta Tozzi, ripercorre le tappe più importanti della storia fotografica della capitale con oltre 300 immagini. Il percorso espositivo, suddiviso in nove sezioni, offre non soltanto un excursus storico sull’evoluzione tecnica della fotografia ma mette a fuoco la straordinaria pluralità delle sue funzioni.

La prima sezione, intitolata “Sperimentare con la luce: nascita e progressi della fotografia”, documenta gli esordi del mezzo fotografico con una serie d’immagini ottenute con vari procedimenti quali il dagherrotipo, la carta salata e l’albumina. Gli autori delle foto - Giacomo Caneva, Frédéric Flachéron, Eugène Constant, Alfred-Nicolas Normand e James Anderson - appartengono alla scuola dei Pittori-Fotografi, primo circolo fotografico d’Italia.
Archeologi al Foro Romano“Documentare l'Antico: percorsi tra le rovine” racconta come la fotografia sia stata impiegata nell’indagine archeologica per documentare monumenti, vestigia classiche e siti archeologici, facilitandone così lo studio e la catalogazione. La produzione di queste immagini si è poi intrecciata con il mercato internazionale del turismo, creando così una vasta cultura visiva. Molti viaggiatori, prediligendo la fedeltà di riproduzione del mezzo fotografico, riportano in patria come souvenir le foto dei monumenti più famosi, quali il Colosseo e l’Arco di Tito. A seguire, il “Centro della cristianità” presenta splendide immagini sulla Basilica di San Pietro, fotografata nella sua solennità architettonica e nel suo valore simbolico. Un esempio è la foto di Adolfo Porry Pastorel che, in una piovosa giornata del 1929, riprende l’immensa folla radunatasi in Piazza San Pietro in occasione della firma dei Patti Lateranensi. Lo scatto è contraddistinto da una tale modernità che può essere considerato un antecedente del fotoreportage in Italia.
Tempio di MinervaLe successive sezioni – “Vie d’acqua: la presenza del fiume e le fontane monumentali” e “Un eterno giardino: Roma tra città e campagna” – rivelano con preziose testimonianze fotografiche il lato pittoresco della Roma di fine Ottocento: da un lato il fluire della vita romana sulle rive del Tevere con i commerci fluviali e i quotidiani lavori delle lavandaie e dei barcaioli; dall’altro lato il patrimonio naturalistico della città con la diffusa presenza di giardini, parchi, “ville” e orti. La Roma di quegli anni è sospesa a metà fra città e campagna, come attesta la fotografia di Gioacchino Altobelli e Pompeo Molins che mostra quattro contadini impegnati nelle coltivazioni intorno al tempio di Minerva Medica. Da questa atmosfera bucolica si passa a “La nuova capitale: dai piani regolatori di fine Ottocento alla città moderna”, una sezione incentrata sulle trasformazioni urbanistiche che hanno modificato il volto della città per adeguarla al ruolo di capitale d’Italia e in seguito di palcoscenico del regime fascista.
Quadro vivente“Occasioni di vita sociale” documenta quanto la fotografia si sia immediatamente imposta nella sfera pubblica per il suo valore testimoniale. Le foto qui esposte abbracciano momenti di vita quotidiana, eventi celebrativi e performance di artisti come Joseph Beuys e Keith Haring. Dopo le suggestive lastre ottocentesche in vetro retro-illuminate raccolte nello spazio “Attraverso lo specchio: negativi su lastra di vetro”, la mostra si conclude con una rappresentazione della dimensione privata della fotografia attraverso una galleria di ritratti. Protagonisti sono: personaggi famosi, persone aristocratiche, modelli in posa e artisti nei propri studi ottocenteschi. In quest’ultima parte sono presenti anche i tableaux vivants, un genere di grande fortuna tra fine Ottocento e primo Novecento che evidenzia lo stretto rapporto affermatosi inizialmente tra fotografia e pittura.

La fotografia è la rappresentazione di un istante che, sottratto all’oblio, sopravvive al pánta rheî della vita. In una frazione di secondo, la macchina fotografica può immortalare la singolarità di uno sguardo, la fugacità di un’emozione o la specificità di un evento. Quell’attimo, unico e sfuggevole, viene cristallizzato in un’immagine capace di "aprire una porta" sul tempo passato. Come disse il grande fotografo francese Henri Cartier-Bresson “fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale … Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere”.

Silvia Mozzachiodi 28/03/19

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