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Monet al Complesso del Vittoriano: da Parigi a Roma

Dal 19 ottobre, al Vittoriano di Roma, la mostra che consente di entrare simbolicamente nella casa e nel “giardino segreto” di Claude Monet, il padre dell’impressionismo. I visitatori infatti potranno ammirare ben 57 opere (precedentemente custodite nell’amata dimora di Giverny) provenienti dal Musèè Marmottan Monet di Parigi, che vanta la più ricca collezione del pittore francese, grazie alle preziose donazioni di diversi appassionati d’arte, tra cui il figlio Michel Monetmonet02
Patrick De Carolis, direttore del Marmottan, si dice particolarmente soddisfatto della cura degli ambienti dedicati all’esposizione e sottolinea l’eccezionalità dei quadri presenti, che svelano l’intimità del paesaggista e ritrattista.
Marianne Mathieu, vicedirettrice del Marmottan, storica dell’arte e curatrice della mostra, pone l’attenzione sulla straordinaria abilità dell’artista di rinnovarsi continuamente: “Monet rimarrà eternamente giovane”.
Si parte dunque dai primi lavori, le caricature della fine degli anni 50 dell’Ottocento che lo resero celebre nella sua città natale Le Havre, per giungere ai paesaggi urbani e rurali di numerose località europee: Parigi, Londra, la Normandia e perfino la nostra Liguria (“Il castello di Dolceacqua” - 1884). Le pitture più mature, a cavallo tra Ottocento e Novecento, sono invece caratterizzate da una profonda libertà espressiva e rivelano una nuova ricerca, nei termini di luce e spazio.
A concludere il percorso “Water Lilies” (1914-26), tela danneggiata irrimediabilmente durante l’incendio del 1958 al Museum of Modern Art di New York (MOMA) e recuperata dallo staff di “Factum Arte”, in collaborazione con Sky Arte, attraverso una complessa tecnica di ri-materializzazione. Roberto Pisoni, amministratore delegato di Sky Arte, dichiara: “Il nostro scopo è quello di suscitare una discussione sull’uso della tecnologia al fine di preservare, restaurare e ricostruire i capolavori perduti durante incendi, furti e simili”.
Il fulcro dell’esposizione indubbiamente è la predilezione di Monet per la natura, si va dalla modernità dei salici piangenti al romanticismo del viale delle rose e del ponte giapponese, alle iconiche ninfee. Pennellate morbide, colori evanescenti e sfumati, che restituiscono la pluralità cromatica di fiori e piante in ogni fase. Tra i capolavori segnaliamo: “Ritratto di Michel Monet neonato” (1878-1879), “Il treno nella neve. La locomotiva” (1875), “Ninfee” (1916-1919), “Le Rose” (1925-1926) e “Londra. Il Parlamento. Riflessi sul Tamigi” (1905).

Sara Risini 19/10/17

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