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Mario Giacomelli a Palazzo Braschi: la memoria e la potenza del contrasto

“L’immagine è spirito, materia, tempo, spazio, occasione per lo sguardo. Tracce che sono prove di noi stessi e il segno di una cultura che vive incessantemente i ritmi che reggono la memoria, la storia, le norme del sapere.” Nelle poche, semplici parole di Mario Giacomelli viene espressa l’essenza dell’atto fotografico come la traccia del nostro passaggio. Testimonianza impressa della nostra esistenza.

È in esposizione al Palazzo Braschi dal 23 marzo fino al 29 maggio “Mario Giacomelli. La figura nera aspetta il bianco”. La mostra si snoda attraverso cinque sale che espongono duecento fotografie originali e autografate dall’artista, la cui meditazione su ogni tema e poesia lo ha portato alla definizione di percorsi differenti sul piano concettuale e visivo. Dalle prime fotografie di Senigallia, la sua terra, alla serie dedicata all’ospizio, ai giovani pretini che giocano alla festa del seminario (forse tra quelle più note), fino a quelle dedicate alle poesie. Attraverso le varie tecniche di sviluppo, Giacomelli ha sviscerato una visione ultraterrena della sua terra e delle persone che l’abitano, dal 1953 fino alla fine degli anni Novanta. L’artista di Senigallia ha tracciato un lungo cammino che parte dalla descrizione analitica di un mondo che descrive per lunghe esposizioni. Da questo tipo di tecnica emergono vividi contrasti e un feroce bianco e nero che cerca di scrollarsi di dosso i mezzitoni. Giacomelli è un autore che iconizza l’Italia attraverso la fotografia e le poesie di grandi scrittori quali Leopardi, Pavese, Caproni. La sua fotografia si compone di parti ottenute grazie alla “mascheratura”, una tecnica manuale ottenuta in fase di sviluppo, che isola le figure e ne rende luminosi i contorni quasi a separarle dal loro contesto. Forse anche attraverso questa visione quasi onirica che è riuscito a ottenere il realismo magico del suo genere, un percorso caratteristico del postmoderno, di cui Giacomelli può definirsi uno dei portavoce della fotografia italiana. Il suo bianco e nero per di più ha una potenza in grado di separare i luoghi, la realtà, il bene e il male con una separazione netta e un grado di saturazione e contrasti che si avvicinano alla grafica da vignettista. Il libro pubblicato da Contrasto che accompagna la mostra, completa la panoramica sull’artista grazie agli interventi di Roberta Valtorta, Paolo Morello, Ferdinando Scianna, Christian Caujolle, Alistair Crawford, Goffredo Fofi e Alessandra Mauro, quest’ultima, curatrice della mostra.
L’esposizione è promossa da Roma Capitale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotta da Fondazione Forma per la Fotografia, in collaborazione con Archivio Giacomelli di Senigallia e organizzata con Zètema Progetto Cultura.

Emanuela Platania 09/04/2016

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