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“L’Autoritratto” di Leonardo da Vinci ai Musei Capitolini: una mostra unica e imperdibile

L'Autoritratto di Leonardo da Vinci
23 giugno/ 3 agosto 2015, Musei Capitolini

Nell’immaginario collettivo Leonardo da Vinci è un uomo anziano, canuto con barba e capelli lunghi. Ed è proprio questa l’immagine che lo straordinario maestro ha tratteggiato in un disegno, realizzato con la tecnica sanguigna, tre anni prima di morire. Per la prima volta a Roma, nei Musei Capitolini, dal 23 giugno al 3 agosto sarà possibile ammirare da vicino l’enigmatico “Autoritratto” di Leonardo da Vinci. Per i visitatori sarà un’occasione unica e irripetibile, poiché, a causa dell’estrema fragilità e delle condizioni del disegno, non ci saranno esposizioni nei prossimi anni.
Il Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali, Claudio Parisi Presicce, ha inaugurato la mostra sottolineando l’unicità dell’evento: è la prima volta che la “ sindone laica più conosciuta al mondo” esce dalla Reale Biblioteca di Torino, dove è custodita. La mostra è strutturata in tre sezioni, il percorso comincia dalla vita di Leonardo da Vinci focalizzando l’attenzione sulla tortuosa storia dell’opera, che dopo anni di oblio ricomparve prima nel XIX, in una copia riprodotta a stampa come antiporta al volume di Giuseppe Bossi sul Cenacolo, poi nella collezione Giovanni Volpato, successivamente fu venduta al re Carlo Alberto e oggi è conservata nella Biblioteca Reale di Torino.
Il protagonista assoluto della mostra è nella sezione centrale, dove i visitatori potranno fermarsi di fronte lo sguardo ipnotico e senza tempo di Leonardo. L’ultima sezione è dedicata alla campagna diagnostica eseguita nel 2012, con strumenti e tecniche non invasive e alla delicatissima operazione di trasporto da Torino a Roma, avvenuta in un treno Frecciarossa Trenitalia. La diagnostica è parte integrante della mostra, considerata come processo necessario per conoscere lo stato di un’opera. A questo proposito la direttrice dell’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario di Roma, Maria Cristina Misiti ha dichiarato che l’impresa è stata audace e coraggiosa, considerato che negli anni ’90 gli esperti avevano espresso l’amovibilità dell’opera. La sfida è stata portata a termine con successo grazie anche la collaborazione dell’associazione culturale MetaMorfosi. Attraverso la spettroscopia in riflettenza sono stati evidenziati dettagli molti importanti, non visibili a occhio nudo, come la firma di Leonardo da Vinci, e con la spettroscopia Raman si è misurato lo stato di degrado della cellulosa, per cercare di formulare ipotesi di conservazione. “Il lavoro di restauro, spiega la direttrice, non deve modificare la potenza espressiva dell’opera e modificare la relazione tra lo sguardo di Leonardo da Vinci che ci guardano, capace di attivare uno stato emotivo nello spettatore”.
I Musei Capitolini, con questa mostra, proseguono “la tradizione leonardesca” inaugurata nel 2010, quando ospitarono “Il Ritratto di Musico”, l’unico ritratto maschile di Leonardo; un anno dopo ci fu una mostra “Leonardo e Michelangelo. Capolavolari della grafica e studi romani”, incentrata sui lavori grafici dei due maestri.
L’Autoritratto, oltre a fornire indicazioni fisionomiche, permette di collocare Leonardo da Vinci nella storia dell’arte, segnando una decisiva svolta. Il self-portrait non è più la definizione e affermazione di uno status sociale ma esprime altro, ogni singolo tratto rivela l’acutezza del maestro di andare a fondo nei personaggi. Scriveva nel suo “Trattato della Pittura” che tutto «cio che è nell’universo per essenza, presenza o immaginazione, il pittore lo ha prima nella mente, e poi nelle mani, e quelle sono di tanta eccellenza, che in pari tempo generano una proporzionata armonia in un solo sguardo qual fanno cose».

Gerarda Pinto 22/06/2015

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