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“Imperdibile Marilyn” al Palazzo degli Esami: un tributo all’icona senza tempo.

La donna oltre il mito. Marilyn Monroe, nata Norma Jeane Mortenson, è certamente la diva cinematografica che più ha lasciato il segno nei suoi contemporanei e soprattutto nei posteri.

Imperdibile Marilyn”, al Palazzo degli Esami di Roma fino al 30 luglio, intende ricostruire l’intima identità dell’attrice, più che esibire una prevedibile rappresentazione della sua immagine pubblica. Merito di Ted Stampfer, noto collezionista tedesco di memorabilia di star internazionali: “Molto è stato scritto su Marilyn Monroe. Ma che cosa è vero? Credo che nessuno possa dirlo. Ciò che resta di certo sono gli oggetti che le sono appartenuti, conservati in casse e protetti nei decenni come in una capsula del tempo." marilyn01

Abiti, accessori personali, fotografie, lettere private, libri e documenti cinematografici raccontano trentacinque anni di vita, dalla difficile infanzia alla prematura morte, a causa di un’overdose di barbiturici. Chi era davvero Marilyn? Che cosa la portò ad essere la causa della sua stessa fine? Gli uomini di cui si innamorò furono progressivamente la sua rovina? 

La mostra è un percorso composto da più sezioni che corrispondono alle diverse età della star, dall’adolescenza e le prime influenze, agli esordi nel cinema, al raggiungimento della fama, al periodo newyorkese, fino alla morte. Diversi gli oggetti esposti che documentano i suoi tre matrimoni, tutti finiti tristemente con un divorzio: il primo a soli 16 anni con James Dougherty, il secondo con il giocatore di baseball Joe DiMaggio e il terzo con il regista Arthur Miller. Su una parete la sua affermazione: “Una carriera è una cosa meravigliosa, ma non ti può scaldare in una notte fredda” spiega quanto Marilyn avesse bisogno d’amore, pur essendo una delle donne più desiderate al mondo.  

Come già anticipato, accanto agli scatti di Milton Greene, Alfred Eisenstaedt e Bernt Stern, non mancano autentici riferimenti al suo percorso cinematografico: l’abito bianco creato dallo stilista William Travilla (The Dress), che la Monroe indossò nella celebre scena di “Quando una moglie va in vacanza”, il premio David di Donatello che le fu consegnato nel 1959 da Anna Magnani e i copioni dei film che la videro protagonista, da “The shocking Miss Pilgrim” a “Something’s got to give”.

Un’esposizione consigliata a chi intende avvicinarsi all’interiorità di una donna che non era la classica femme fatale, bensì una pioniera del movimento d’emancipazione femminile degli anni Sessanta (lottò con tutti i mezzi per essere indipendente dai voleri altrui e fondò una sua casa di produzione, la “Marilyn Monroe Productions”), nonché una delle personalità più influenti del XX secolo. 

Sara Risini 04/06/17

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